Giurisprudenza e prassi

Un archivio ordinato dei documenti che orientano l’applicazione delle norme tributarie. La raccolta riunisce circolari, risoluzioni, risposte a interpello e sentenze, con ricerca per parola, numero, argomento e anno.

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Sentenze

11.961 documenti

N. 22948

Cassazione, sentenza n. 22948 del 26/09/2018

Sentenza n. 22948 del 26/09/2018

Gli avvisi contestavano costi riferiti a operazioni oggettivamente inesistenti, indebite detrazioni IVA e, per un’annualità, componenti negativi non documentati o non inerenti. La Cassazione ha lasciato ferma la valutazione regionale sull’effettività delle compravendite di prodotti ortofrutticoli, fondata sulla particolare natura delle vendite “alla pianta” e sulla documentazione dei pagamenti, perché le censure dell’Agenzia non ne colpivano la specifica motivazione. Ha però rilevato l’omessa pronuncia sulle ulteriori riprese relative ai componenti negativi e ai costi non inerenti, cassando con rinvio limitatamente ai motivi accolti.

N. 41104

Cassazione, sentenza n. 41104 del 24/09/2018

Evasione fiscale - Sequestro conti bancari - Somme profitto di reato.

Il giudizio riguardava il sequestro preventivo di beni e somme presenti sul conto di una società, disposto in relazione all’omessa dichiarazione IVA e contestato sia da un terzo interessato sia dal soggetto indicato come amministratore di fatto. La Corte ha precisato che il denaro non è sequestrabile in via diretta se sia provato che deriva da rimesse di terzi successive al reato, ma ha rigettato il ricorso del terzo per mancata allegazione di tale prova. Ha invece annullato con rinvio quanto all’altro ricorrente, poiché il riesame non aveva adeguatamente verificato il fumus della sua qualifica gestoria e della condotta omissiva.

N. 41051

Cassazione, sentenza n. 41051 del 24/09/2018

Sequestro preventivo per equivalente - Sequestro immobile - Riferimento al reale valore di mercato.

Nell’ambito di indagini per reati fiscali era stato disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, attribuendo a un immobile societario il prezzo storico di acquisto, notevolmente inferiore al valore prospettato dai ricorrenti. La Corte ha affermato che il vincolo deve essere adeguato e proporzionato al prezzo o profitto del reato e che gli immobili vanno stimati secondo il reale valore di mercato al momento del sequestro. Ha quindi accolto la censura relativa alla valutazione dell’immobile, ritenendo inammissibili le ulteriori doglianze perché sostanzialmente dirette a contestare la motivazione.

N. 22327

Cassazione, sentenza n. 22327 del 13/09/2018

Sentenza n. 22327 del 13/09/2018

Dopo l’annullamento di un accertamento sintetico, il contribuente contestava in Cassazione la liquidazione delle spese dei due gradi di merito, sostenendo che diritti e onorari fossero stati ridotti sotto i minimi tariffari e che le spese vive fossero state omesse. La Corte ribadisce che la censura deve riprodurre analiticamente la nota spese, indicare lo scaglione applicabile, le singole voci contestate e i relativi importi. Non essendo stati forniti tali elementi, il ricorso è dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese del giudizio di legittimità.

N. 22326

Cassazione, sentenza n. 22326 del 13/09/2018

Sentenza n. 22326 del 13/09/2018

La controversia concerne il recupero di un credito d’imposta per investimenti in aree svantaggiate, motivato dall’asserita cessione del bene agevolato entro cinque anni e notificato alla curatela fallimentare. La Corte considera opponibile alla curatela il processo verbale già notificato alla società in bonis, ma ritiene incompleta la motivazione della CTR, che aveva escluso la prova della cessione senza esaminare la visura storica prodotta dall’Amministrazione. Rigettato il primo motivo e accolto il secondo, la sentenza è cassata con rinvio per verificare il contenuto della visura e il conseguente riparto dell’onere probatorio.

