Giurisprudenza e prassi

Un archivio ordinato dei documenti che orientano l’applicazione delle norme tributarie. La raccolta riunisce circolari, risoluzioni, risposte a interpello e sentenze, con ricerca per parola, numero, argomento e anno.

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Sentenze

11.961 documenti

N. 1965

Cassazione, sentenza n. 1965 del 26/01/2018

GIURISDIZIONE CIVILE - GIURISDIZIONE ORDINARIA E AMMINISTRATIVA - GIURISDIZIONE IN MATERIA TRIBUTARIA Autotutela in materia tributaria - Impugnazione del rifiuto - Deduzione di erronea imposizione - Sindacato del giudice tributario - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento.

La contribuente aveva impugnato il diniego di autotutela relativo ad avvisi TARSU ormai definitivi, deducendo l’erronea determinazione delle superfici tassabili e un interesse generale alla correttezza dell’imposizione. La Corte ha chiarito che l’istanza di autotutela, anche se presentata prima della scadenza del termine, non sospende l’impugnazione dell’accertamento e che il diniego è sindacabile soltanto per ragioni di rilevante interesse generale, non coincidenti con il solo interesse privato a pagare meno. Ha quindi confermato l’inammissibilità dell’impugnazione e rigettato il ricorso, con condanna alle spese.

N. 1698

Cassazione, sentenza n. 1698 del 24/01/2018

TRIBUTI ERARIALI INDIRETTI - IMPOSTA DI REGISTRO - RISCOSSIONE DELL'IMPOSTA - SOGGETTI OBBLIGATI Parti contraenti - Solidarietà passiva - Conseguenze - Litisconsorzio necessario - Esclusione - Fattispecie.

L’acquirente di un terreno contestava l’accertamento del maggior valore ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, deducendo anche la mancata partecipazione del venditore al giudizio. La Cassazione ha chiarito che la solidarietà delle parti contraenti nel pagamento dell’imposta di registro determina un litisconsorzio soltanto facoltativo, sicché il processo era validamente instaurato contro il solo Ufficio. Ha inoltre ritenuto non provati i valori alternativi invocati e inammissibili le doglianze processuali prive dell’indicazione di un concreto pregiudizio difensivo. Il ricorso è stato integralmente rigettato.

  • Imposta di registro
  • Imposte indirette
  • Immobili
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 1695

Cassazione, sentenza n. 1695 del 24/01/2018

PROCEDIMENTO CIVILE - CESSAZIONE DELLA MATERIA DEL CONTENDERE - Pronuncia di cessazione della materia del contendere - Idoneità ad assumere autorità di giudicato sostanziale - Esclusione.

La contribuente chiedeva l’agevolazione ICI per immobili sottoposti a vincolo storico-artistico indiretto, già negata dalla CTR, e invocava inoltre il giudicato derivante dalla cessazione della materia del contendere relativa a un’altra annualità. La Cassazione ha escluso il giudicato sostanziale, poiché tale pronuncia ha natura meramente processuale, e ha confermato che l’agevolazione riguarda soltanto il vincolo diretto, la cui esistenza deve essere provata dal contribuente. Ritenuti insussistenti anche il rapporto pertinenziale e i prospettati dubbi costituzionali, la Corte ha rigettato il ricorso.

  • Tributi locali
  • Immobili
  • Agevolazioni Fiscali
  • Processo tributario
N. 1694

Cassazione, sentenza n. 1694 del 24/01/2018

TRIBUTI LOCALI (COMUNALI, PROVINCIALI, REGIONALI) - Imposta comunale sugli immobili (ICI) - Avvisi di liquidazione e accertamento - Obbligo di motivazione - Ambito - Esplicazione delle ragioni del mancato riconoscimento di possibili esenzioni - Necessità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.

Una società concessionaria di area demaniale contestava gli accertamenti ICI, lamentandone l’insufficiente motivazione e negando di essere soggetto passivo prima della modifica normativa del 2000. La Cassazione ha ritenuto sufficiente l’indicazione dell’immobile, del debitore e dell’imposta, non dovendo l’avviso spiegare il mancato riconoscimento di ogni possibile esenzione, che spetta al contribuente dedurre e provare. Ha inoltre qualificato la posizione del concessionario autorizzato a edificare come proprietà superficiaria temporanea, soggetta a ICI anche anteriormente al 2001, e ha rigettato il ricorso.

  • Tributi locali
  • Accertamento fiscale
  • Immobili
  • Processo tributario
N. 1728

Cassazione, ordinanza n. 1728 del 24/01/2018

Imposta di registro - Cessione terreno - Avviso di rettifica - Requisiti - Prova del maggior valore.

