Il Ministero dell’economia e delle finanze ha avviato una consultazione pubblica sul regime forfetario: vi si accede dal portale del Ministero e resta aperta dal 21 ottobre al 18 novembre 2026. Le consultazioni precedenti miravano a raccogliere osservazioni sul testo di una norma; questa, invece, pare finalizzata a capire quanto il regime sia apprezzato e per quali ragioni i contribuenti lo scelgano. Il questionario si colloca nel confronto che anticipa la legge di bilancio, dove guadagna terreno l’idea di portare il limite di ricavi e compensi da 85.000 a 100.000 euro. Un simile aumento si scontra, però, con il vincolo europeo che stabilisce in 85.000 euro la soglia per l’esenzione IVA delle piccole imprese. Per superare l’ostacolo si ragiona di applicare i 100.000 euro soltanto alle imposte dirette, mantenendo gli 85.000 euro come limite per l’IVA: ne uscirebbe un regime ibrido dalla difficile applicazione. C’è poi un ulteriore fronte ancora aperto: in mancanza di proroga, dal 2027 il limite dei redditi da lavoro dipendente o da pensione compatibili con il regime scenderebbe di nuovo da 35.000 a 30.000 euro.
Quanto si sa della consultazione e delle ipotesi allo studio deriva da fonti specializzate e non ha ancora preso la forma di una norma: ogni elemento relativo al tetto di 100.000 euro va dunque letto al condizionale.
- SCELTA DEL REGIME E SEMPLIFICAZIONIConsultazione Pubblica: Sei quesiti sul regime
Il questionario predisposto dal Dipartimento delle Finanze consta di sei quesiti. Nei primi si chiede di illustrare la propria posizione precedente al 2023, così da capire se l’innalzamento del tetto a 85.000 euro abbia deciso l’ingresso nel regime, o se abbia soltanto consentito a chi già ne faceva parte di sviluppare la propria attività.
Un altro quesito verte sulle ragioni della scelta: si aderisce al forfetario per la semplificazione e i minori adempimenti, o per il vantaggio economico dell’imposta sostitutiva? La risposta ha un peso politico, perché mostra se il regime viene considerato uno strumento di semplificazione oppure di risparmio fiscale. Le ultime domande hanno risposta libera: servono a misurare l’effetto complessivo dell’innalzamento della soglia e a raccogliere suggerimenti su semplificazione, efficacia e raccordo con altre agevolazioni.
- DA SOGLIE SETTORIALI A LIMITE UNICOEvoluzione Normativa: Dalle soglie per attività ai limiti unici
Oggi il regime forfetario trova la sua disciplina nell’art. 1, commi da 54 a 89, della L. n. 190/2014. Stando alla fonte, dal 1° gennaio 2027 verrebbe ricollocato negli artt. 232-243 del D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117, il nuovo testo unico delle imposte sui redditi: non si è però potuto riscontrare questo riferimento in modo indipendente.
Ripercorrere la vicenda dei limiti aiuta a comprendere il dibattito attuale. All’inizio i tetti di ricavi e compensi erano differenti, in funzione dell’attività svolta. Con la L. n. 145/2018 è stato introdotto per tutti un unico limite di 65.000 euro. Successivamente l’art. 1, comma 54, della L. n. 197/2022 lo ha elevato, dal 2023, a 85.000 euro.
| Fase | Limite di ricavi o compensi |
|---|---|
| Origine (L. 190/2014) | Soglie diverse a seconda del tipo di attività |
| Dal 2019 (L. 145/2018) | 65.000 euro, limite unico |
| Dal 2023 (L. 197/2022) | 85.000 euro |
| Ipotesi in discussione | 100.000 euro |
- ESENZIONE IVA E REGOLE DELL’UNIONEVincolo Europeo: Il limite IVA di 85.000 euro
Il forfetario italiano comporta anche l’esenzione dall’IVA, e per tale motivo deve rispettare la disciplina dell’Unione sulle piccole imprese. Stando a quanto riferito, la normativa comunitaria stabilisce in 85.000 euro il massimo per l’esenzione, e qualsiasi scostamento oltre tale cifra necessita dell’autorizzazione preventiva della Commissione europea. Portare il tetto a 100.000 euro non sarebbe dunque una scelta soltanto italiana.
La questione era già emersa in passato: nelle dichiarazioni in Parlamento del 2025 il Governo aveva spiegato che le nuove regole europee frenavano un ulteriore aumento, e proprio questa difficoltà è il nodo che l’attuale proposta tenta di risolvere.
- IPOTESI DI SEPARAZIONE DEI LIMITIRegime Ibrido: Due soglie per due imposte
La soluzione allo studio punta a separare le due discipline. Il tetto di 100.000 euro avrebbe effetto solo per le imposte dirette (imposta sostitutiva sul reddito), mentre per l’IVA rimarrebbe il limite attuale di 85.000 euro.
Ne risulterebbe un regime ibrido, che al momento non esiste e che, se mai diventasse legge, sarebbe difficile da immaginare nella pratica. Per i ricavi superiori a 85.000 euro potrebbe sorgere la questione di un’IVA da applicare con le regole ordinarie, con fatture, detrazioni e liquidazioni periodiche dalle quali il forfetario oggi dispensa: si tratta di un’inferenza, non di una soluzione definita. Nelle prossime settimane l’aspetto da seguire è se la proposta confluirà nel testo della legge di bilancio e in che forma.
- REDDITI DA LAVORO E PENSIONESoglia dei 35.000 Euro: La scadenza di fine 2026
Al di là delle ipotesi, c’è un tema molto concreto che riguarda i redditi da lavoro dipendente o da pensione. Attualmente il regime è compatibile con redditi di questa natura fino a 35.000 euro. Tale soglia termina alla fine del 2026. Se non intervenisse una proroga espressa, si tornerebbe al limite ordinario di 30.000 euro, e un numero considerevole di contribuenti lascerebbe il forfetario.
Chi esercita una piccola attività insieme a un lavoro dipendente o riceve una pensione deve effettuare subito la verifica: va stimato il reddito dell’anno precedente per controllare se oltrepassa i 30.000 euro. L’eventuale rinnovo della soglia di 35.000 euro andrà cercato nella prossima legge di bilancio.
- SCELTE BASATE SUL LIMITE IN VIGORECosa Fare: Partecipare e prepararsi
La consultazione rimane aperta fino al 18 novembre 2026 e consente a operatori e professionisti di far sentire la propria voce. Per i commercialisti che seguono clienti forfetari è un’opportunità per evidenziare i temi pratici: i rischi di un regime ibrido, l’effetto sulle cause di esclusione e il raccordo con le agevolazioni legate al reddito.
Sul piano operativo, fino alla pubblicazione della legge di bilancio il limite rimane quello vigente di 85.000 euro, e le decisioni dei clienti vanno programmate su quella base. Chi è prossimo al tetto non dovrebbe fare affidamento sull’aumento come se fosse già stabilito.

