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Il 28 ottobre 2026 la legge di bilancio 2027 approda in Consiglio dei ministri, e lo fa con un raggio d’azione più ristretto di quanto ci si attendesse. Stando alle ricostruzioni dei giornali, per ora cade l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60.000 euro, e anche la variante più contenuta, limitata ai redditi fino a 55.000 euro, che avrebbe avvantaggiato circa 602.000 contribuenti, rischia di non farcela. Rimangono sul tavolo interventi mirati: un’Irpef ridotta per gli under 30 con reddito basso, un prelievo al 5% per i giovani neoassunti e una superdeduzione a favore di chi assume under 35. Per i lavoratori autonomi si discute di portare la soglia del regime forfettario da 85.000 a 100.000 euro di ricavi, con l’Iva dovuta oltre gli 85.000 euro. Per i negozi si ipotizza una cedolare secca al 21% fino a 300 metri quadri, ridotta al 10% nei centri metropolitani. Nessuna di queste misure dispone ancora di un testo normativo: il disegno di legge non risultava presentato alle Camere, perciò ogni cosa va intesa al condizionale.

- QUADRO GENERALEUna manovra con margini ridotti

Secondo le cronache, la manovra pesa circa 23,5 miliardi di euro. Buona parte di questa somma è già vincolata: 14,4 miliardi di deficit aggiuntivo servono a difesa e transizione energetica, e sono possibili grazie all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale concordata con l’Unione europea. Per il fisco resta dunque poco spazio, come ha ammesso lo stesso ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti: il governo, ha detto in sostanza, farà il possibile date le condizioni attuali, confidando di trovare maggiore spazio nelle prossime settimane.

Il Documento programmatico di bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre 2026, stabilisce i saldi, ma non riporta il testo delle norme fiscali né attribuisce gli importi alle singole misure. Ne deriva che tutte le indicazioni seguenti provengono da indiscrezioni di stampa e non da un provvedimento: il controllo andrà effettuato sul disegno di legge, una volta pubblicato, e quindi sul testo approvato dal Parlamento.

- IRPEF CETO MEDIOIl taglio sempre più lontano

L’intervento più atteso consisteva nell’estendere l’aliquota del 33% ai redditi fino a 60.000 euro. Attualmente tale aliquota vale fino a 50.000 euro e oltre quel livello scatta il 43%: chi lo superasse si vedrebbe applicare un’aliquota inferiore su una porzione più ampia del proprio reddito. Nei giorni passati si era parlato anche di una versione attenuata, con tetto a 55.000 euro, concepita per garantire almeno un modesto beneficio a una platea valutata in 602.000 contribuenti.

Stando alle notizie più fresche, pure questa strada sarebbe a rischio. Per chi legge, la conseguenza concreta è lineare: chi contava su un risparmio d’imposta nel 2027 per i redditi medio-alti dovrebbe, al momento, evitare di farvi affidamento nella pianificazione.

- MISURE GIOVANIIrpef ridotta e assunzioni

La parte che pare avere maggiori possibilità di entrare in manovra riguarda i giovani. Le ricostruzioni descrivono tre interventi distinti, che è opportuno tenere separati perché si rivolgono a destinatari differenti.

Misura (ipotesi) Destinatari Contenuto
Mini-Irpef Giovani under 30 con reddito contenuto Imposizione attenuata sul reddito, con soglie da stabilire
Flat tax al 5% Giovani neoassunti Imposta sostitutiva al 5%, con ambito di applicazione non ancora noto
Superdeduzione al 140% Aziende che assumono under 35 Costo del lavoro deducibile in misura superiore, fino al 180% se si assumono madri lavoratrici

Il meccanismo della superdeduzione è questo: il datore di lavoro sottrae dal reddito d’impresa una cifra maggiore del costo realmente sostenuto. Con una deduzione al 140%, ogni 100 euro di costo abbasserebbero il reddito imponibile di 140 euro. Rimane da chiarire a quali costi si applicherebbe, per quanto tempo e con quali tetti di importo: le fonti non forniscono questi dettagli. Alcune ricostruzioni giornalistiche precedenti, inoltre, indicavano come meno sicura la flat tax al 5% per i neoassunti, e anche questo è un buon motivo per aspettare il testo.

- REGIME FORFETTARIOSoglia a 100.000 euro

Per i lavoratori autonomi la novità principale è il rialzo da 85.000 a 100.000 euro del limite massimo di ricavi o compensi per accedere al regime forfettario, che prevede l’imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi anni di una nuova attività, se ricorrono le condizioni). Lo stesso Giorgetti avrebbe confermato l’aumento, ma una norma non esiste ancora.