La controversia riguardava la rettifica del valore dichiarato nella vendita di un terreno ai fini dell’imposta di registro, fondata dall’Agenzia su una comparazione con trasferimenti di terreni ritenuti similari. Secondo la massima, il giudice tributario può confermare, annullare o rideterminare la stima, ma non può supplire alla carenza di prova del credito fiscale. Quando il giudice ridetermina il valore ritenendo assolto l’onere probatorio dell’Amministrazione, il contribuente deve censurare l’esattezza e la congruità della motivazione giudiziale, non il ragionamento originario dell’avviso. Il testo disponibile non indica lo specifico dispositivo dell’ordinanza.

  • Imposta di registro
  • Imposte indirette
  • Immobili
  • Accertamento fiscale
  • Processo tributario
N. 1710

Cassazione, sentenza n. 1710 del 24/01/2018

Sentenza n. 1710 del 24/01/2018

Un sindaco societario contestava l’imposta di registro liquidata sull’intero risarcimento stabilito da una sentenza, sostenendo che il tributo dovesse essere calcolato soltanto sul capo contenente la propria condanna. La Corte ha precisato che, nel litisconsorzio facoltativo, la solidarietà tributaria non deriva dalla mera partecipazione processuale, ma dal rapporto sostanziale racchiuso nella sentenza quale indice di capacità contributiva; i rapporti e i titoli autonomi restano quindi distinti. Ha accolto il ricorso, cassato la decisione e rinviato alla CTR affinché verifichi i capi di condanna effettivamente riferibili al contribuente.

  • Imposta di registro
  • Imposte indirette
  • Società
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 1709

Cassazione, sentenza n. 1709 del 24/01/2018

Sentenza n. 1709 del 24/01/2018

I contribuenti impugnavano una cartella per l’imposta di registro su una sentenza, deducendo che il tributo era già stato versato da un altro coobbligato; i giudici di merito avevano quindi annullato la pretesa. L’Agenzia sosteneva che una successiva pronuncia di legittimità, favorevole al coobbligato quanto all’applicazione della tariffa fissa, avesse eliminato il presupposto di quella decisione. La Corte ha escluso tale effetto, poiché la precedente pronuncia non aveva negato il pagamento e l’efficacia del giudicato verso gli altri condebitori richiedeva una tempestiva eccezione, non rilevabile d’ufficio. Il ricorso è stato rigettato, con condanna alle spese.

  • Imposta di registro
  • Imposte indirette
  • Riscossione
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 1708

Cassazione, sentenza n. 1708 del 24/01/2018

Sentenza n. 1708 del 24/01/2018

La controversia riguardava una cartella emessa mediante controllo automatizzato per IVA e IRAP: la CTR aveva riconosciuto la detrazione IVA maturata e documentata, sebbene non esposta nella dichiarazione annuale, ma non aveva esaminato il motivo d’appello relativo a un acconto IRAP dichiarato e non versato. La Corte ha confermato che il credito IVA può essere riconosciuto quando siano dimostrati i requisiti sostanziali e la sua entità non sia controversa. Ha però accolto la censura di omessa pronuncia sull’IRAP, cassando parzialmente la sentenza e rinviando alla CTR per l’esame del motivo pretermesso.

  • IVA
  • IRAP
  • Dichiarazioni
  • Accertamento e riscossione
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 1707

Cassazione, sentenza n. 1707 del 24/01/2018

Sentenza n. 1707 del 24/01/2018

La controversia riguardava il riallineamento dei valori fiscali nel consolidato nazionale dopo alcune fusioni: l’Agenzia sosteneva l’aggregazione dei fondi disallineati, mentre la società ne difendeva la considerazione separata. La Cassazione non ha risolto la questione sostanziale, poiché la motivazione della decisione d’appello era meramente apparente e non rendeva comprensibile l’iter logico seguito; ha inoltre rilevato l’omessa pronuncia sulla contestata legittimità delle sanzioni. Accolti il primo e il quarto motivo, ha cassato la sentenza e rinviato alla Commissione tributaria regionale in diversa composizione.

