Giurisprudenza e prassi

Un archivio ordinato dei documenti che orientano l’applicazione delle norme tributarie. La raccolta riunisce circolari, risoluzioni, risposte a interpello e sentenze, con ricerca per parola, numero, argomento e anno.

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Sentenze

11.957 documenti

N. 26439

Cassazione, ordinanza n. 26439 del 10/10/2024

Processo tributario - Contributo Unificato - Iscrizione ipotecaria

La contribuente aveva impugnato l’invito a integrare il contributo unificato, sostenendo di avere contestato soltanto un’iscrizione ipotecaria per omessa notifica delle cartelle presupposte; la CTR aveva accolto l’appello. La Cassazione ha stabilito che il valore della lite coincideva con i crediti tributari garantiti dall’ipoteca, al netto di interessi, sanzioni e accessori: considerare nuovamente il valore delle singole cartelle avrebbe duplicato il prelievo. Poiché la domanda non aggrediva autonomamente le cartelle ma faceva valere il vizio dell’atto consequenziale, il ricorso del Ministero è stato rigettato.

  • Riscossione
  • Accertamento e riscossione
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26432

Cassazione, sentenza n. 26432 del 10/10/2024

Sentenza n. 26432 del 10/10/2024

L’accertamento recuperava componenti riferiti, tra l’altro, al transfer pricing infragruppo, contestando il metodo impiegato per determinare il valore normale; i giudici di merito avevano ritenuto preferibile il TNMM rispetto al CUP. La Cassazione ha escluso una gerarchia astratta tra i metodi tecnici OCSE: occorre scegliere e motivare quello più aderente alla concreta operazione, mentre in legittimità va indicato lo specifico errore di sussunzione. Nel caso esaminato il TNMM è stato reputato coerente con la struttura produttiva e distributiva del gruppo, con rigetto dei primi due motivi; il testo fornito non riporta il dispositivo complessivo.

  • Accertamento fiscale
  • IRES
  • Estero
  • Imprese
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26482

Cassazione, sentenza n. 26482 del 10/10/2024

Sentenza n. 26482 del 10/10/2024

La controversia riguardava il recupero di costi ritenuti indeducibili e di IVA indetraibile relativi a fatture per operazioni soggettivamente inesistenti; la CTR aveva confermato soltanto la ripresa IVA. La Cassazione ha ritenuto legittima la valutazione autonoma delle risultanze penali insieme alla documentazione prodotta e ha confermato che, per l’IVA, l’Amministrazione deve provare anche la consapevolezza del destinatario, mentre i costi restano deducibili se effettivi, inerenti e non direttamente utilizzati per commettere il reato. Il ricorso dell’Agenzia è stato rigettato.

N. 26481

Cassazione, sentenza n. 26481 del 10/10/2024

Sentenza n. 26481 del 10/10/2024

L’accertamento contestava maggiori ricavi non contabilizzati, costi indeducibili e IVA indetraibile connessa a operazioni soggettivamente inesistenti; la CTR aveva escluso i maggiori ricavi e confermato la sola ripresa IVA. La Cassazione ha dichiarato inammissibile la censura sui ricavi, perché diretta a rivalutare le prove in presenza di una doppia decisione conforme, e ha escluso che la CTR avesse attribuito efficacia automatica alla sentenza penale, avendone valutato autonomamente gli elementi insieme alla documentazione processuale. Nei dati forniti non è riportato l’esito complessivo del ricorso dopo l’esame degli ulteriori motivi.

  • Accertamento fiscale
  • IVA
  • IRES
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26473

Cassazione, sentenza n. 26473 del 10/10/2024

Sentenza n. 26473 del 10/10/2024

La lite riguardava l’imputazione a un socio degli utili extracontabili accertati definitivamente presso una società di capitali a ristretta base; la CTR aveva accolto l’appello valorizzando l’asserita estraneità del contribuente alla gestione. La Cassazione ha confermato che tale estraneità può vincere la presunzione di distribuzione, ma deve essere dimostrata in modo preciso e rigoroso: le allegazioni personali e il generico richiamo a documenti bancari non bastavano a rendere comprensibile la decisione. Accolto il primo motivo, la sentenza è stata cassata con rinvio, restando assorbiti gli altri motivi.

