Il rilascio del software Il tuo ISA 2026 CPB – disponibile dal 14 maggio 2026, con qualche settimana di ritardo rispetto ai termini normativi – segna il via concreto alla campagna ISA collegata al periodo d’imposta 2025 e alla proposta di concordato preventivo biennale per il biennio 2026-2027. L’applicativo consente in un unico ambiente di calcolare l’indice sintetico di affidabilità fiscale, gestire la proposta di concordato e comunicarne l’eventuale revoca. La novità più rilevante rispetto al biennio precedente riguarda i termini: il decreto fiscale approvato il 14 maggio 2026 ha definitivamente spostato la scadenza per l’adesione (e la revoca) dal 30 settembre al 31 ottobre 2026, che cadendo di sabato slitta automaticamente al 2 novembre 2026. Lo stesso provvedimento ha introdotto nuovi tetti agli incrementi di reddito anche per i contribuenti con punteggio ISA inferiore a 8, e sconti per chi rinnova dopo il biennio 2024-2025. Per gli studi professionali, la sfida non è tecnica ma consulenziale: il software produce una proposta, ma la scelta di aderire o meno resta umana, documentata e coerente con i numeri di ogni singolo cliente.
Il software ISA 2026 CPB diventa operativo
L’Agenzia delle Entrate, con Sogei, ha reso disponibile il programma Il tuo ISA 2026 CPB (versione 1.0.0) nella seconda settimana di maggio 2026. Per studi professionali e contribuenti soggetti agli indici sintetici di affidabilità fiscale non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico.
Va detto subito, però, che il rilascio è avvenuto in ritardo rispetto a quanto previsto: l’art. 8 del D.Lgs. n. 13/2024 fissava la disponibilità del software entro il 15 aprile 2026. Il ritardo di circa un mese ha compresso i tempi degli studi nella fase di analisi preliminare, rendendo ancora più necessaria una gestione strutturata del lavoro.
Il software è il passaggio che permette di tradurre in numeri la proposta di concordato preventivo biennale per il biennio 2026-2027. Prima si ragionava sulle regole, sulle bozze, sulle metodologie. Ora si entra nella gestione pratica.
L’applicativo consente la compilazione, il calcolo e la trasmissione telematica dei modelli ISA. Gli stessi dati alimentano poi la proposta di concordato elaborata dall’Amministrazione finanziaria.
Il quadro normativo di riferimento resta quello del D.Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13, che disciplina il concordato preventivo biennale. La stagione 2026-2027, però, ha una sua autonomia operativa. Modelli, specifiche tecniche e controlli seguono il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 27 febbraio 2026, prot. n. 72335.
A cosa serve il programma dell’Agenzia
Il programma ha una funzione doppia. Da un lato gestisce gli ISA relativi al periodo d’imposta 2025. Dall’altro consente di lavorare sulla proposta di concordato per i periodi d’imposta 2026 e 2027.
Nella prassi, questo significa che il professionista può utilizzare un unico ambiente per verificare affidabilità fiscale, dati dichiarativi e valori proposti per il CPB. Non è un dettaglio di poco peso.
Il concordato, infatti, non si decide guardando solo il risultato finale. Conta la qualità dei dati caricati, la coerenza con Redditi 2026, l’assenza di anomalie e la tenuta dell’intero fascicolo fiscale del cliente.
| Funzione | Effetto operativo |
|---|---|
| Compilazione ISA | Inserimento e gestione dei dati rilevanti per gli indici sintetici relativi al periodo d’imposta 2025. |
| Calcolo dell’affidabilità | Determinazione del punteggio ISA e verifica della posizione del contribuente. |
| Elaborazione CPB | Gestione della proposta di concordato preventivo biennale 2026-2027. |
| Trasmissione con Redditi | Invio del modello CPB insieme alla dichiarazione dei redditi, allegato al modello ISA. |
| Invio autonomo | Trasmissione della proposta CPB usando il frontespizio dei modelli Redditi, senza inviare l’intera dichiarazione. |
| Revoca o modifica | Comunicazione della revoca o della modifica di una precedente adesione al CPB per il biennio 2026-2027, entro il 2 novembre 2026. |
Invio autonomo o con la dichiarazione
Uno dei punti più pratici riguarda le modalità di trasmissione. Il modello CPB 2026-2027 può essere inviato insieme alla dichiarazione dei redditi. In questo caso viaggia con il modello ISA allegato a Redditi.
Esiste però anche l’invio autonomo. In tale ipotesi il contribuente utilizza il frontespizio dei modelli Redditi senza trasmettere l’intera dichiarazione. Va chiarito subito un punto fondamentale: l’invio del frontespizio congiuntamente al modello CPB non ha natura dichiarativa, ma esclusivamente di comunicazione dell’adesione.
