Con il modello REDDITI 2026, riferito al periodo d’imposta 2025, si misurano per la prima volta in concreto le ricadute del D.Lgs. 192/2025, il decreto correttivo delle norme di attuazione della riforma fiscale, sul trattamento tributario della correzione degli errori contabili. Le nuove regole si applicano alle correzioni rilevate nei bilanci di esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2025: rileva l’esercizio in cui l’errore viene corretto, non quello in cui è stato commesso. Il decreto ha infatti limitato in modo deciso la cosiddetta procedura semplificata, cioè lo strumento che permette di attribuire rilevanza fiscale alla correzione nell’esercizio della scrittura, evitando di presentare dichiarazioni integrative per le annualità passate. Ne deriva, con tutta evidenza, un aumento dei casi in cui l’integrativa diventa necessaria. Le due strade producono poi effetti diversi sulle sanzioni e, talvolta, sulle imposte dovute. Nelle pagine che seguono si chiarisce la distinzione tra errori rilevanti e non rilevanti, si propongono due esempi numerici sul costo omesso e si segnalano i passaggi più delicati quando lo stesso errore compare in più esercizi.
- REQUISITI DEL RICONOSCIMENTO FISCALENuove Regole: Che cosa cambia dal 2025
In termini semplici, un errore contabile è una registrazione sbagliata od omessa che non deriva da una stima; per le società che adottano i principi contabili nazionali la definizione è contenuta nel principio OIC 29. Quando una società si accorge di non aver contabilizzato un costo di un esercizio precedente, deve sistemare il bilancio e poi stabilire come trattare la correzione ai fini delle imposte.
Finora numerose correzioni trovavano riconoscimento fiscale nell’esercizio della loro registrazione, e ciò permetteva di non rifare le dichiarazioni degli anni coinvolti. Il D.Lgs. 192/2025 è intervenuto sull’art. 83 del TUIR e sulle norme IRAP corrispondenti, riducendo l’ambito soggettivo, oggettivo e temporale di tale meccanismo. Stando alle prime ricostruzioni di prassi e dottrina, il riconoscimento fiscale dell’errore non rilevante nell’esercizio della correzione spetta soltanto ai soggetti il cui bilancio è sottoposto a revisione legale e alle correzioni effettuate entro un termine collegato all’esercizio successivo. Le fonti consultate non concordano sul termine preciso: per esaminare il singolo caso occorre quindi fare riferimento al testo del decreto.
La disciplina abbraccia ogni situazione riconducibile agli errori contabili, perciò la casistica concreta è assai vasta: costi non registrati, ricavi attribuiti all’anno sbagliato, fatture dimenticate, ammortamenti calcolati in modo scorretto.
- RETTIFICA E RILEVANZA CONTABILEErrori Rilevanti: Conto economico o patrimonio netto
La rilevanza dell’errore determina quale scrittura contabile adottare. Un errore non rilevante si corregge attraverso il conto economico dell’esercizio della scoperta. Un errore rilevante, invece, comporta una rettifica imputata direttamente al patrimonio netto, senza passare dal conto economico. Stabilire la rilevanza richiede una valutazione soggettiva, legata a quanto l’errore pesa sul bilancio, e non sempre il giudizio è immediato.
Dalla classificazione contabile dipende il percorso fiscale. Una volta registrata la correzione, bisogna accertare, caso per caso, se ci sono le condizioni per far valere la rettifica nell’esercizio in corso o se si deve invece agire sulle dichiarazioni degli anni passati. Questo passaggio è decisivo, dato che dalle condizioni della procedura semplificata discende anche l’obbligo di presentare l’integrativa.
- COSTO RECUPERATO CON DUE PROCEDUREPrimo Esempio: Costo omesso nel 2024 e corretto nel 2025
Si pensi a un costo non registrato nel 2024, scoperto e corretto nel 2025 come errore giudicato non rilevante. La correzione transita dal conto economico 2025 quale componente negativo di reddito.
Quando risultano soddisfatti i presupposti soggettivi, oggettivi e temporali della procedura semplificata, la posta correttiva assume rilevanza fiscale nel 2025. In REDDITI 2026 non va effettuata alcuna variazione e la dichiarazione integrativa non si presenta.
Se mancano i presupposti, lo scenario muta. Nella dichiarazione del periodo in cui l’errore è corretto, ossia REDDITI 2026, si deve operare una variazione in aumento, poiché il costo transitato a conto economico non è riconosciuto fiscalmente in quell’anno. Il contribuente ha allora la possibilità di presentare una dichiarazione integrativa a favore per il modello REDDITI 2025, attribuendo il costo al periodo d’imposta 2024 con una variazione in diminuzione. Soltanto così si recupera la deduzione nell’anno di competenza.
