Giurisprudenza e prassi

Un archivio ordinato dei documenti che orientano l’applicazione delle norme tributarie. La raccolta riunisce circolari, risoluzioni, risposte a interpello e sentenze, con ricerca per parola, numero, argomento e anno.

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Sentenze

11.961 documenti

N. 32625

Cassazione, sentenza n. 32625 del 12/12/2019

Sentenza n. 32625 del 12/12/2019

La società contestava la tassazione della plusvalenza derivante dal conferimento di immobili, sostenendo che l’operazione avesse riguardato un ramo d’azienda e censurando anche la stima dei singoli beni. La CTR aveva confermato l’accertamento con la sola affermazione che mancavano adeguati elementi negoziali per configurare una cessione aziendale. La Corte ha giudicato tale motivazione meramente assertiva, perché priva dell’esame delle specifiche contestazioni fattuali e giuridiche; accolti quattro motivi e assorbiti gli altri, ha cassato la sentenza con rinvio alla CTR in diversa composizione.

  • Operazioni straordinarie
  • IRES
  • Immobili
  • Processo tributario
N. 32624

Cassazione, sentenza n. 32624 del 12/12/2019

Sentenza n. 32624 del 12/12/2019

L’Amministrazione aveva ricostruito analiticamente e induttivamente il reddito di un’autoriparazione, ritenendo antieconomica la gestione per la sproporzione tra costi e ricavi dichiarati. La Corte ha confermato che tale metodo è utilizzabile anche con contabilità formalmente regolare, purché fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti, restando al contribuente la prova contraria. Nel caso concreto la CTR aveva ritenuto adeguatamente giustificati i risultati economici sulla base degli elementi acquisiti; trattandosi di valutazione di merito non riesaminabile in sede di legittimità, il ricorso dell’Amministrazione è stato rigettato.

N. 32618

Cassazione, sentenza n. 32618 del 12/12/2019

Sentenza n. 32618 del 12/12/2019

La società aveva applicato il reverse charge a cessioni di laminati d’alluminio qualificati come rottami; la CTR aveva confermato il recupero dell’IVA, riducendo però le sanzioni per la ritenuta buona fede della cedente. La Corte ha respinto il ricorso principale, escludendo che risultasse provato l’assolvimento dell’imposta e negando il diritto alla detrazione rispetto a operazioni fittizie. Ha accolto il ricorso incidentale dell’Agenzia: il regime sanzionatorio attenuato presuppone l’effettivo pagamento dell’IVA, non la sola convinzione soggettiva del contribuente, e ha quindi cassato con rinvio.

  • IVA
  • Reverse Charge
  • Sanzioni
  • Processo tributario
N. 32589

Cassazione, sentenza n. 32589 del 12/12/2019

Sentenza n. 32589 del 12/12/2019

L’Amministrazione aveva negato la detrazione IVA per acquisti documentati da fatture soggettivamente inesistenti, ritenuti inseriti in una frode carosello; la CTR aveva confermato la ripresa valorizzando l’inesistenza operativa dei fornitori. La Corte ha precisato che l’Ufficio deve provare, anche per presunzioni, non soltanto la fittizietà del cedente, ma anche che il cessionario conosceva o avrebbe dovuto conoscere la frode usando l’ordinaria diligenza professionale. Poiché la CTR non aveva verificato tale consapevolezza, il primo motivo è stato accolto, il secondo assorbito e la causa rinviata.

N. 32555

Cassazione, sentenza n. 32555 del 12/12/2019

Sentenza n. 32555 del 12/12/2019

La ripresa riguardava l’omessa inclusione, nelle rimanenze finali, delle riserve iscritte dall’impresa durante l’esecuzione di appalti pubblici e ancora controverse con la stazione appaltante. La Corte ha escluso che tali pretese, finché non siano definitivamente riconosciute o accettate, costituiscano maggiorazioni di prezzo imponibili: rappresentano soltanto una possibilità di futuri maggiori ricavi, priva del requisito della certezza. Non essendo provato alcun accordo sulle varianti progettuali né la loro definizione contenziosa, mancava il presupposto impositivo; il ricorso dell’Agenzia delle Entrate è stato pertanto rigettato.

