La deduzione IRAP 2025 nel modello Redditi 2026 non funziona come un credito d’imposta. Non si sottrae dall’IRES o dall’IRPEF dovuta. Riduce, invece, il reddito imponibile. Per questo motivo la compilazione richiede un doppio passaggio: l’IRAP contabilizzata viene prima ripresa a tassazione e poi, solo nei limiti ammessi, viene dedotta in base all’imposta effettivamente versata. La difficoltà nasce qui. Il bilancio ragiona per competenza. La deduzione fiscale, in questo caso, segue i versamenti. Quindi l’IRAP imputata a conto economico nel 2025 non coincide necessariamente con l’IRAP deducibile nel modello Redditi 2026. E quando i due numeri vengono sovrapposti, l’errore è dietro l’angolo.
Il principio di partenza
La deduzione IRAP dalle imposte sui redditi opera come componente negativo deducibile. Non genera un credito utilizzabile in compensazione e non riduce direttamente il debito fiscale. Incide prima, nella determinazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo.
Nel quadro RF, questo principio si traduce in una logica abbastanza lineare. L’IRAP iscritta tra i costi dell’esercizio viene recuperata a tassazione. Subito dopo, il contribuente espone le deduzioni ammesse tra le variazioni in diminuzione. Nel quadro RG il meccanismo è diverso nella forma, ma simile nella sostanza: si indicano le deduzioni con i codici previsti per le imprese in contabilità semplificata.
Il punto da tenere fermo è questo: la deduzione non nasce perché l’IRAP compare nel conto economico. Nasce perché la norma consente di dedurre una parte dell’IRAP pagata, in presenza dei presupposti previsti. È una differenza piccola solo in apparenza.
Le due deduzioni da non confondere
Nel modello Redditi 2026 possono assumere rilievo due deduzioni IRAP. La prima è quella forfetaria del 10%. La seconda è quella analitica riferibile alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato.
La deduzione forfetaria del 10% è una misura più semplice. Viene calcolata sull’IRAP versata nel periodo d’imposta, considerando sia il saldo di periodi precedenti sia gli acconti del periodo laddove l’impresa abbia sostenuto nel corso dell’esercizio costi per interessi passivi netti. La sua gestione dichiarativa passa dal rigo RF55, codice 12, per i soggetti in contabilità ordinaria.
Per le imprese in contabilità semplificata, invece, la stessa deduzione deve essere riportata nel rigo RG22, codice 14. Il dato non cambia nella natura. Cambia il contenitore dichiarativo.
La deduzione analitica sul personale è più delicata. Non si determina con una percentuale secca. Occorre individuare la quota di IRAP riferibile alle spese per personale dipendente e assimilato che hanno concorso alla base imponibile IRAP, al netto delle deduzioni previste dall’art. 11 del D.Lgs. n. 446/1997.
Nel quadro RF, questa quota va indicata nel rigo RF55, codice 33. Nel quadro RG, per le imprese in semplificata, il riferimento è il rigo RG22, codice 15.
| Deduzione | Presupposto | Quadro RF | Quadro RG |
|---|---|---|---|
| Forfetaria del 10% | IRAP versata nel periodo, con verifica del presupposto sostanziale | RF55, codice 12 | RG22, codice 14 |
| Analitica sul personale | Quota IRAP riferibile al costo del personale imponibile IRAP | RF55, codice 33 | RG22, codice 15 |
| Ripresa dell’IRAP contabilizzata | IRAP imputata a conto economico | RF16 | Da coordinare nella determinazione del reddito in semplificata |
Perché la deduzione segue i versamenti
La regola più operativa è anche quella più esposta a errori. La deduzione si ancora all’IRAP versata nel periodo. Per il modello Redditi 2026, riferito al 2025, rilevano quindi i pagamenti effettuati nel 2025.
Rientrano, in linea generale, il saldo IRAP 2024 versato nel 2025 e gli acconti IRAP 2025 pagati nello stesso anno. Non basta guardare il costo IRAP del bilancio 2025. Quel costo può essere superiore, inferiore o semplicemente diverso dai versamenti considerati ai fini della deduzione.