  • Agevolazioni Fiscali
  • Accertamento fiscale
  • Processo tributario
  • Procedure concorsuali
  • Immobili
N. 21326

Cassazione, sentenza n. 21326 del 13/09/2018

Sentenza n. 21326 del 13/09/2018

L’Amministrazione aveva recuperato un credito d’imposta per investimenti in aree svantaggiate, sostenendo che il bene fosse stato ceduto nel quinquennio, mentre la CTR aveva annullato l’atto per insufficiente identificazione della cessione. La Cassazione esclude che la motivazione per rinvio al verbale notificato prima del fallimento sia, di per sé, inopponibile alla curatela; rileva però soprattutto che il giudice regionale non ha valutato la visura storica prodotta dall’Ufficio. Accolto il motivo sul vizio motivazionale e rigettato l’altro, dispone il rinvio affinché siano verificati la visura e gli oneri probatori delle parti.

  • Agevolazioni Fiscali
  • Accertamento fiscale
  • Processo tributario
  • Procedure concorsuali
  • Immobili
N. 22331

Cassazione, sentenza n. 22331 del 13/09/2018

Sentenza n. 22331 del 13/09/2018

Una cartella emessa dopo controllo automatizzato aveva disconosciuto la compensazione di un credito IVA maturato nell’anno precedente, perché la relativa dichiarazione annuale non era stata presentata; la CTR aveva ritenuto necessaria un’istanza di rimborso. La Corte ha stabilito che l’omissione dichiarativa non impedisce la detrazione quando l’eccedenza risulti dalle liquidazioni periodiche e dai versamenti, sia utilizzata entro il termine del secondo anno successivo e ricorrano i requisiti sostanziali. Poiché il credito non era contestato ed era stato impiegato già nell’anno seguente, ha cassato la decisione e accolto il ricorso originario.

N. 22330

Cassazione, sentenza n. 22330 del 13/09/2018

Sentenza n. 22330 del 13/09/2018

Una società contestava le sanzioni calcolate sull’intero debito IVA non dichiarato, sostenendo di poterlo ridurre mediante compensazione con un credito IRPEG non ancora esposto in dichiarazione e di avere comunque effettuato un ravvedimento parziale. La Corte ha affermato che il credito compensabile deve risultare da una dichiarazione già presentata e che, alla scadenza del debito IVA, quello invocato non era quindi utilizzabile. Ha inoltre escluso il perfezionamento del ravvedimento parziale, che richiede integrale regolarizzazione, pagamento della sanzione ridotta e interessi, rigettando il ricorso.

  • IVA
  • Sanzioni
  • Adempimenti
  • Accertamento e riscossione
  • Contenzioso
N. 22329

Cassazione, sentenza n. 22329 del 13/09/2018

Sentenza n. 22329 del 13/09/2018

La controversia riguarda la sanzione doganale irrogata per l’errata classificazione merceologica di prodotti esportati, annullata dai giudici di merito per asserita incertezza normativa e assenza di dolo. La Corte chiarisce che, nelle sanzioni tributarie, basta una condotta cosciente e volontaria assistita da colpa presunta, senza necessità di provare il dolo, mentre l’incertezza esimente deve essere oggettiva e inevitabile per il giudice, non mera difficoltà del contribuente. Poiché la CTR non aveva accertato tali presupposti, la Cassazione cassa la sentenza e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario contro l’atto sanzionatorio.

N. 40477

Cassazione, sentenza n. 40477 del 12/09/2018

Reato di bancarotta fraudolenta - Dichiarazione di fallimento - Elemento costitutivo del reato.

Nel giudizio per bancarotta fraudolenta e preferenziale, l’imputato sosteneva, tra l’altro, che la dichiarazione di fallimento fosse una condizione oggettiva di punibilità e che le condotte anteriori potessero beneficiare dell’indulto. La Corte qualifica invece la dichiarazione di fallimento come elemento costitutivo: il reato si perfeziona con la relativa sentenza anche quando le condotte distrattive siano cessate prima. Il ricorso è rigettato salvo che per la bancarotta preferenziale, dichiarata prescritta; la decisione è annullata su tale capo e, con rinvio, quanto alla rideterminazione della pena per i reati residui.

N. 40440

Cassazione, sentenza n. 40440 del 12/09/2018

IVA - Dichiarazione annuale - Termine per il pagamento dell'acconto - Omesso versamento - Violazioni - Sanzione penale.

