Giurisprudenza e prassi

Un archivio ordinato dei documenti che orientano l’applicazione delle norme tributarie. La raccolta riunisce circolari, risoluzioni, risposte a interpello e sentenze, con ricerca per parola, numero, argomento e anno.

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Sentenze

11.961 documenti

N. 23493

Cassazione, sentenza n. 23493 del 28/09/2018

Sentenza n. 23493 del 28/09/2018

Gli accertamenti riguardavano operazioni ritenute parzialmente inesistenti e irregolarità nella registrazione di acquisti intracomunitari, con riprese per IRES, IRAP e IVA; la CTR aveva parzialmente accolto l’appello dell’Agenzia sulla base delle fatture e di un file contenente dati contabili difformi dal bilancio ufficiale. La Cassazione respinge le contestazioni sulla motivazione, sulle prove e sulla sanzione IVA, ma applica d’ufficio la disciplina retroattiva che esclude dal reddito i componenti positivi direttamente collegati ai costi di operazioni oggettivamente inesistenti, entro il limite dei costi indeducibili. La sentenza è quindi cassata limitatamente a tale profilo, con rinvio.

  • Accertamento fiscale
  • IVA
  • IRES
  • IRAP
  • Sanzioni
  • Contenzioso
N. 23259

Cassazione, sentenza n. 23259 del 27/09/2018

Sentenza n. 23259 del 27/09/2018

La società sosteneva di avere acquistato un ramo d’azienda, assoggettando l’operazione a registro anziché a IVA; l’Agenzia, dopo la verifica, aveva ravvisato la cessione del solo marchio e irrogato una sanzione per omessa regolarizzazione IVA. La Cassazione conferma che l’individuazione dell’azienda richiede autonomia organizzativa e valutazione della funzione unitaria attribuita ai beni dalle parti, ritenendo adeguatamente motivata l’esclusione del ramo d’azienda e insussistente l’incertezza normativa oggettiva. Accoglie tuttavia il ricorso limitatamente alla necessità di valutare la disciplina sopravvenuta sulla riduzione della sanzione manifestamente sproporzionata, rinviando al giudice regionale per il riesame del trattamento sanzionatorio.

  • IVA
  • Imposta di registro
  • Imposte indirette
  • Operazioni straordinarie
  • Sanzioni
  • Contenzioso
N. 23255

Cassazione, ordinanza n. 23255 del 27/09/2018

Imposta sul valore aggiunto - Rivalsa e detrazione d'imposta - Regime del margine previsto dall'art. 36 del d.l. n. 41 del 1995 - Disciplina speciale in deroga al sistema normale IVA - Conseguenze - Presupposti - Buona fede del contribuente cessionario - Onere della prova a carico del fisco - Esclusione.

La controversia riguardava l’applicazione del regime IVA del margine alla rivendita di autoveicoli usati e le conseguenti sanzioni, che il contribuente contestava richiamando le fatture del fornitore, la vetustà dei mezzi e la propria buona fede. La Corte afferma che, davanti a contestazioni erariali oggettive e specifiche, il cessionario deve provare di avere adottato la massima diligenza esigibile, verificando anche i precedenti intestatari desumibili dalla carta di circolazione; la sola dicitura in fattura non basta. Ritenuta corretta la decisione regionale anche sull’assenza di incertezza normativa, la Cassazione rigetta il ricorso.

  • IVA
  • Autovetture e Fisco
  • Accertamento fiscale
  • Sanzioni
  • Processo tributario
N. 23236

Cassazione, ordinanza n. 23236 del 27/09/2018

Imposta di registro - Agevolazioni prima casa - Svolgimento dell'attività lavorativa nel comune di ubicazione dell'immobile - Dichiarazione nell'atto di acquisto - Presupposto - Verifica.

La controversia concerneva il recupero dell’imposta ordinaria applicata all’acquisto di un immobile per il quale il contribuente aveva fruito dell’agevolazione prima casa, nonostante dichiarazioni inesatte contenute nel rogito e successivamente rettificate. La Corte stabilisce che il criterio della residenza o, alternativamente, quello della sede effettiva di lavoro deve essere espressamente invocato nell’atto di acquisto, così da permettere all’Amministrazione finanziaria di verificarne i presupposti; la dichiarazione richiesta non è sostituibile con una successiva rettifica. Accolto il ricorso dell’Agenzia, la sentenza regionale è cassata con rinvio.