Si consideri il caso di una società che nel 2025 contabilizza un’IRAP di € 16.400. Nel medesimo anno versa € 3.100 come saldo 2024 e € 10.600 come acconti 2025. Ai fini della deduzione del 10%, il punto di partenza non è € 16.400, ma € 13.700, salvo il coordinamento con i limiti applicabili.
Questo passaggio chiarisce anche perché la documentazione dei versamenti diventa centrale. Le deleghe F24, il prospetto di calcolo degli acconti e la dichiarazione IRAP dell’anno precedente non sono allegati secondari. Sono la base del controllo.
La ripresa in aumento nel quadro RF
Per i soggetti in contabilità ordinaria, l’IRAP rilevata a conto economico deve essere gestita nel quadro RF. La ripresa in aumento avviene nel rigo RF16. Il dato da indicare è l’IRAP contabilizzata, non quella versata.
Il passaggio successivo è la variazione in diminuzione. Nel rigo RF55 vengono esposte le deduzioni spettanti. Qui entrano, a seconda dei casi, il codice 12 per la deduzione del 10% e il codice 33 per la quota riferibile al personale.
La sequenza è importante. Se si omette la ripresa in aumento, l’IRAP contabilizzata resta dedotta in modo improprio. Se si omette la variazione in diminuzione, il contribuente perde il beneficio. Se si confonde il costo contabilizzato con il versato, il calcolo può diventare incoerente.
Attenzione pratica. RF16 e RF55 non raccontano la stessa cosa. RF16 guarda all’IRAP imputata a conto economico. RF55 guarda alla deduzione fiscalmente ammessa. Mescolare i due piani altera il reddito imponibile.
La gestione nel quadro RG
Per le imprese in contabilità semplificata, il quadro RG richiede una lettura meno automatica. La deduzione forfetaria del 10% va indicata nel rigo RG22 con il codice 14. La deduzione analitica riferibile al personale va indicata nel rigo RG22 con il codice 15.
Qui il rischio più frequente è l’uso del codice sbagliato. Succede, nella prassi, quando il dato viene ricostruito partendo da un prospetto nato per soggetti in contabilità ordinaria. Il professionista legge RF55 codice 12 o 33 e trasferisce il concetto, ma non aggiorna il codice RG.
La compilazione deve quindi essere controllata su due livelli. Prima si verifica il diritto alla deduzione. Poi si controlla il rigo. Sono attività diverse. Una deduzione corretta nel merito può essere esposta male nel modello.
Come funziona la deduzione del 10%
La deduzione forfetaria del 10% ha il pregio della semplicità. Il contribuente non deve ricostruire analiticamente quale quota di IRAP sia riferibile alla componente finanziaria. La misura si calcola, appunto, in modo forfetario.
Questa semplicità non deve però trasformarsi in automatismo. Nella lettura più prudente, occorre verificare che nel periodo cui si riferisce il versamento siano presenti interessi passivi e oneri assimilati rilevanti, al netto degli interessi attivi e proventi assimilati. È il presupposto che giustifica la deduzione forfetaria.
Per fare un esempio, una società versa nel 2025 un saldo IRAP 2024 di € 2.800 e acconti IRAP 2025 per € 12.200. Il totale versato è pari a € 15.000. Se ricorrono i presupposti, la deduzione forfetaria sarà pari a € 1.500.
Nel modello Redditi SC 2026, la società in contabilità ordinaria indicherà € 1.500 nel rigo RF55, codice 12. Se si trattasse di un’impresa in semplificata, il dato andrebbe nel rigo RG22, codice 14.
Come calcolare la quota sul personale
La deduzione analitica sul personale richiede un ragionamento diverso. Non basta conoscere il costo del personale iscritto in bilancio. Occorre capire quanta parte di quel costo è rimasta effettivamente rilevante nella base imponibile IRAP.
L’art. 11 del D.Lgs. n. 446/1997 prevede diverse deduzioni IRAP. Quelle deduzioni riducono il peso del personale nella base imponibile. Per questo il costo da usare nel rapporto non è sempre il costo lordo. È il costo indeducibile, dopo le deduzioni applicabili.
Il calcolo, in forma semplificata, può essere ricostruito così:
Formula operativa: IRAP versata nel periodo × costo del personale indeducibile ai fini IRAP / base imponibile IRAP rettificata.