Questa possibilità va letta bene. L’invio autonomo non sostituisce la dichiarazione dei redditi. Serve a comunicare l’adesione alla proposta di concordato – o la revoca – secondo le regole tecniche previste.
Per gli intermediari è una distinzione decisiva. Un invio autonomo eseguito correttamente non esonera dal successivo invio di Redditi 2026 nei termini ordinari. Le due cose convivono, ma hanno natura diversa.
Esempio pratico. Una società soggetta agli ISA vuole valutare subito la proposta CPB 2026-2027. Lo studio calcola gli ISA, verifica la proposta e decide di procedere con l’adesione tramite invio autonomo. In seguito trasmetterà comunque Redditi 2026, con tutti i quadri dichiarativi dovuti.
La revoca e la modifica: stessa finestra, regole diverse
Il software consente anche di revocare una precedente adesione al concordato preventivo biennale 2026-2027 o di modificarne i termini. Il punto merita attenzione, perché nella gestione quotidiana può capitare di aderire e poi rivedere la scelta.
Qui va fatta una distinzione che spesso sfugge nella pratica. Se il contribuente intende modificare una comunicazione di adesione già inviata, non è necessario procedere con la revoca: è sufficiente trasmettere una nuova comunicazione entro la scadenza. La revoca, invece, è lo strumento per chi vuole rinunciare definitivamente al concordato per il biennio.
Entrambe le operazioni – revoca e modifica – devono avvenire entro il termine di adesione al CPB.
Il termine, definitivamente stabilito dal decreto fiscale approvato il 14 maggio 2026, è il 31 ottobre 2026. Poiché tale data cade di sabato, per effetto delle ordinarie regole sul differimento dei termini, la scadenza effettiva slitta al 2 novembre 2026.
Questo è un dato normativo ormai consolidato, non più un’ipotesi in attesa di conversione. La sua certezza dovrebbe aiutare gli studi a pianificare senza ambiguità.
Le novità del decreto fiscale del 14 maggio 2026
Il decreto fiscale approvato il 14 maggio 2026 non si è limitato alla proroga dei termini. Ha introdotto modifiche sostanziali alla convenienza del concordato che ogni studio deve conoscere prima di consigliare l’adesione.
Tetti agli incrementi anche per i contribuenti con ISA basso. Una delle novità più rilevanti riguarda i contribuenti con punteggio ISA inferiore a 8, che in precedenza non beneficiavano di limiti agli incrementi di reddito proposti. Il decreto introduce due nuove fasce:
- incremento massimo del 30% per i contribuenti con ISA tra 6 e 8;
- incremento massimo del 35% per i contribuenti con ISA inferiore a 6.
Sconti per chi rinnova dopo il biennio 2024-2025. Per i contribuenti con ISA pari o superiore a 8 che aderiscono al CPB 2026-2027 dopo aver già aderito al biennio 2024-2025, gli incrementi sono dimezzati rispetto a quelli ordinari. Si tratta di un incentivo esplicito alla continuità dell’istituto.
Alleggerimento dei requisiti sui debiti erariali. Il decreto ha inoltre allentato il requisito legato ai debiti tributari e previdenziali, ampliando la platea dei soggetti che possono accedere al concordato.
Il nodo della metodologia CPB
La pubblicazione del software si collega alla metodologia approvata con decreto MEF dell’11 maggio 2026 per formulare le proposte del biennio 2026-2027. Il meccanismo non nasce dal nulla. L’Agenzia lavora sui dati dichiarati, sugli ISA e sugli elementi rilevanti per stimare reddito e valore della produzione.
Secondo quanto previsto dal D.Lgs. n. 13/2024, il concordato punta a definire preventivamente il reddito rilevante per il biennio. In cambio, il contribuente accetta una base imponibile concordata. La logica è quella di stabilizzare il rapporto con il Fisco.
Questo non significa immunità totale dai controlli. Né significa che l’adesione sia sempre conveniente. Come spesso accade, la scelta fiscale buona non è quella più comoda. È quella coerente con i numeri.
Nella valutazione entrano anche eventuali cause di esclusione, decadenza e cessazione, disciplinate dagli artt. 11, 21 e 22 del D.Lgs. n. 13/2024. Sono profili che vanno letti prima dell’invio, non dopo. La fretta, in questo ambito, è una cattiva consulente.
Attenzione alle STP e alle associazioni professionali
Un profilo spesso trascurato, ma di grande rilievo pratico, riguarda i professionisti che operano in strutture collettive: società tra professionisti (STP), associazioni professionali e società tra avvocati.
La disciplina prevista dall’art. 11 del D.Lgs. n. 13/2024 introduce una regola di tipo “all in, all out”. Il professionista partecipante a una struttura collettiva non può accedere al CPB se la struttura non aderisce nei medesimi periodi. Specularmente, la struttura è esclusa se anche un solo associato che dichiara individualmente reddito di lavoro autonomo non aderisce al concordato.