  • Imposta di registro
  • Agevolazioni Fiscali
  • Immobili
  • Processo tributario
N. 23272

Cassazione, sentenza n. 23272 del 27/09/2018

Sentenza n. 23272 del 27/09/2018

L’Agenzia aveva accertato un maggior reddito sulla base di movimentazioni bancarie, a seguito dell’omessa dichiarazione, applicando anche una sanzione; la CTR aveva escluso la necessità del contraddittorio preventivo e ritenuto non superata la presunzione derivante dalle indagini finanziarie. La Cassazione conferma che, per le imposte dirette, non sussisteva un obbligo generalizzato di contraddittorio endoprocedimentale e reputa inammissibili le censure dirette a rivalutare documenti e motivazione. Esclude inoltre il bis in idem, poiché il fatto oggetto della sanzione tributaria per dichiarazione infedele non coincideva con il disegno fraudolento contestato in sede penale, e rigetta il ricorso.

  • Accertamento fiscale
  • Dichiarazioni
  • Sanzioni
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 23271

Cassazione, sentenza n. 23271 del 27/09/2018

Sentenza n. 23271 del 27/09/2018

La controversia riguarda la deducibilità, nel periodo d’imposta 2000, della somma corrisposta agli associati in partecipazione, oltre agli utili e alla restituzione dell’apporto, per ottenere lo scioglimento del rapporto e la futura fruizione esclusiva degli utili; la CTR aveva confermato il recupero fiscale. La Cassazione afferma che la disciplina allora vigente consentiva la deduzione degli utili, non di ulteriori compensi per il recesso, e considera il costo non inerente perché rivolto alla distribuzione o al godimento del reddito, anziché alla sua produzione. Ritenute infondate anche le censure processuali, il ricorso è rigettato.

N. 23270

Cassazione, sentenza n. 23270 del 27/09/2018

Sentenza n. 23270 del 27/09/2018

Per il periodo d’imposta 2001 era stata recuperata a tassazione la somma ulteriore riconosciuta agli associati in partecipazione al momento dello scioglimento del contratto, qualificata dal contribuente come sopravvenienza passiva; la CTR l’aveva ritenuta priva di giustificazione, non inerente e non di competenza. La Cassazione rileva che la normativa applicabile ammetteva in deduzione soltanto gli utili spettanti agli associati, non il compenso per il recesso, e che tale esborso soddisfaceva l’interesse personale alla fruizione esclusiva degli utili senza concorrere oggettivamente alla loro produzione. Il ricorso è pertanto rigettato.

N. 23269

Cassazione, sentenza n. 23269 del 27/09/2018

Sentenza n. 23269 del 27/09/2018

La società aveva impugnato cartelle emesse mediante controllo automatizzato per il disconoscimento di crediti IVA, maturati in annualità prive di dichiarazione e riportati negli anni successivi, nonché per omessi versamenti IRAP; durante il giudizio, l’Agenzia aveva negato la definizione agevolata qualificando le cartelle come meri atti di riscossione. La Cassazione stabilisce che, quando la cartella costituisce il primo e unico atto con cui viene esercitata e comunicata la pretesa fiscale, essa ha anche natura impositiva e la relativa controversia è definibile. Riuniti i procedimenti, annulla i dinieghi e dichiara inammissibile per sopravvenuta carenza d’interesse il ricorso originario.

N. 23268

Cassazione, sentenza n. 23268 del 27/09/2018

Sentenza n. 23268 del 27/09/2018

La controversia riguardava il diniego della definizione automatica per gli anni 1997-2001, motivato dall’Agenzia con la ritenuta insussistenza dello status di ente non commerciale e con la qualificazione dell’associazione come società di fatto. La Cassazione rileva d’ufficio che l’accertamento unitario, coinvolgendo la società di fatto e i soci su elementi comuni, imponeva il litisconsorzio necessario, esteso anche ai profili IRAP e, nella fattispecie inscindibile, IVA. Dichiara quindi nullo l’intero giudizio, cassa la sentenza e rinvia al giudice provinciale per integrare il contraddittorio e riesaminare l’impugnazione.

  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • Pace Fiscale
  • Enti Sportivi dilettantistici
N. 23267

Cassazione, sentenza n. 23267 del 27/09/2018

Sentenza n. 23267 del 27/09/2018

L’accertamento per il 2002 aveva rideterminato reddito d’impresa, imponibile IRAP e IVA, sul presupposto che l’associazione fosse in realtà un ente commerciale qualificabile come società di fatto; i giudici di merito avevano annullato l’atto. La Cassazione non esamina il merito delle contrapposte qualificazioni: l’accertamento unitario richiedeva la partecipazione della società di fatto e di tutti i soci, anche per l’IRAP e per il connesso profilo IVA non autonomamente definibile. Accertata l’omessa integrazione del contraddittorio, dichiara nullo l’intero giudizio, cassa la sentenza e rinvia al giudice provinciale.