La base imponibile IRAP da porre al denominatore va considerata al netto delle deduzioni di legge. Il numeratore, invece, contiene la quota di costo del personale che ha effettivamente inciso sulla base imponibile. È qui che il calcolo si fa meno meccanico.
Un esempio aiuta. Una società ha versato nel 2025 IRAP per € 20.000. La base imponibile IRAP rettificata è pari a € 500.000. Il costo del personale rimasto indeducibile ai fini IRAP è pari a € 150.000. Il rapporto è 150.000 / 500.000, cioè 30%. La quota IRAP deducibile riferibile al personale è quindi € 6.000.
Nel quadro RF, questa deduzione sarà esposta nel rigo RF55, codice 33. In contabilità semplificata, invece, andrà nel rigo RG22, codice 15.
Quando le due deduzioni convivono
Una stessa impresa può fruire di entrambe le deduzioni. È il caso, ad esempio, di una società che presenta interessi passivi netti e, nello stesso tempo, una quota di costo del personale rimasta imponibile ai fini IRAP.
In questa situazione, nel quadro RF possono comparire sia il codice 12 sia il codice 33. Nel quadro RG, invece, possono essere usati sia il codice 14 sia il codice 15. La coesistenza è ammessa, ma va coordinata.
Il limite da controllare è quello dell’IRAP complessivamente versata o dovuta. La somma delle deduzioni non può produrre un recupero eccedente rispetto alla misura consentita. Non basta quindi calcolare bene le singole quote. Bisogna verificare anche il totale.
Questo è un punto spesso sottovalutato. I software dichiarativi aiutano, ma non sostituiscono il controllo. Se i dati di partenza sono errati, anche il prospetto automatico restituisce un risultato formalmente ordinato e sostanzialmente sbagliato.
Un esempio completo di compilazione
Si consideri una società in contabilità ordinaria con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare. Nel 2025 ha contabilizzato IRAP a conto economico per € 18.900. Nello stesso anno ha versato € 3.400 come saldo IRAP 2024 e € 12.600 come acconti IRAP 2025.
Il totale dei versamenti eseguiti nel 2025 è quindi pari a € 16.000. La società presenta anche interessi passivi netti rilevanti e una quota di personale rimasta imponibile ai fini IRAP.
Per la deduzione forfetaria, il calcolo è immediato: 10% di € 16.000, quindi € 1.600. Questo importo va indicato nel rigo RF55, codice 12.
Per la quota personale, invece, occorre un prospetto ulteriore. Si ipotizzi una base imponibile IRAP rettificata di € 800.000 e un costo del personale indeducibile di € 240.000. Il rapporto è pari al 30%. La quota IRAP riferibile al personale sarà quindi € 4.800, pari al 30% di € 16.000.
La compilazione, in sintesi, sarà questa:
| Rigo | Importo | Motivo |
|---|---|---|
| RF16 | € 18.900 | Ripresa in aumento dell’IRAP contabilizzata |
| RF55 codice 12 | € 1.600 | Deduzione forfetaria del 10% dell’IRAP versata |
| RF55 codice 33 | € 4.800 | Deduzione analitica della quota IRAP riferibile al personale |
| Controllo finale | € 6.400 | Somma delle deduzioni da verificare rispetto ai limiti complessivi |
La stessa logica, per una semplificata, porterebbe a usare il rigo RG22 con codice 14 per la quota del 10% e codice 15 per la quota personale. Naturalmente il raccordo andrebbe adattato alla struttura del quadro RG.
Il problema degli acconti eccedenti
Un tema da non lasciare ai margini riguarda gli acconti. Se gli acconti versati nel 2025 risultano superiori all’IRAP dovuta per il medesimo periodo, la deduzione deve essere coordinata con l’imposta effettivamente dovuta. La logica non è quella di premiare un versamento eccedente.
Nella pratica, il professionista deve separare il profilo finanziario dal profilo fiscale. Un acconto pagato può esistere come movimento F24, ma non sempre produce una deduzione piena e definitiva se supera l’imposta dovuta cui si collega.