  • IRES
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • Operazioni straordinarie
N. 1706

Cassazione, sentenza n. 1706 del 24/01/2018

TRIBUTI (IN GENERALE) - REPRESSIONE DELLE VIOLAZIONI DELLE LEGGI FINANZIARIE - SANZIONI CIVILI E AMMINISTRATIVE - IN GENERE

La lite investiva riprese IRES, IRAP e IVA relative, tra l’altro, all’inerenza e alla competenza di diversi costi, nonché la durata della verifica fiscale. La Cassazione ha ritenuto inammissibili o infondate le censure dell’Agenzia e della società, precisando che il superamento del termine di permanenza dei verificatori non invalida gli atti e che l’incentivo all’esodo diviene certo con l’accordo individuale del lavoratore. Ha tuttavia applicato retroattivamente la disciplina sanzionatoria sopravvenuta più favorevole: rigettati i ricorsi, ha cassato la decisione limitatamente alle sanzioni, rinviando per la loro rideterminazione.

N. 1705

Cassazione, sentenza n. 1705 del 24/01/2018

Sentenza n. 1705 del 24/01/2018

L’accertamento del reddito di partecipazione del socio dipendeva dal distinto giudizio sul maggior reddito della società di persone, la cui decisione favorevole non era ancora passata in giudicato. La Cassazione ha ritenuto erroneo attribuire efficacia vincolante a quella pronuncia: la causa dipendente doveva essere riunita a quella societaria oppure sospesa fino alla sua definizione, fermo restando l’adeguamento all’eventuale giudicato. Ha quindi accolto il ricorso dell’Agenzia, cassato la sentenza regionale e disposto il rinvio in diversa composizione.

  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • Società di persone
  • IRPEF
N. 1704

Cassazione, sentenza n. 1704 del 24/01/2018

Sentenza n. 1704 del 24/01/2018

Una banca chiedeva il rimborso dell’ILOR 1986, invocando un credito d’imposta su dividendi relativi a quote non rappresentate da titoli e denunciando errori nell’accantonamento al fondo rischi e nel calcolo degli interessi passivi deducibili. La Corte ha escluso il credito, poiché la disciplina allora vigente lo riservava ai possessori di titoli, e ha negato efficacia retroattiva al TUIR; ha inoltre qualificato il minore accantonamento come scelta, non errore, rilevando che l’errore sugli interessi non era provato. Accolto il ricorso dell’Agenzia, ha deciso nel merito respingendo integralmente la domanda di rimborso.

  • Accertamento e riscossione
  • Agevolazioni Fiscali
  • Dichiarazioni
  • Contenzioso
N. 1703

Cassazione, sentenza n. 1703 del 24/01/2018

Sentenza n. 1703 del 24/01/2018

Una banca domandava il rimborso dell’IRPEG 1986 per un credito d’imposta sui dividendi connessi a quote non incorporate in titoli, un maggiore accantonamento al fondo rischi e una diversa deducibilità degli interessi passivi. La Cassazione ha affermato che la normativa applicabile riconosceva il credito soltanto ai possessori di titoli e che l’estensione prevista dal TUIR non operava retroattivamente; il minore accantonamento costituiva inoltre una scelta e il dedotto errore sugli interessi non risultava dimostrato. Accolto il ricorso dell’Agenzia e respinto quello incidentale, la Corte ha rigettato nel merito l’intera richiesta di rimborso.

  • Accertamento e riscossione
  • Agevolazioni Fiscali
  • Dichiarazioni
  • Contenzioso
N. 1702

Cassazione, sentenza n. 1702 del 24/01/2018

Sentenza n. 1702 del 24/01/2018

La società contestava una cartella emessa dopo il controllo della dichiarazione, sostenendo che le somme fossero comprese nel condono e che questo si fosse perfezionato con la prima rata; l’Agenzia deduceva invece il mancato perfezionamento e l’esclusione di una rata dalla domanda. La Cassazione ha rilevato che la Commissione regionale aveva aderito alla tesi della duplice iscrizione senza esaminare le specifiche censure dell’Ufficio né indicare gli elementi posti a fondamento della decisione. Ravvisata una motivazione apparente, ha cassato la sentenza e rinviato per un nuovo esame motivato dell’appello.

N. 1701

Cassazione, sentenza n. 1701 del 24/01/2018

Sentenza n. 1701 del 24/01/2018

La controversia concerneva una cartella emessa dopo il diniego del condono per omesso pagamento delle rate successive alla prima; i giudici di merito avevano invece ritenuto valida la definizione e consentito il recupero delle sole rate residue. La Cassazione ha qualificato il condono previsto dall’articolo 9-bis della legge n. 289 del 2002 come clemenziale e soggetto a disciplina eccezionale di stretta interpretazione: il suo perfezionamento richiede il tempestivo pagamento integrale, anche quando rateizzato. Ha quindi accolto il ricorso dell’Agenzia, cassato la sentenza e respinto nel merito il ricorso originario della società.