N. 32554

Cassazione, sentenza n. 32554 del 12/12/2019

Sentenza n. 32554 del 12/12/2019

L’accertamento recuperava IRES, IRAP e IVA su acquisti di rottami fatturati da società ritenute cartiere, nell’ambito di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha confermato la motivazione sull’esistenza del meccanismo fraudolento e la mancata prova dei requisiti di effettività e inerenza dei costi, respingendo i primi tre motivi. Ha invece accolto il quinto motivo, assorbendo il quarto, poiché nel reverse charge lo ius superveniens impone di espungere debito e credito relativi all’operazione inesistente e prevede uno specifico trattamento sanzionatorio più favorevole, applicabile retroattivamente agli atti non definitivi.

  • IVA
  • Reverse Charge
  • IRES
  • IRAP
  • Sanzioni
  • Processo tributario
N. 50007

Cassazione, sentenza n. 50007 del 11/12/2019

Omesso versamento IVA - Pagamento stipendi lavoratori - Dolo - Reato art. 10-ter D.LGS. 74/2000.

In tema di omesso versamento IVA, la Corte ha escluso che la destinazione consapevole delle somme riscosse al pagamento di fornitori e dipendenti, per preservare la continuità aziendale, elimini il dolo generico o integri di per sé forza maggiore. Quest’ultima richiede un’impossibilità assoluta e incolpevole di adempiere, mentre l’IVA incassata deve essere accantonata per l’Erario; è stata quindi confermata la responsabilità, rigettando sul punto le deduzioni difensive. La sentenza è stata tuttavia annullata senza rinvio limitatamente all’interdizione dagli uffici direttivi, rideterminata in sei mesi, con rigetto del ricorso nel resto.

N. 32207

Cassazione, sentenza n. 32207 del 10/12/2019

Sentenza n. 32207 del 10/12/2019

La controversia concerneva un accertamento di maggiori ricavi fondato anche sulla mancata esibizione dei documenti di trasporto collegati a fatture differite, sebbene il questionario avesse richiesto espressamente soltanto le fatture di acquisto. La Corte ha affermato che la preclusione alla successiva produzione documentale richiede un invito specifico e puntuale, corredato dall’avvertimento sulle conseguenze dell’inottemperanza: il mero richiamo dei documenti di trasporto nelle fatture non estende automaticamente la richiesta. Ha quindi giudicato fondati, nei limiti della motivazione, i primi tre motivi; il testo fornito non riporta il dispositivo conclusivo.

N. 32186

Cassazione, sentenza n. 32186 del 10/12/2019

Sentenza n. 32186 del 10/12/2019

Gli avvisi recuperavano IRES, IRAP e IVA su fatture ritenute relative a operazioni oggettivamente inesistenti; la CTR aveva inoltre applicato il raddoppio dei termini per la presenza di seri indizi di reato. Nel testo disponibile, la Cassazione esclude che eventuali vizi della notificazione dell’appello, sanati dalla costituzione, ne imponessero l’annullamento e conferma, per gli avvisi notificati nel 2013, il regime transitorio che rende irrilevante la presentazione della denuncia oltre il termine ordinario. Sono respinte o dichiarate inammissibili diverse censure, ma il testo fornito si interrompe prima dell’esito complessivo del ricorso.

  • Accertamento fiscale
  • IVA
  • IRES
  • IRAP
  • Contenzioso
N. 32206

Cassazione, sentenza n. 32206 del 10/12/2019

Sentenza n. 32206 del 10/12/2019

L’accertamento recuperava maggiori ricavi dalla vendita di appartamenti, valorizzando per tre cessioni lo scostamento tra il prezzo dichiarato e l’importo superiore dei mutui concessi agli acquirenti. La Corte ha escluso l’applicazione retroattiva della presunzione legale basata sul valore normale, ma ha ritenuto utilizzabile tale scostamento come presunzione semplice: anche un unico elemento può essere sufficiente se grave e preciso, trasferendo sul contribuente l’onere di giustificare il divario con circostanze concrete. Poiché le differenze erano consistenti e non risultavano spiegate, la Corte ha rigettato il ricorso.