  • Accertamento fiscale
  • IRES
  • Società di capitali
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26471

Cassazione, sentenza n. 26471 del 10/10/2024

Sentenza n. 26471 del 10/10/2024

L’accertamento imputava al contribuente utili extracontabili di una società a ristretta base e un distinto maggior reddito di lavoro autonomo; la CTR aveva annullato integralmente l’atto per mancata prova della notificazione dell’accertamento societario. La Cassazione ha chiarito che il vizio di notifica dell’atto emesso verso la società non invalida automaticamente l’accertamento del socio, al quale consente invece di contestare tutti i fatti costitutivi della pretesa; ha inoltre rilevato l’assenza di motivazione sulla ripresa relativa al lavoro autonomo. Il ricorso dell’Agenzia è stato accolto, con cassazione e rinvio.

  • Accertamento fiscale
  • IRPEF
  • Società di capitali
  • Professionisti
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26452

Cassazione, sentenza n. 26452 del 10/10/2024

Sentenza n. 26452 del 10/10/2024

La controversia concerneva la ricostruzione analitico-induttiva dei ricavi di una società di persone operante nella ristorazione e la conseguente imputazione del maggior reddito ai soci; la CTR aveva confermato gli accertamenti, distinguendoli da quello relativo all’anno precedente. La Cassazione ha escluso vizi sul contraddittorio, sul giudicato e sulla motivazione, rilevando che la decisione regionale aveva valorizzato divergenze contabili e specifici errori nei calcoli del primo giudice. Ha inoltre affermato che l’inattendibilità complessiva della contabilità può sostenere l’accertamento mediante presunzioni semplici anche non plurime; il testo fornito non contiene il dispositivo finale.

  • Accertamento fiscale
  • IRPEF
  • IVA
  • Società di persone
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26432

Cassazione, sentenza n. 26432 del 9/10/2024

Sentenza n. 26432 del 09/10/2024

Un erede chiedeva il rimborso del 90% dell’IRPEF versata dal contribuente originario per il triennio 1990-1992, invocando l’agevolazione connessa al sisma del dicembre 1990; i giudici di merito avevano respinto la domanda. La Cassazione ha affermato che la residenza, nel periodo agevolato, in uno dei comuni individuati dal D.P.C.M. 15 gennaio 1991 costituisce fatto costitutivo del rimborso e deve essere provata dal richiedente; non basta lavorare in un comune interessato. Poiché il contribuente risiedeva altrove e il decreto conservava efficacia nonostante la mancata conversione del decreto-legge, il ricorso è stato rigettato.

  • Agevolazioni Fiscali
  • IRPEF
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26342

Cassazione, sentenza n. 26342 del 9/10/2024

Sentenza n. 26342 del 09/10/2024

La domanda riguardava il rimborso del 90% dell’IRPEF pagata per gli anni 1990-1992 in applicazione delle misure fiscali collegate al sisma del dicembre 1990; il silenzio-rifiuto dell’Amministrazione era stato confermato nei due gradi di merito. La Cassazione ha ritenuto indispensabile la residenza del beneficiario, durante il periodo rilevante, in uno dei comuni elencati dal D.P.C.M. 15 gennaio 1991, reputando irrilevante il solo svolgimento dell’attività professionale nell’area colpita. Confermata anche l’efficacia del decreto, la Corte ha rigettato tutti i motivi e condannato il ricorrente alle spese.

  • Agevolazioni Fiscali
  • IRPEF
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26288

Cassazione, sentenza n. 26288 del 8/10/2024

Sentenza n. 26288 del 08/10/2024

La società contestava una cartella emessa dopo controllo formale per ritenute d’acconto scomputate in un periodo d’imposta diverso, mentre la CTR aveva applicato genericamente il principio di competenza. La Cassazione ha precisato che occorre coordinare l’imputazione dei componenti reddituali con il momento in cui le ritenute sono operate rispetto alla presentazione della dichiarazione: quelle anteriori seguono il reddito cui si riferiscono, quelle successive si scomputano nel periodo in cui sono operate. Accolti i primi due motivi e dichiarati inammissibili gli altri, la sentenza è stata cassata con rinvio.