N. 1700

Cassazione, sentenza n. 1700 del 24/01/2018

Sentenza n. 1700 del 24/01/2018

La Commissione regionale aveva considerato valido il condono nonostante il mancato versamento delle rate successive alla prima, ritenendo possibile iscrivere a ruolo soltanto le somme rimaste insolute con le relative sanzioni. La Cassazione ha affermato che la definizione prevista dall’articolo 9-bis della legge n. 289 del 2002, quale condono clemenziale autonomamente disciplinato, si perfeziona esclusivamente con il pagamento integrale e tempestivo di quanto dichiarato, anche se rateizzato. Accolto il ricorso dell’Agenzia, ha cassato la decisione e rigettato nel merito l’originaria impugnazione della contribuente.

N. 1699

Cassazione, sentenza n. 1699 del 24/01/2018

Sentenza n. 1699 del 24/01/2018

La controversia riguardava la rettifica del valore di un immobile industriale ai fini delle imposte di registro e catastale, annullata in appello perché ritenuta eccessivamente presuntiva. La Cassazione ha rilevato che il giudice regionale aveva omesso di valutare la stima tecnica, i valori OMI, la successiva vendita a prezzo maggiore e la prevista destinazione anche a uffici; l’assenza di un sopralluogo interno non rendeva di per sé inattendibili gli altri elementi. Poiché il processo tributario impone una decisione sostitutiva sul merito della pretesa, la Commissione avrebbe dovuto rideterminare motivatamente il valore. La sentenza è stata cassata con rinvio.

  • Imposta di registro
  • Immobili
  • Accertamento fiscale
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 2407

Cassazione, sentenza n. 2407 del 22/01/2018

IVA - Società - Estero-vestizione - Esonero obbligo dichiarazione IVA - Non sussiste - Nessun obbligo di cooperazione tra le autorità fiscali degli Stati membri.

Nel procedimento per omessa dichiarazione IVA, l’indagato contestava il sequestro sostenendo che l’esterovestizione della società formalmente tedesca non potesse essere accertata senza cooperazione tra le autorità fiscali nazionali. La Cassazione ha affermato che lo scambio di informazioni non è obbligatorio quando gli elementi acquisiti in Italia, tra cui il rinvenimento della documentazione contabile, bancaria e commerciale, consentono già di individuare qui la stabile organizzazione e gli obblighi dichiarativi. Esclusa la riconducibilità del fatto a un mero abuso fiscalmente irrilevante, la Corte ha ritenuto legittime le forme di sequestro applicate e ha rigettato il ricorso.

N. 2393

Cassazione, sentenza n. 2393 del 22/01/2018

Contenzioso - Istruzione probatoria - Fatti pregressi al d.lgs. n. 158 del 2015 - Reato di omesso versamento di ritenute e Mod. 770 - Prova della fattispecie penale solo attraverso la dichiarazione annuale - esclusione.

Per un omesso versamento di ritenute relativo al 2010, il Tribunale aveva fondato la condanna sul modello 770, attribuendogli valore di confessione stragiudiziale. La Cassazione ha stabilito che, per i fatti anteriori alla modifica del 2015, la dichiarazione annuale non basta: l’accusa deve provare l’effettivo rilascio ai sostituiti delle certificazioni attestanti le ritenute, senza trasferire sull’imputato l’onere contrario. Ritenuto insufficiente il quadro probatorio, la Corte ha annullato la sentenza e rinviato alla Corte d’appello per verificare l’esistenza di ulteriori elementi.

N. 1545

Cassazione, ordinanza n. 1545 del 22/01/2018

Riscossione - Accertamento - Invalidità dell'atto amministrativo - Mancata sottoscrizione - Nullità - Insussistenza - Riferibilità all'Autorità che lo emana - Presupposto.

La CTR aveva annullato alcune cartelle perché l’Amministrazione e l’agente della riscossione non avevano provato la sottoscrizione dei relativi ruoli. La Cassazione ha chiarito che, fuori dai casi nei quali la firma è richiesta espressamente a pena di nullità, l’atto amministrativo resta valido se dal suo contenuto è certa l’autorità di provenienza; ciò vale per il ruolo, atto interno trasfuso nella cartella. Poiché il ruolo beneficia inoltre di una presunzione di legittimità superabile dal contribuente con prova contraria, la Corte ha accolto il ricorso, cassato la decisione e disposto il rinvio.

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