Per questo, prima dell’invio, conviene predisporre un prospetto con saldo, acconti, IRAP dovuta e deduzione teorica. Il prospetto deve mostrare anche eventuali eccedenze, compensazioni e differenze rispetto al costo iscritto nel bilancio.
Il raccordo con la dichiarazione IRAP
La dichiarazione IRAP non serve solo a determinare il tributo regionale. Serve anche come base documentale per la deduzione dalle imposte sui redditi. Soprattutto quando entra in gioco la quota riferibile al personale.
Il calcolo della deduzione analitica non dovrebbe essere ricostruito partendo solo dal libro paga o dal conto economico. Occorre riprendere la base imponibile IRAP, le deduzioni utilizzate e il costo del personale rimasto imponibile. Solo dopo si applica il rapporto sull’IRAP versata.
Questa impostazione rende più difendibile la dichiarazione. In caso di controllo, il contribuente non si limita a dire che il software ha generato la deduzione. Mostra il percorso: dati IRAP, versamenti, rapporto di incidenza, righi Redditi.
Gli errori più frequenti
Il primo errore consiste nel calcolare il 10% sull’IRAP contabilizzata, invece che sull’IRAP versata. È un errore comodo, perché il dato di bilancio è subito disponibile. Ma non è il dato corretto per la deduzione.
Il secondo errore riguarda la quota personale. Molti prospetti interni prendono il costo del personale lordo e lo rapportano alla base imponibile. Così facendo ignorano le deduzioni IRAP già applicate. Il risultato può essere una deduzione troppo alta.
Il terzo errore è l’uso dei codici dichiarativi. RF55 codice 12 e codice 33 non devono essere trasferiti nel quadro RG. Per le semplificate i codici sono 14 e 15. Sembra un dettaglio formale, ma non lo è.
Il quarto errore è la mancanza di un limite finale. Le due deduzioni possono coesistere, ma devono essere viste insieme. Un controllo solo per singolo rigo non basta.
| Errore | Effetto | Controllo consigliato |
|---|---|---|
| Usare l’IRAP contabilizzata come base | Deduzione incoerente con il criterio di cassa | Riconciliare F24, saldo e acconti |
| Ignorare le deduzioni art. 11 | Quota personale sovrastimata | Ripartire dalla dichiarazione IRAP |
| Confondere i codici RF e RG | Compilazione meno leggibile | Usare una tabella di raccordo per regime contabile |
| Non verificare il limite complessivo | Possibile beneficio eccedente | Controllare la somma delle deduzioni |
Una checklist prima dell’invio
Prima di chiudere il modello Redditi 2026, il controllo dovrebbe passare da una checklist essenziale. Non serve complicarla. Deve però essere completa e tracciabile.
- Verificare l’IRAP contabilizzata nel conto economico 2025;
- Controllare la corretta ripresa in aumento nel quadro RF, se dovuta;
- Raccogliere gli F24 del saldo IRAP 2024 versato nel 2025;
- Raccogliere gli F24 degli acconti IRAP 2025;
- Verificare l’eventuale presenza di interessi passivi netti;
- Ricostruire la quota di personale imponibile ai fini IRAP;
- Applicare le deduzioni dell’art. 11 del D.Lgs. n. 446/1997;
- Calcolare separatamente quota 10% e quota personale;
- Controllare il limite complessivo dell’IRAP versata o dovuta;
- Conservare il prospetto di raccordo con i righi RF o RG.
Il punto da non sottovalutare
La deduzione IRAP 2025 non è difficile perché richiede formule complesse. È difficile perché mette insieme dati che provengono da mondi diversi: bilancio, F24, dichiarazione IRAP, dichiarazione Redditi e prospetti del personale.
Un professionista prudente non guarda solo il risultato finale. Guarda la strada che porta a quel risultato. Se il contribuente deduce € 6.400 di IRAP, deve essere possibile capire perché. Da quali versamenti nasce il dato. Quale quota è forfetaria. Quale quota riguarda il personale. Quale limite è stato controllato.
È questo il vero presidio. Non la compilazione del singolo campo, ma il raccordo. Una dichiarazione può essere formalmente completa e, allo stesso tempo, debole nella sua giustificazione. Qui il rischio operativo è proprio questo.