  • Accertamento fiscale
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • IVA
  • IRAP
  • Enti Sportivi dilettantistici
N. 23266

Cassazione, sentenza n. 23266 del 27/09/2018

Sentenza n. 23266 del 27/09/2018

L’avviso relativo al 1999 aveva recuperato imposte sul reddito, IRAP e IVA dopo che l’Agenzia aveva disconosciuto la natura non commerciale dell’associazione e l’aveva ricondotta a una società di fatto; l’atto era stato annullato nei gradi di merito. La Cassazione rileva che la rettifica fondata su elementi comuni coinvolge inscindibilmente la società e tutti i soci, con litisconsorzio necessario anche per l’IRAP e per il profilo IVA non autonomo. Poiché il giudizio si era svolto senza i pretesi soci, ne dichiara la nullità, cassa e rinvia al primo giudice.

  • Accertamento fiscale
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • IVA
  • IRAP
  • Enti Sportivi dilettantistici
N. 23265

Cassazione, sentenza n. 23265 del 27/09/2018

Sentenza n. 23265 del 27/09/2018

Per il 2001 l’Agenzia aveva rideterminato reddito d’impresa, base imponibile IRAP e IVA, sostenendo che l’associazione, priva dei requisiti di ente non commerciale, costituisse una società di fatto; l’accertamento era stato annullato nei precedenti gradi. La Cassazione afferma che, quando la rettifica riguarda elementi comuni alla società e ai soci, tutti devono partecipare al medesimo processo; il vincolo comprende l’IRAP e, se inscindibile dalle altre imposte, anche l’IVA. Constatata l’assenza dei soggetti indicati come soci, dichiara nullo l’intero giudizio, cassa la decisione e rinvia al giudice provinciale.

  • Accertamento fiscale
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • IVA
  • IRAP
  • Enti Sportivi dilettantistici
N. 23264

Cassazione, sentenza n. 23264 del 27/09/2018

Sentenza n. 23264 del 27/09/2018

L’accertamento per il 1998 traeva origine dal disconoscimento dello status di ente non commerciale e dalla qualificazione dell’associazione come società di fatto, con recuperi per reddito d’impresa, IRAP e IVA; i giudici di merito avevano annullato l’atto. La Cassazione osserva che la rettifica unitaria dei redditi di società e soci determina litisconsorzio necessario, operante anche sull’IRAP e sul profilo IVA fondato sui medesimi elementi e non separabile. Essendosi il processo svolto senza i soggetti indicati dall’Ufficio come soci, dichiara la nullità dell’intero giudizio, cassa e rinvia al primo giudice.

  • Accertamento fiscale
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • IVA
  • IRAP
  • Enti Sportivi dilettantistici
N. 23263

Cassazione, sentenza n. 23263 del 27/09/2018

Sentenza n. 23263 del 27/09/2018

La lite concerneva l’accertamento per il 2003, con il quale l’Agenzia, negata la natura non commerciale dell’associazione e ipotizzata una società di fatto, aveva rideterminato reddito d’impresa, IRAP e IVA; l’atto era stato annullato in primo e secondo grado. La Cassazione rileva d’ufficio che una simile rettifica, fondata su elementi comuni, deve essere trattata nei confronti della società e di tutti i soci, anche per l’IRAP e per l’IVA inscindibilmente connessa. La mancata partecipazione dei pretesi soci comporta la nullità dell’intero giudizio, con cassazione e rinvio al giudice provinciale.

  • Accertamento fiscale
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • IVA
  • IRAP
  • Enti Sportivi dilettantistici
N. 23262

Cassazione, sentenza n. 23262 del 27/09/2018

Sentenza n. 23262 del 27/09/2018

Per l’anno 2000 l’Agenzia aveva recuperato reddito d’impresa, IRAP e IVA, assumendo che l’associazione non possedesse i requisiti di ente non commerciale e fosse riconducibile a una società di fatto; nei gradi di merito l’avviso era stato annullato. La Cassazione chiarisce che l’unitarietà della rettifica impone la partecipazione della società e di tutti i soci, con estensione del litisconsorzio all’IRAP e all’IVA quando i relativi profili siano fondati su elementi comuni e inscindibili. Rilevata l’assenza dei pretesi soci, dichiara nullo l’intero processo, cassa e rinvia al giudice provinciale.

