info@studiopizzano.it

Concordato preventivo biennale 2026-2027: i benefici per chi rinnova

Concordato preventivo biennale 2026-2027: i benefici per chi rinnova

10 Agosto, 2026

[print_posts pdf="yes" word="no" print="yes"]

Il Consiglio dei ministri del 4 agosto 2026 ha approvato in via definitiva il decreto legislativo integrativo e correttivo della delega fiscale, il cosiddetto decreto Omnibus. Il testo dedica al concordato preventivo biennale il suo capitolo più corposo e costruisce un pacchetto di premi per chi decide di rinnovare l’adesione per il 2026-2027: rate senza interessi, ravvedimento speciale allargato al quadriennio 2020-2023, soglie più alte per il visto di conformità. La platea di riferimento sono le circa 461 mila partite Iva soggette agli Isa che avevano già scelto lo strumento nel primo biennio, il 2024-2025.

Il punto di partenza: cosa è già legge e cosa no

Prima di ragionare sui vantaggi conviene separare i due piani, perché non hanno lo stesso peso.

È già diritto vigente il nuovo calendario. Il decreto legge 27 marzo 2026, n. 38, convertito dalla legge 22 maggio 2026, n. 88, ha spostato al 31 ottobre 2026 il termine per accettare la proposta relativa al biennio 2026-2027, allineandolo alla scadenza dichiarativa; per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare il riferimento è l’ultimo giorno del decimo mese successivo alla chiusura dell’esercizio. Il 31 ottobre 2026 cade di sabato: in applicazione della regola generale sugli adempimenti che scadono di sabato o in giorno festivo il termine dovrebbe slittare al primo giorno lavorativo successivo, lunedì 2 novembre, ma è prudente non costruire la pianificazione dello studio su quei due giorni.

Non è invece ancora diritto vigente il decreto Omnibus, da cui discendono tutti i benefici descritti qui sotto. Il testo, composto da 37 articoli, alla data di questo articolo risulta approvato in via definitiva ma non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale: fino alla pubblicazione e all’entrata in vigore le misure vanno trattate come annunciate, non come applicabili, e in quest’articolo sono perciò al condizionale. È una precisazione che non è formale: la decisione sul rinnovo va presa entro fine ottobre, e se il correttivo dovesse arrivare con un contenuto diverso da quello anticipato, la convenienza del rinnovo andrebbe rifatta da capo.

Rate senza interessi e accertamento più corto

Per chi rinnova il concordato preventivo biennale, il correttivo prevederebbe tre vantaggi principali:

  • versamento rateale, senza interessi, delle somme dovute a saldo e in acconto;
  • riduzione di due anni dei termini entro cui l’Agenzia delle entrate può notificare gli avvisi di accertamento;
  • semplificazioni sui rimborsi e sulle compensazioni dei crediti fiscali, di cui si dice più avanti.

La logica è quella del premio alla continuità: chi ha già sperimentato lo strumento nel primo biennio e lo conferma ottiene un trattamento migliore di chi entra adesso. Va detto che il primo dei tre vantaggi pesa quanto è alto il debito da rateizzare, mentre il secondo produce effetti che si apprezzano solo a distanza di anni: nel confronto con il costo del reddito concordato non sono voci che si equivalgono.

Ravvedimento speciale: il conto si allarga al 2020-2023

È la novità più rilevante. Nella versione iniziale del provvedimento la sanatoria copriva il solo periodo d’imposta 2023; nel testo approvato in via definitiva arriverebbe invece a comprendere l’intero quadriennio 2020-2023, e resterebbe riservata ai soggetti Isa che rinnovano il concordato dopo aver aderito al primo ciclo 2024-2025.

Il meccanismo è quello già sperimentato con il ravvedimento collegato al primo biennio. La base imponibile non è il reddito dichiarato, ma un suo incremento figurativo, tanto più alto quanto più basso è il punteggio Isa (dal 5 per cento per il punteggio massimo fino al 50 per cento per i punteggi più bassi). Su quella base si applica un’imposta sostitutiva, anch’essa graduata sull’affidabilità.

Punteggio Isa Imposta sostitutiva
punteggi elevati 10%
tra 6 e 8 12%
inferiore a 6 15%

Sulla soglia esatta che dà diritto all’aliquota del 10 per cento le prime ricostruzioni non concordano (il ravvedimento collegato al primo biennio la fissava a 8): è un dato da leggere sul testo pubblicato in Gazzetta prima di consegnare un preventivo al cliente. Per le annualità 2020 e 2021, penalizzate dagli effetti della pandemia, l’imposta sostitutiva sarebbe ridotta del 30 per cento. Resta fermo un versamento minimo di 1.000 euro per ciascuna annualità, riferito alle imposte sui redditi e alle relative addizionali; il versamento sarebbe frazionabile in rate mensili.