N. 32185

Cassazione, sentenza n. 32185 del 10/12/2019

Sentenza n. 32185 del 10/12/2019

L’accertamento aveva recuperato IRES, IRAP e IVA su costi riferiti, secondo l’Ufficio, a contratti fittizi di appalto e subfornitura utilizzati per una somministrazione irregolare di manodopera. La Cassazione ritiene utilizzabili nel giudizio tributario, come elementi indiziari, dichiarazioni di terzi e intercettazioni provenienti dal procedimento penale, e giudica inammissibili le critiche generiche alla valutazione presuntiva; afferma inoltre che il divieto di dissociazione tra titolarità formale e utilizzazione effettiva della prestazione permane dopo la riforma del 2003. Il testo fornito non contiene la decisione conclusiva sugli ulteriori motivi né il dispositivo.

  • Accertamento fiscale
  • IVA
  • IRES
  • IRAP
  • Lavoro e previdenza
N. 32205

Cassazione, sentenza n. 32205 del 10/12/2019

Sentenza n. 32205 del 10/12/2019

La controversia riguardava, tra l’altro, la rettifica del valore di due uffici ceduti per un importo fortemente inferiore a quello ricavabile dal prezzo al metro quadrato attribuito, nello stesso contratto, a un’altra unità analoga del medesimo fabbricato. La Corte ha confermato la valutazione presuntiva del maggior imponibile ai fini IRAP e IVA e ha respinto le censure sulla specificità dell’appello e sulla motivazione dell’accertamento. Ha però accolto il motivo relativo all’omessa pronuncia sul cumulo giuridico delle sanzioni, cassando sul punto la sentenza con rinvio alla Commissione regionale.

N. 32204

Cassazione, sentenza n. 32204 del 10/12/2019

Sentenza n. 32204 del 10/12/2019

La società chiedeva il rimborso dell’eccedenza versata per l’affrancamento del saldo attivo di rivalutazione, sostenendo che l’imposta sostitutiva del 7% dovesse applicarsi al saldo al netto della precedente imposta del 12% pagata sulla rivalutazione dei beni. La Corte ha condiviso tale impostazione: poiché il saldo è iscritto in bilancio al netto dell’imposta di rivalutazione, anche la base imponibile dell’affrancamento deve essere determinata al netto, evitando di colpire un valore superiore alla riserva distribuibile. Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate è stato rigettato, con compensazione delle spese.

  • Contabilità e Bilancio
  • Imprese
  • Agevolazioni Fiscali
  • Contenzioso
N. 32203

Cassazione, sentenza n. 32203 del 10/12/2019

Sentenza n. 32203 del 10/12/2019

Il contribuente aveva impugnato un pignoramento presso terzi, sostenendo di non avere mai ricevuto l’avviso di accertamento IRPEF e la cartella presupposta; la CTR aveva però dichiarato il difetto di giurisdizione sul pignoramento. La Cassazione afferma che, quando il pignoramento rappresenta il primo atto conoscibile e la contestazione riguarda l’omessa o invalida notificazione degli atti prodromici, la controversia appartiene al giudice tributario, non investendo questioni proprie dell’esecuzione. Accolto il primo motivo e assorbiti gli altri, la sentenza è cassata con rinvio alla CTR per l’esame dell’opposizione e delle spese.

N. 32197

Cassazione, sentenza n. 32197 del 10/12/2019

Sentenza n. 32197 del 10/12/2019

La controversia riguardava un preavviso di fermo amministrativo emesso per il mancato pagamento di una cartella relativa a debiti tributari, la cui impugnazione era stata respinta nei gradi di merito. La Cassazione rileva che il ricorso non esponeva i fatti di causa, non individuava con precisione gli atti processuali e formulava censure rivolte soprattutto al preavviso, anziché alla sentenza impugnata. Per il mancato rispetto dei requisiti dell’art. 366 c.p.c., il ricorso è dichiarato inammissibile, senza pronuncia sulle spese per la mancata costituzione dell’intimata.