  • Accertamento fiscale
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • IVA
  • IRAP
  • Enti Sportivi dilettantistici
N. 23261

Cassazione, sentenza n. 23261 del 27/09/2018

Sentenza n. 23261 del 27/09/2018

L’avviso per il 2004 aveva rideterminato reddito d’impresa, imponibile IRAP e IVA, poiché l’Agenzia riteneva insussistente la natura non commerciale dell’associazione e configurabile una società di fatto; le commissioni tributarie avevano annullato l’accertamento. La Cassazione non decide tali questioni sostanziali, ma rileva che la rettifica unitaria richiedeva il litisconsorzio della società e di tutti i soci, anche rispetto all’IRAP e all’IVA inscindibilmente fondata sui medesimi elementi. Poiché i soggetti indicati come soci non avevano partecipato al processo, dichiara la nullità dell’intero giudizio, cassa e rinvia al primo giudice.

  • Accertamento fiscale
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • IVA
  • IRAP
  • Enti Sportivi dilettantistici
N. 23260

Cassazione, sentenza n. 23260 del 27/09/2018

Sentenza n. 23260 del 27/09/2018

Alcuni soci di una società in nome collettivo avevano impugnato cartelle per IVA, IRPEF e IRAP, invocando il beneficio di preventiva escussione; i giudici di merito avevano ritenuto che tale difesa potesse essere proposta soltanto nella fase esecutiva. La Cassazione stabilisce invece che, nel sistema della riscossione tributaria, il beneficio deve essere fatto valere davanti al giudice tributario impugnando la cartella: l’iscrizione a ruolo compiuta in sua violazione rende illegittimo il presupposto della cartella e determina un vizio proprio di quest’ultima. Accoglie quindi il primo motivo, assorbe gli altri e rinvia al giudice regionale.

  • Riscossione
  • Accertamento e riscossione
  • Contenzioso
  • Processo tributario
  • Società di persone
N. 22947

Cassazione, sentenza n. 22947 del 26/09/2018

Sentenza n. 22947 del 26/09/2018

La contribuente chiedeva che l’esenzione dall’accisa sull’alcole etilico non denaturato, impiegato nella produzione di estratti senza residui alcolici, operasse anche prima del rilascio dell’autorizzazione amministrativa o almeno dalla scadenza del termine del procedimento. La Cassazione ha escluso la retroattività, poiché il beneficio presuppone verifiche tecniche dell’Amministrazione rivolte anche alla prevenzione delle frodi e non una mera ricognizione di requisiti già acquisiti. Il superamento del termine procedimentale, in assenza di un’espressa previsione, non produceva silenzio-assenso; il ricorso è stato quindi rigettato.

  • Imposte indirette
  • Agevolazioni Fiscali
  • Contenzioso
N. 22946

Cassazione, sentenza n. 22946 del 26/09/2018

Sentenza n. 22946 del 26/09/2018

Gli accertamenti riguardavano la detrazione IVA su un’operazione di lease back immobiliare, riqualificata dall’Ufficio come finanziamento con garanzia vietata, e l’imponibile IVA di operazioni di leasing nautico. La Cassazione ha confermato che i questionari non allegati non invalidavano gli atti, poiché il loro contenuto essenziale era riprodotto nel processo verbale conosciuto dalla contribuente. Ha invece giudicato insufficiente la motivazione sulla natura fraudolenta del lease back, non essendo esaminati tutti gli indici richiesti, tra cui rapporti di debito-credito e proporzione tra valore e prezzo; la sentenza è stata cassata con rinvio su tale punto.

N. 22945

Cassazione, sentenza n. 22945 del 26/09/2018

Sentenza n. 22945 del 26/09/2018

La controversia concerneva diverse riprese sui redditi societari e sull’IVA, relative a lettere di patronage, servizi resi dalla controllante, spese di viaggio, quote di ammortamento e imposta detratta sui servizi. La Cassazione ha ritenuto adeguatamente motivata soltanto la decisione sulla documentazione delle spese di viaggio, mentre ha rilevato l’omessa valutazione dell’inerenza di alcuni servizi e l’omessa pronuncia, o motivazione apparente, sugli ammortamenti e sull’IVA detratta in eccesso. Accolte le relative censure dell’Agenzia delle Entrate, la sentenza è stata cassata con rinvio.

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