- DEDUZIONE NELL’ANNO DI COMPETENZASecondo Esempio: Errore rilevante di competenza 2022
Si supponga adesso che l’errore sia rilevante, che la correzione venga rilevata nel 2025 a patrimonio netto e che il costo omesso appartenesse al 2022. In tale ipotesi mancano i presupposti oggettivi e temporali della procedura semplificata.
Nella dichiarazione del 2025 (REDDITI 2026) nessuna variazione in aumento va effettuata, giacché la correzione non ha attraversato il conto economico. Per ottenere il riconoscimento del costo occorre presentare una dichiarazione integrativa a favore per il modello REDDITI 2023, riferito al periodo d’imposta 2022, con una variazione in diminuzione. Il costo ritorna così, sul piano fiscale, nell’anno in cui è sorto, e non in quello in cui è stato scoperto.
| Situazione | Dichiarazione REDDITI 2026 | Integrativa |
|---|---|---|
| Errore non rilevante 2024, procedura semplificata applicabile | Nessuna variazione | Non necessaria |
| Errore non rilevante 2024, procedura non applicabile | Variazione in aumento | A favore su REDDITI 2025, variazione in diminuzione |
| Errore rilevante di competenza 2022, correzione a patrimonio netto | Nessuna variazione in aumento | A favore su REDDITI 2023, variazione in diminuzione |
- RACCORDO PER SINGOLA ANNUALITÀErrore Ripetuto: Più esercizi, più regole
Le cose si complicano se il medesimo errore è stato commesso in diversi esercizi, ad esempio un costo ricorrente rimasto non contabilizzato per tre anni di fila. A causa del limite temporale della procedura semplificata, lo stesso errore può ricevere riconoscimento fiscale in modi diversi, secondo l’anno considerato. Per i periodi più recenti potrebbe essere sufficiente la rilevanza nell’esercizio della correzione, mentre per quelli più remoti sarà necessaria l’integrativa.
Ne consegue una gestione per singolo periodo d’imposta, con un prospetto che riporti per ogni anno la modalità prescelta. Un quadro ordinato scongiura doppie deduzioni o recuperi dimenticati, due rischi tutt’altro che teorici quando le variazioni si distribuiscono su più dichiarazioni.
- EFFETTI FISCALI DELLE DUE PROCEDURESanzioni e Natura dei Componenti: Cosa cambia tra le procedure
Le varie procedure di correzione hanno effetti dissimili sulle sanzioni e potrebbero influire anche sulle imposte dovute. Stando alla Relazione illustrativa al D.Lgs. 192/2025, nella procedura semplificata le poste correttive conservano la natura dei componenti di reddito colpiti dall’errore, ma assumono rilevanza fiscale nell’esercizio della correzione, entro i limiti e alle condizioni previsti. Lo stesso chiarimento è ripreso dalla circolare Assonime n. 20/2026.
Nella pratica, prima di optare per la procedura semplificata o per l’integrativa, conviene mettere a confronto gli esiti di entrambe: l’integrativa a favore può determinare un credito e va gestita entro i termini ordinari, mentre la correzione nell’esercizio corrente risparmia la rettifica delle dichiarazioni precedenti, ma, in assenza dei presupposti, può tradursi in una variazione in aumento definitiva. Alla luce delle novità, società e consulenti farebbero bene a controllare per tempo il bilancio 2025, in particolare se hanno già contabilizzato scritture di correzione.
Domande frequenti
Quando serve una dichiarazione integrativa per correggere un errore contabile?
La dichiarazione integrativa serve quando non ricorrono i presupposti per riconoscere fiscalmente la correzione nell’esercizio in cui viene registrata. Il costo va allora recuperato nell’anno di competenza, raccordando la rettifica contabile con le variazioni fiscali per evitare deduzioni duplicate.
Che differenza c’è tra errori contabili rilevanti e non rilevanti?
Un errore non rilevante si corregge nel conto economico dell’esercizio della scoperta. Un errore rilevante richiede invece una rettifica del patrimonio netto. La classificazione contabile precede la verifica delle condizioni per attribuire alla correzione rilevanza fiscale nell’esercizio corrente.
Come si gestisce lo stesso errore contabile ripetuto in più anni?
Occorre esaminare separatamente ciascun periodo d’imposta e predisporre un prospetto con la procedura applicabile a ogni annualità. I limiti temporali possono consentire il riconoscimento nell’esercizio della correzione per periodi recenti e richiedere l’integrativa per quelli più remoti.