Due avvertenze che cambiano il conto. La prima: la sanatoria opera sulle imposte sui redditi, sulle addizionali e sull’Irap, mentre l’Iva ne resta fuori, per cui una posizione con criticità sul fronte dell’imposta sul valore aggiunto non si chiude qui. La seconda: nella versione collegata al primo biennio l’esercizio dell’opzione comportava un allungamento dei termini di accertamento sulle annualità interessate, e le prime letture del correttivo indicano un effetto analogo; è un punto da verificare sul testo definitivo, perché convive male con la riduzione di due anni promessa a chi rinnova.

Un esempio di calcolo

Una professionista con punteggio Isa pari a 7 valuta di sanare il 2022 e il 2021.

Per il 2022 l’incremento figurativo del reddito, parametrato al punteggio, è di 8.000 euro. L’imposta sostitutiva al 12 per cento sarebbe di 960 euro, sotto il minimo di legge: il versamento dovuto per quell’annualità sarebbe quindi di 1.000 euro.

Per il 2021 l’incremento figurativo è di 20.000 euro: l’imposta sostitutiva sarebbe di 2.400 euro, ridotta del 30 per cento in quanto annualità pandemica, quindi 1.680 euro effettivamente dovuti. Il totale delle due annualità si ferma a 2.680 euro.

Attenzione al caso limite: quando la riduzione del 30 per cento porta l’imposta di un’annualità sotto i 1.000 euro, l’ordine di applicazione fra sconto pandemico e minimo di legge determina qualche centinaio di euro di differenza. Finché non ci sono istruzioni operative, la prudenza suggerisce di preventivare il minimo pieno.

Visto di conformità, soglie più alte per i crediti

Per chi rinnova il concordato salirebbero anche le soglie entro cui si possono compensare i crediti fiscali senza richiedere il visto di conformità: da 70.000 a 100.000 euro per i crediti Iva e da 50.000 a 70.000 euro per i crediti relativi a Irpef, Ires e Irap. Per uno studio che gestisce compensazioni ricorrenti è, in termini di adempimenti risparmiati, uno dei vantaggi più concreti del pacchetto.

Dichiarazione integrativa per chi aderisce la prima volta

Il correttivo interverrebbe anche su chi entra nel concordato adesso, consentendo di correggere errori od omissioni che hanno inciso sui dati utilizzati per costruire la proposta, con dichiarazione integrativa e ravvedimento operoso. La correzione comporterebbe la rideterminazione sia del reddito concordato sia del valore della produzione netta rilevante ai fini Irap, così che un’imprecisione nei dati trasmessi non pregiudichi l’accesso allo strumento.

Meno cause di esclusione, più flessibilità sui soci

Verrebbe eliminato il requisito dell’assenza di debiti erariali e previdenziali scaduti al 31 dicembre dell’anno precedente all’adesione. La modifica interessa in modo diretto i contribuenti che si sono visti decadere da una rottamazione o da un piano di rateazione riferito a debiti anteriori all’ingresso nel concordato: fino a oggi quella decadenza poteva chiudere la porta al regime.

Cambierebbe anche la disciplina dell’ingresso di nuovi soci o associati in società e associazioni professionali: se il soggetto entrante ha conseguito nell’anno precedente un reddito non superiore a 35.000 euro, il suo ingresso non farebbe scattare né l’esclusione né la cessazione dal concordato. È la risposta a un problema pratico che ha bloccato più di un passaggio generazionale negli studi associati.

Pagamenti elettronici e corrispettivi: tolleranza del 5%

Fuori dal capitolo concordato, il decreto Omnibus introdurrebbe una soglia di tolleranza del 5 per cento nell’applicazione delle sanzioni collegate ai pagamenti elettronici e alla certificazione dei corrispettivi, per evitare penalità sproporzionate a fronte di scostamenti di lieve entità.

Cosa fare da qui al 31 ottobre

Il calendario impone una sequenza precisa. Entro agosto e settembre va costruito il confronto fra la proposta di concordato preventivo biennale per il 2026-2027 e il reddito atteso, tenendo conto dei nuovi tetti agli incrementi introdotti dal decreto fiscale per i punteggi Isa più bassi. In parallelo si quantifica il costo del ravvedimento sulle annualità 2020-2023 ancora accertabili, per ciascun cliente potenzialmente interessato, così da avere il numero pronto quando il testo sarà pubblicato. La firma sul rinnovo, infine, va data solo dopo aver letto in Gazzetta il contenuto effettivo del correttivo: le convenienze descritte qui sopra, oggi, sono ancora annunci.

Infografica

Concordato preventivo biennale 2026-2027: i benefici per chi rinnova - infografica

Articoli correlati per Categoria