Il nodo più delicato è l’Iva. Stando all’ipotesi riferita, oltre gli 85.000 euro scatterebbero comunque gli obblighi Iva, poiché la direttiva europea sulle piccole imprese, modificata dalla direttiva (UE) 2020/285, ammette una franchigia soltanto fino a 85.000 euro di fatturato annuo. Distinguendo i due piani, cioè regime agevolato fino a 100.000 euro e Iva oltre gli 85.000, la soluzione risulterebbe in linea con i parametri europei.

La regola attuale è diversa. Chi supera gli 85.000 euro lascia il regime dall’anno seguente; chi oltrepassa i 100.000 euro nel corso dell’anno ne esce subito, e l’Iva è dovuta a partire dall’operazione che fa superare il limite. Se l’ipotesi prendesse forma, il forfettario con ricavi fra 85.000 e 100.000 euro rimarrebbe nel regime, ma dovrebbe occuparsi dell’Iva sulla parte eccedente, con effetti su fatturazione, registri e prezzi. Il Ministero dell’economia ha inoltre avviato, dal 21 ottobre al 18 novembre 2026, una consultazione pubblica sull’impatto della soglia vigente, la quale però non prospetta il tetto di 100.000 euro.

Aggregazioni e società tra professionisti

Si discute anche di rimuovere i vincoli che fanno perdere il regime agevolato ai professionisti che si associano, danno vita a una società o optano per altre forme di aggregazione. L’argomento era già comparso un anno fa, durante l’approvazione della manovra 2026, con un ordine del giorno del deputato leghista Andrea de Bertoldi. Tuttavia un ordine del giorno rappresenta soltanto un impegno politico per il governo e non cambia la legge: l’esito rimane dunque incerto.

- LOCAZIONI COMMERCIALICedolare sui negozi

La cedolare secca è il regime facoltativo che al posto di Irpef e addizionali applica sul canone un’imposta fissa. Per le locazioni commerciali, oggi, non è accessibile in via generalizzata. Si ipotizza di estenderla ai negozi con aliquota del 21% per superfici fino a 300 metri quadri, ridotta al 10% nei centri metropolitani.

Un precedente c’è: la legge di bilancio 2019 aveva previsto la cedolare al 21% per i negozi accatastati in categoria C/1 fino a 600 metri quadri, ma soltanto per i contratti stipulati nel 2019. Non sono ancora noti l’ambito della nuova misura, i contratti coinvolti e l’eventuale restrizione alle sole nuove locazioni. Il vantaggio andrebbe poi messo a confronto con la tassazione ordinaria, dato che l’imposta sostitutiva conviene soprattutto a chi dispone di redditi complessivi elevati.

- LAVORO E FAMIGLIEPremi, bonus e pensioni

Quanto ai redditi da lavoro, le ricostruzioni segnalano la conferma della tassazione agevolata al 5% sui rinnovi contrattuali e della detassazione al 15% sulle tredicesime. Per le lavoratrici madri è oggi previsto uno sgravio contributivo di 3.000 euro l’anno per le dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli; il governo starebbe valutando di estendere la platea a chi ne ha almeno due.

In materia di pensioni si ipotizza un fondo da 1 miliardo di euro destinato a finanziare la proposta della Lega: uscita a 64 anni con 36 di contributi, anche per chi ha cominciato a lavorare prima del 1996. Si studiano inoltre una carta da 300 a 500 euro per le spese sanitarie degli over 75, con soglia Isee, e una possibile estensione dell’esenzione dal bollo auto ai veicoli da 6 a 9 posti fino a 133 kW delle famiglie numerose.

- COPERTURE E SANATORIEBanche e Superbonus

Fra le coperture comparirebbe un contributo di banche e assicurazioni fino a 4,5 miliardi di euro. Il Documento programmatico prevede un gettito di 10 miliardi dal settore finanziario nel triennio 2027-2029, di cui 5 il prossimo anno. Quanto al Superbonus, si valuta di consentire la regolarizzazione delle posizioni sanzionabili mediante il versamento di un’imposta sostitutiva, mentre il bonus elettrodomestici sarebbe orientato alla conferma anche per il 2027. Pure in questo caso mancano condizioni e importi.

- COSA FARE ORAPrudenza fino al testo

A professionisti e imprese si raccomanda di non cambiare le scelte già assunte in base a queste anticipazioni. Un forfettario prossimo agli 85.000 euro dovrebbe tenere sotto controllo i ricavi 2026 e valutare gli effetti Iva dell’eventuale novità prima di mutare regime o struttura. I proprietari di negozi dovrebbero aspettare la norma prima di considerare un nuovo contratto con cedolare. Le imprese che pianificano assunzioni di giovani potrebbero attendere il testo sulla superdeduzione, senza però rimandare scelte organizzative rilevanti. Dopo la presentazione del disegno di legge, l’iter parlamentare potrà cambiare quasi ogni dettaglio.