  • Accertamento e riscossione
  • Adempimenti
  • Dichiarazioni
  • IRES
  • Contenzioso
  • Processo tributario
N. 26215

Cassazione, sentenza n. 26215 del 7/10/2024

Sentenza n. 26215 del 07/10/2024

La controversia riguardava ritenute d’acconto non versate su utili extracontabili presuntivamente distribuiti ai soci di una società a ristretta base, mentre era ancora pendente il giudizio sui maggiori ricavi societari. La Cassazione ha escluso che l’accertamento delle ritenute richieda la previa definitività dell’accertamento societario, poiché la presunzione di attribuzione ai soci poggia sulla ristrettezza dell’assetto sociale ed è superabile con prova contraria. Riuniti i procedimenti connessi, ha dichiarato inammissibile per sopravvenuto difetto d’interesse il motivo sulla mancata riunione e fondato quello relativo alla necessità della sospensione.

  • Accertamento fiscale
  • Processo tributario
  • Società di capitali
  • IRES
N. 26125

Cassazione, ordinanza n. 26125 del 7/10/2024

Processo tributario - Ricorso per Cassazione

L’Amministrazione aveva impugnato la decisione che riconosceva a una società il rimborso parziale delle imposte versate per alcune annualità, entro i limiti del regime de minimis, con esclusione dell’IVA. La Cassazione non ha esaminato le contestazioni sul beneficio: mancavano gli avvisi di ricevimento delle raccomandate utilizzate per notificare il ricorso e gli intimati non si erano costituiti. Poiché la ricevuta prova il perfezionamento della notificazione e non era stata chiesta una rimessione in termini documentando la tempestiva richiesta del duplicato postale, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

N. 26137

Cassazione, provvedimento n. 26137 del 7/10/2024

Provvedimento n. 26137 del 07/10/2024

Il rinvio chiedeva se un diniego parziale di rimborso relativo a somme collegate a un precedente giudicato dovesse essere impugnato con il rito ordinario oppure mediante ottemperanza. La Cassazione ha rilevato che la propria giurisprudenza già delimita l’ottemperanza all’attuazione degli obblighi contenuti nella decisione, senza consentire il riconoscimento di diritti ulteriori; spetta quindi al giudice verificare se diniego e giudicato abbiano oggetto coincidente o autonomo, considerando anche gli effetti dell’eventuale definizione agevolata. Mancando il requisito della novità, il rinvio pregiudiziale è stato dichiarato inammissibile.

  • Processo tributario
  • Contenzioso
  • Riscossione
  • Pace Fiscale
N. 26100

Cassazione, ordinanza n. 26100 del 4/10/2024

Processo tributario - Ricorso per Cassazione - Termine di impugnazione

La controversia concerneva dinieghi di definizione agevolata riferiti a sanzioni contestate a un consulente quale coobbligato solidale; il giudice regionale li aveva annullati qualificando le sanzioni come non collegate al tributo. La Cassazione ha ritenuto tardivo il ricorso dell’Amministrazione: la precedente notificazione del ricorso per revocazione equivaleva alla notificazione della sentenza e aveva fatto decorrere il termine breve di sessanta giorni, in assenza di sospensione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e agli ulteriori importi previsti per la richiesta di decisione successiva alla proposta anticipata.

N. 26014

Cassazione, sentenza n. 26014 del 4/10/2024

Sentenza n. 26014 del 04/10/2024

L’accertamento traeva origine dai versamenti e prelevamenti rilevati sul conto di un contribuente; dopo l’esclusione in autotutela dei prelevamenti, il giudice del rinvio aveva annullato integralmente l’atto. La Cassazione ha affermato che i versamenti bancari fondano una presunzione legale relativa di maggior reddito per tutti i contribuenti e che spetta all’interessato giustificare analiticamente ogni operazione, mentre motivazione dell’atto e prova della pretesa restano piani distinti. Accolto il primo motivo dell’Amministrazione e assorbito il secondo, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.