N. 32196

Cassazione, sentenza n. 32196 del 10/12/2019

Sentenza n. 32196 del 10/12/2019

Il contribuente contestava un fermo amministrativo sostenendo che l’agente della riscossione non avesse provato la notificazione delle cartelle mediante gli originali e che l’invio postale richiedesse le forme della legge sulle notificazioni giudiziarie. La Cassazione afferma che la relata redatta sul modello ministeriale è sufficiente senza produrre la cartella e che, nell’invio diretto con raccomandata, l’avviso di ricevimento presume la conoscenza dell’atto, salvo prova contraria del destinatario; si applicano inoltre le regole del servizio postale ordinario. Ritenute infondate anche le questioni costituzionali prospettate, il ricorso è rigettato.

N. 32195

Cassazione, sentenza n. 32195 del 10/12/2019

Sentenza n. 32195 del 10/12/2019

L’agente della riscossione aveva impugnato la decisione che aveva annullato un preavviso di fermo, poiché la CTR aveva ritenuto incompleta la notificazione delle cartelle presupposte al destinatario irreperibile. Nel giudizio di cassazione lo stesso agente ha documentato che i singoli carichi, affidati tra il 2001 e il 2010 e originariamente inferiori a mille euro, erano stati automaticamente annullati in base alla disciplina sopravvenuta richiamata nella pronuncia. Venuto meno l’oggetto della controversia, la Corte dichiara cessata la materia del contendere e compensa le spese.

N. 32194

Cassazione, sentenza n. 32194 del 10/12/2019

Sentenza n. 32194 del 10/12/2019

La controversia verteva su un preavviso di fermo collegato a due cartelle: la CTR lo aveva ritenuto illegittimo anche per la mancata intimazione prevista dall’art. 50 e aveva esaminato la tardività delle cartelle. La Cassazione chiarisce che il preavviso di fermo non appartiene alla sequenza dell’espropriazione forzata e non richiede quella preventiva intimazione; inoltre, accertata la notificazione delle cartelle, le contestazioni non riferite a vizi propri del preavviso dovevano essere proposte impugnando tempestivamente le cartelle. Cassata la decisione, la Corte decide nel merito e rigetta il ricorso originario del contribuente.

  • Riscossione
  • Accertamento e riscossione
  • Processo tributario
  • Contenzioso
N. 32193

Cassazione, sentenza n. 32193 del 10/12/2019

Sentenza n. 32193 del 10/12/2019

Una società contestava il preavviso di fermo sostenendo, tra l’altro, che i crediti iscritti in ruoli anteriori al 31 dicembre 1994 dovessero considerarsi automaticamente estinti e che le cartelle non fossero state validamente notificate. La Cassazione esclude che la disposizione invocata produca da sola l’estinzione delle pretese, imponendo invece all’ente creditore l’annullamento dei ruoli soltanto alle condizioni indicate; afferma inoltre che, per l’invio postale diretto, l’avviso di ricevimento prova notificazione e data senza necessità della relata o della copia della cartella. Il ricorso è integralmente rigettato.

N. 32192

Cassazione, sentenza n. 32192 del 10/12/2019

Sentenza n. 32192 del 10/12/2019

La lite riguardava un avviso di liquidazione relativo a una successione: i contribuenti invocavano l’estinzione del debito mediante definizione agevolata, mentre l’Agenzia sosteneva la debenza anche delle sanzioni per tardiva dichiarazione. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso principale perché non censura la decisiva mancanza di prova della domanda di condono e della relativa ammissione, rilevata dalla CTR; è inammissibile anche il ricorso incidentale, che non indica come e dove la tardività sarebbe rimasta incontestata. Restano quindi dovuti i soli interessi già riconosciuti nel merito, con compensazione delle spese di legittimità.

  • Imposte indirette
  • Agevolazioni Fiscali
  • Sanzioni
  • Processo tributario
  • Contenzioso

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