Per gli studi associati questa regola impone una verifica preventiva e una decisione condivisa, non individuale. Il mancato rinnovo del CPB 2026-2027 da parte di uno solo degli associati produrrà la cessazione del concordato per l’intero studio per il 2026.
Perché il rilascio conta per gli studi
Il rilascio del programma cambia il lavoro degli studi professionali. Finisce la fase delle simulazioni astratte e comincia quella dei fascicoli da controllare cliente per cliente.
Chi assiste imprese e professionisti dovrà verificare almeno tre livelli:
- la correttezza dei dati contabili e strutturali inseriti negli ISA;
- la coerenza tra modello ISA, modello CPB e dichiarazione Redditi;
- la convenienza economica dell’adesione, guardando ai redditi attesi del biennio 2026-2027 e alle nuove soglie di incremento introdotte dal decreto fiscale.
Non basta dire che il software produce una proposta. La proposta va letta dentro la storia fiscale del contribuente, nei margini effettivi dell’attività e nelle possibili variazioni future.
Si consideri un professionista che nel 2025 ha avuto un reddito elevato per un incarico straordinario. Se nel 2026 e nel 2027 prevede un calo strutturale, il concordato può diventare meno conveniente. Al contrario, per un’impresa con margini in crescita stabile, il patto fiscale può avere un interesse diverso, rafforzato dal limite agli incrementi proposti.
Adesione al CPB: scelta fiscale, non automatismo
Il punto più delicato è proprio questo: la disponibilità del software non rende automaticamente conveniente l’adesione. Rende solo possibile calcolare, inviare e gestire la proposta.
Un contribuente può avere un punteggio ISA adeguato e una proposta tecnicamente accessibile. Ma la convenienza dipende dal reddito atteso, dalle dinamiche settoriali e dalla stabilità dell’attività.
Si pensi a una piccola impresa edile che nel 2025 ha chiuso commesse importanti. Se nel biennio successivo il portafoglio lavori è più debole, il CPB può bloccare valori poco realistici. Per una società di servizi con contratti pluriennali già firmati, invece, lo scenario cambia.
Il professionista dovrebbe quindi costruire una scheda di valutazione. Dentro ci stanno proposta CPB, redditi storici, budget, rischi di scostamento e possibili eventi straordinari, nonché la verifica del punteggio ISA per applicare correttamente le nuove soglie di incremento.
Gli errori da evitare
Il primo errore è affidarsi al solo output del software. Il programma calcola, ma non valuta la strategia fiscale del contribuente.
Il secondo errore è confondere invio autonomo e dichiarazione dei redditi. L’adesione comunicata con il frontespizio non ha natura dichiarativa e non chiude il ciclo dichiarativo.
Il terzo errore riguarda la distinzione tra revoca e modifica della comunicazione. Non sono la stessa cosa. Se si vuole solo correggere un’adesione già inviata, non occorre revocare: basta una nuova comunicazione entro il termine.
Il quarto errore è gestire la revoca come una decisione dell’ultimo giorno. Serve una prova documentale della scelta del cliente, possibilmente con un incarico o una conferma scritta.
Il quinto errore è ignorare la clausola “all in, all out” per le strutture associative. Una verifica preliminare tra tutti gli associati è condizione necessaria prima di qualsiasi invio.
La tabella operativa per decidere
| Domanda da porsi | Controllo consigliato |
|---|---|
| Il contribuente applica gli ISA? | Verificare codice attività, cause di esclusione ISA e corretto modello applicabile. |
| I dati 2025 sono solidi? | Controllare contabilità, componenti straordinari, magazzino, ricavi e costi non ricorrenti. |
| Qual è il punteggio ISA? | Verificare la fascia di appartenenza (sotto 6, tra 6 e 8, pari o superiore a 8) per applicare il corretto tetto agli incrementi. |
| Il contribuente ha già aderito al biennio 2024-2025? | Se ISA ≥ 8 e rinnova, verificare l’applicazione degli incrementi dimezzati previsti dal decreto fiscale. |
| La proposta è sostenibile? | Confrontare reddito proposto e budget 2026-2027, senza fermarsi al solo dato storico. |
| Il contribuente opera in struttura associativa? | Verificare che tutti gli associati siano allineati sulla scelta di aderire o non aderire (regola “all in, all out”). |
| Ci sono rischi di revoca o ripensamento? | Documentare la scelta del cliente e distinguere tra revoca e modifica della comunicazione. Fissare scadenza interna al 20 ottobre 2026. |
| L’invio è autonomo o con Redditi? | Separare comunicazione CPB e dichiarazione ordinaria, evitando sovrapposizioni operative. |
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