Il legale rappresentante di una cooperativa, condannato per omesso versamento dell’IVA risultante dalla dichiarazione annuale, attribuiva l’inadempimento alla mancata riscossione delle fatture e a una grave crisi di liquidità. La Corte afferma che, salvo il regime dell’IVA per cassa, il reato è svincolato dall’effettivo incasso dei corrispettivi; chi invoca l’impossibilità di adempiere deve dimostrare rigorosamente la non imputabilità della crisi e l’impossibilità di fronteggiarla anche con misure incidenti sul patrimonio personale. Poiché tali circostanze non erano state adeguatamente prospettate, il ricorso è rigettato con condanna alle spese processuali.

N. 22216

Cassazione, ordinanza n. 22216 del 12/09/2018

Ordinanza n. 22216 del 12/09/2018

La controversia riguardava le pretese risarcitorie dell’aggiudicataria di un appalto INPS, fondate sulla mancata reiterazione del rapporto, sui ritardi nei pagamenti e sul mancato svincolo di fideiussioni. La Corte ritiene inammissibili le censure: l’esistenza di un collegamento tra contratti, provvedimenti e accordi richiede un nesso teleologico e un intento comune, il cui accertamento compete al giudice di merito; inoltre, le doglianze sulla responsabilità precontrattuale e sul maggior danno non incidevano sulle ragioni della decisione o difettavano di adeguata prova. Il ricorso è quindi rigettato, con compensazione delle spese.

  • Lavoro e previdenza
  • Contenzioso
N. 40323

Cassazione, sentenza n. 40323 del 11/09/2018

Violazioni e sanzioni - Sanzione penale - Attività illecita commessa dalla società emittente -Fatture inesistenti - Beni relativi al profitto del reato - Confisca per equivalente.

In una sentenza di applicazione della pena per emissione di fatture relative a operazioni inesistenti, il Tribunale non aveva disposto né esaminato la confisca. La Cassazione ribadisce che, per i reati tributari, la confisca del profitto o del prezzo è obbligatoria, anche per equivalente; nei confronti dell’emittente, tuttavia, non può essere automaticamente riferita al risparmio d’imposta ottenuto dall’utilizzatore, mentre può riguardare l’utilità o il compenso acquisito dall’emittente quale prezzo del reato, da accertare giudizialmente. La sentenza è annullata limitatamente alle statuizioni sulla confisca, con rinvio al Tribunale.

N. 22089

Cassazione, ordinanza n. 22089 del 11/09/2018

Accertamento delle imposte - Competenze e poteri uffici - Accertamento - Movimenti Bancari - Imputazione a ricavi conseguiti nell'attività d'impresa - Prova contraria - Indicazione analitica delle singole annotazioni - Presupposto necessario.

L’accertamento IVA, IRAP e IRPEF traeva origine da documentazione extracontabile e da movimenti su conti intestati al professionista, al coniuge e ai genitori, uno dei quali era utilizzato dal contribuente mediante delega. La Corte afferma che la presunzione derivante dalle indagini bancarie può estendersi ai conti di familiari in presenza di elementi sintomatici e può essere superata soltanto mediante prova analitica riferita a ogni movimento; il giudice deve inoltre valutare puntualmente le giustificazioni offerte. Poiché la CTR aveva trascurato la documentazione extracontabile ed escluso immotivatamente numerose movimentazioni, la decisione è cassata con rinvio.

  • Accertamento fiscale
  • IVA
  • IRAP
  • IRPEF
  • Processo tributario
N. 21818

Cassazione, sentenza n. 21818 del 7/09/2018

Sentenza n. 21818 del 07/09/2018

Per l’anno 2002 la CTR aveva dichiarato nullo un accertamento IVA relativo a fatture soggettivamente inesistenti, perché notificato senza attendere sessanta giorni dal processo verbale e senza valide ragioni d’urgenza. La Cassazione ha chiarito che rileva l’effettiva esistenza dell’urgenza, da provare a cura dell’Amministrazione, non la sua mera enunciazione nell’atto. La richiesta di rimborso IVA e l’ipotizzata frode potevano costituire ragioni astrattamente idonee, ma occorreva verificarne il collegamento specifico con il contribuente e il rapporto tributario; la causa è stata rinviata alla CTR.