N. 36765

Cassazione, sentenza n. 36765 del 3/10/2024

Penale tributario - Regime fiscale Cooperative

Un liquidatore era stato condannato per dichiarazione infedele relativa ai redditi e all’IVA di una cooperativa, mentre in appello era stato assolto dal distinto reato di omesso versamento. La Cassazione ha precisato che, davanti ad anomalie gestionali idonee a escludere il regime agevolato, grava sull’imputato l’onere di dedurre e provare i fatti che ne consentono l’applicazione; le questioni giuridiche sul regime fiscale non possono essere dimostrate mediante testimonianza. La volontà di non evadere deve inoltre trovare riscontro in condotte coerenti: il ricorso è stato rigettato, con condanna alle spese processuali.

  • Agevolazioni Fiscali
  • Società
  • IVA
  • Sanzioni
N. 25932

Cassazione, sentenza n. 25932 del 2/10/2024

Sentenza n. 25932 del 02/10/2024

Nel giudizio di rinvio sulla TIA 1, il giudice regionale aveva accolto integralmente l’appello del gestore senza individuare le porzioni dello stabilimento produttive di rifiuti speciali e quelle soggette al tributo. La Cassazione ha rilevato una carenza assoluta di motivazione: occorreva applicare concretamente il precedente principio di diritto, distinguendo le superfici tassabili da quelle esenti e verificando separatamente quota fissa e quota variabile alla luce delle prove. Accolto il primo motivo e assorbito il secondo, la sentenza è stata cassata con rinvio al giudice tributario regionale in diversa composizione.

N. 25917

Cassazione, sentenza n. 25917 del 2/10/2024

Sentenza n. 25917 del 02/10/2024

L’accertamento attribuiva a una società formalmente estera la residenza fiscale italiana e ricostruiva induttivamente i ricavi; nei gradi di merito erano state respinte le contestazioni sull’esterovestizione, sulla notificazione e sul calcolo dell’imponibile. La Cassazione ha escluso l’interruzione per il sopravvenuto fallimento, ritenuto sanati dall’impugnazione gli eventuali vizi notificatori e giudicato inammissibili o infondate le censure sul contraddittorio e sulla residenza fiscale. Ha invece reputato fondata la doglianza relativa alla motivazione meramente assertiva con cui il giudice regionale aveva confermato la percentuale di ricarico impiegata nella determinazione induttiva dei ricavi.

  • Estero
  • Accertamento fiscale
  • Processo tributario
  • Società
  • Procedure concorsuali
N. 25854

Cassazione, ordinanza n. 25854 del 27/09/2024

Accertamento induttivo - Scostamento tra prezzo di compravendita e mutuo erogato

L’Amministrazione aveva recuperato maggiori ricavi da cessioni immobiliari rilevando che prezzi dichiarati, mutui concessi agli acquirenti e perizie bancarie presentavano valori differenti; il giudice regionale aveva annullato l’accertamento, richiamando come fatto notorio la sovrastima degli immobili nelle perizie per ottenere finanziamenti maggiori. La Cassazione ha ritenuto che lo scostamento fra prezzo e mutuo possa da solo sostenere l’accertamento induttivo e che una valutazione tecnica non possa essere qualificata come nozione di comune esperienza. Accolti entrambi i motivi dell’Amministrazione, la decisione è stata cassata con rinvio.

N. 25852

Cassazione, sentenza n. 25852 del 27/09/2024

Sentenza n. 25852 del 27/09/2024

L’avviso, fondato anche su indagini bancarie, aveva determinato maggiori IRES, IVA e IRAP e relative sanzioni; i giudici di merito avevano sostanzialmente confermato la pretesa. La Cassazione ha escluso l’efficacia del giudicato relativo a una diversa annualità, ritenuto non decisiva la mancata allegazione dell’autorizzazione bancaria in assenza di concreto pregiudizio e dichiarato inammissibile il motivo sul contraddittorio preventivo. Ha però accolto le censure sulla mancata valutazione analitica delle giustificazioni offerte per le singole movimentazioni e sul mancato riconoscimento dei costi nell’accertamento induttivo, rilevando che alle controprove del contribuente deve corrispondere uno scrutinio giudiziale puntuale.

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