N. 21817

Cassazione, sentenza n. 21817 del 7/09/2018

Sentenza n. 21817 del 07/09/2018

La CTR aveva annullato l’accertamento IVA per il 2003, concernente fatture soggettivamente inesistenti, reputando ingiustificata la notifica anteriore al decorso di sessanta giorni dal verbale di verifica. La Cassazione ha affermato che il vizio deriva dall’assenza concreta dell’urgenza, che l’Amministrazione deve provare, e non dalla sola omissione della sua motivazione nell’atto. Il rimborso IVA ottenuto e la supposta frode erano circostanze astrattamente idonee, ma la CTR avrebbe dovuto accertarne la riferibilità specifica alla società e al rapporto controverso; la sentenza è stata cassata con rinvio.

N. 21816

Cassazione, sentenza n. 21816 del 7/09/2018

Sentenza n. 21816 del 07/09/2018

In una controversia su un accertamento IVA per fatture soggettivamente inesistenti, la CTR aveva dichiarato nullo l’atto per inosservanza del termine di sessanta giorni successivo al verbale di verifica. La Cassazione ha rilevato che la contribuente non aveva dedotto tale vizio nel ricorso introduttivo e non aveva impugnato la statuizione della CTP che aveva riconosciuto l’urgenza, sicché sul punto si era formato il giudicato interno. Accolti i primi due motivi dell’Agenzia e dichiarato inammissibile il terzo, la Corte ha cassato la sentenza con rinvio per l’esame del merito.

N. 21815

Cassazione, sentenza n. 21815 del 7/09/2018

TRIBUTI (IN GENERALE) - ACCERTAMENTO TRIBUTARIO (NOZIONE) - AVVISO DI ACCERTAMENTO - IN GENERE Avviso di accertamento - Emissione prima del termine dilatorio - Urgenza - Necessità - Fattispecie.

La controversia riguardava un avviso IVA emesso prima dei sessanta giorni dal processo verbale, che la CTR aveva annullato non ravvisando un’urgenza adeguatamente dimostrata. La Cassazione ha precisato che l’illegittimità dipende dall’effettiva assenza di specifiche ragioni d’urgenza, riferibili al contribuente e al rapporto tributario, la cui prova spetta all’Amministrazione, non dalla sola mancata indicazione nell’atto. Ritenendo astrattamente idonei il rimborso IVA richiesto e l’ipotizzata frode, ha accolto il ricorso, cassato la sentenza e rinviato alla CTR per la verifica concreta e l’esame del merito.

N. 21814

Cassazione, sentenza n. 21814 del 7/09/2018

Sentenza n. 21814 del 07/09/2018

L’accertamento recuperava costi ritenuti non documentati o non inerenti e IVA non detraibile; la CTR aveva confermato, tra l’altro, il disconoscimento dei maggiori canoni di affitto di ramo d’azienda e delle consulenze per prevenzione infortuni. La Cassazione ha ribadito che il contribuente deve provare esistenza, inerenza e corretta competenza dei costi, ritenendo insufficienti il contratto integrativo privo di data certa e la documentazione sulle consulenze. Ha rigettato il ricorso principale, ma ha accolto quello incidentale per omessa pronuncia su una spesa di ristorazione, cassando con rinvio limitatamente a tale punto.

  • Accertamento fiscale
  • Processo tributario
  • Contabilità e Bilancio
  • IVA
  • IRAP
  • Società, imprese e Professionisti
N. 21813

Cassazione, sentenza n. 21813 del 7/09/2018

TRIBUTI ERARIALI INDIRETTI - IMPOSTA DI REGISTRO - DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE - IN GENERE Avviso di liquidazione fondato esclusivamente sulla differenza con i valori OMI - Legittimità - Esclusione - Fondamento.

L’Ufficio aveva rettificato il valore dichiarato per tre immobili, liquidando maggiori imposte di registro, ipotecarie e catastali sulla base delle quotazioni OMI; la CTR aveva ritenuto sufficiente tale parametro. La Cassazione ha affermato che i valori OMI forniscono soltanto indicazioni di massima e non provano, da soli, il valore venale, variabile secondo le caratteristiche concrete del bene; occorrono ulteriori presunzioni gravi, precise e concordanti. Ha quindi accolto il ricorso, cassato la sentenza e, decidendo nel merito, accolto l’impugnazione originaria della contribuente.

  • Imposta di registro
  • Imposte indirette
  • Immobili
  • Accertamento fiscale
  • Processo tributario

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