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Rottamazione tributi locali, modello unico con Ader per gli enti

27 Aprile, 2026

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La rottamazione locale potrebbe cambiare passo. Dopo settimane di incertezza, il confronto tra MEF, Ragioneria generale, Agenzia delle Entrate-Riscossione e ANCI sembra orientato verso un modello unico, gestito da Ader e applicabile ai carichi degli enti territoriali già affidati alla riscossione nazionale. Non una mappa di sanatorie comunali sparse, ognuna con scadenze e regole proprie. Piuttosto una procedura centralizzata, con tempi certi, adesione facoltativa per gli enti e un costo tecnico ancora da definire. Il punto delicato resta questo: trasformare una facoltà locale, prevista dalla legge di bilancio 2026, in uno strumento davvero utilizzabile anche sui crediti già passati ad Ader.

Rottamazione locale, perché serve una regia unica

La legge di bilancio 2026 ha aperto agli enti territoriali la possibilità di introdurre forme di definizione agevolata sulle proprie entrate. L’obiettivo era semplice, almeno sulla carta: aiutare Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni a recuperare vecchi crediti, tagliando sanzioni e interessi.

Nella prassi, però, il meccanismo si è complicato subito. Ogni ente può muoversi con un proprio atto. Può scegliere tempi, perimetro, modalità operative e struttura della sanatoria. Una libertà ampia, quasi totale. Ma proprio questa libertà rischia di diventare il problema. Senza una cornice comune, la definizione agevolata locale può trasformarsi in migliaia di micro-procedure diverse.

Per un contribuente con debiti in più Comuni, il risultato sarebbe poco leggibile. Per Ader, ancora peggio: gestire flussi differenti per ciascun ente vorrebbe dire costruire una macchina amministrativa molto pesante.

La proposta che circola va nella direzione opposta. Una rottamazione locale unica, con regole standard e gestione centralizzata. Meno autonomia sul dettaglio, ma più capacità di far partire davvero l’operazione.

Cosa prevede oggi la legge di bilancio 2026

Il riferimento normativo di partenza è l’art. 1, commi 102-110, della legge 30 dicembre 2025, n. 199. La norma consente agli enti territoriali di introdurre definizioni agevolate dei tributi propri, nel rispetto degli equilibri di bilancio.

Il meccanismo non cancella il capitale. Questo aspetto va tenuto fermo. L’ente può ridurre o azzerare interessi e sanzioni sui tributi propri. Il debito principale, invece, resta dovuto. Per le entrate patrimoniali, la logica è parzialmente diversa: si può intervenire sugli interessi di mora e sugli oneri accessori, non sulla prestazione originaria, dal momento che per queste voci non operano sanzioni in senso tributario.

La disciplina abbraccia anche le entrate patrimoniali. Si pensi, nella prassi, al canone unico patrimoniale, alle rette di servizi comunali o ad alcuni crediti derivanti dall’uso di beni pubblici. Ogni voce, però, richiede una verifica specifica. Non tutto è definibile nello stesso modo.

Quanto alle regole procedurali dell’atto locale, la norma richiede una valutazione seria sugli effetti finanziari. In questa fase entra in gioco l’organo di revisione, tenuto a esprimere parere obbligatorio sulla delibera ai sensi del TUEL, verificando che la sanatoria non generi squilibri nel bilancio dell’ente. Una sanatoria mal calibrata può generare incassi immediati, ma anche comprimere le entrate ordinarie degli esercizi successivi.

Il limite dei carichi già affidati ad Ader

Il vero nodo non riguarda la definizione locale in sé. Riguarda i carichi già affidati ad Agenzia delle Entrate-Riscossione. Le indicazioni operative diffuse nei primi mesi del 2026 hanno letto il perimetro della norma in modo restrittivo: la definizione agevolata locale può funzionare sulle entrate gestite direttamente dall’ente o affidate ai concessionari locali. Restano fuori, invece, i carichi già consegnati all’agente nazionale della riscossione.

Ed è qui che la misura si inceppa. Una parte rilevante delle vecchie posizioni locali è proprio in Ader. Parliamo di cartelle relative a tributi locali, sanzioni, canoni o entrate patrimoniali che gli enti hanno affidato alla riscossione coattiva nazionale. Secondo le stime circolate nel confronto politico, la massa interessata può valere circa 10 miliardi di euro.

Se quella massa resta fuori, la rottamazione locale perde gran parte della sua utilità. Gli enti possono deliberare, certo. Ma rischiano di agire solo su una porzione limitata del proprio magazzino crediti.

Come funzionerebbe il modello unico

La proposta ANCI, presentata come emendamento a un provvedimento collegato alla manovra 2026, punta a correggere proprio questa frattura. La soluzione ruota intorno ad Ader: l’Agenzia gestirebbe una procedura uniforme per i carichi locali già affidati alla riscossione nazionale.

L’ente non potrebbe scegliere singole tipologie di credito. La richiesta riguarderebbe la totalità dei carichi affidati. Questo punto è decisivo, perché evita selezioni troppo creative e semplifica l’impianto informatico.

Il termine operativo ipotizzato – ancora non normativizzato – è il 31 luglio 2026. Entro quella data, l’ente dovrebbe richiedere telematicamente ad Ader l’attivazione della procedura. Va precisato che si tratta di una data ipotizzata nelle trattative, distinta dalla scadenza del 31 luglio 2026 prevista per il pagamento della prima o unica rata della rottamazione-quinquies statale.

Da lì partirebbe la finestra per i contribuenti. Tempi uguali, regole uguali, canale unico. O almeno questa è la direzione. Si consideri un esempio. Un Comune ha affidato ad Ader vecchie posizioni TARI e IMU non riscosse. Oggi, con il solo regolamento comunale, quelle cartelle già in Ader restano difficili da includere. Con il modello unico, il Comune potrebbe aderire alla procedura centralizzata e far rientrare l’intero pacchetto dei carichi affidati. Il contribuente vedrebbe la posizione nel canale Ader, senza dover inseguire istruzioni diverse sul sito comunale.

La scelta degli enti resta politica

La proposta non sembra costruita come obbligo generalizzato. Gli enti resterebbero liberi di aderire o meno alla procedura centralizzata.

Questo dettaglio conta molto. Un Comune potrebbe preferire la gestione interna, soprattutto se ha un ufficio tributi strutturato o un concessionario locale già operativo. Un altro, magari più piccolo, potrebbe trovare conveniente affidarsi al binario Ader, perché non dispone di piattaforme, personale e capacità di lavorazione sufficienti.

Il punto cieco, però, è evidente: troppa libertà rischia di indebolire anche il modello unico. Se aderiscono pochi enti, l’infrastruttura costa molto e produce poco. Se aderisce una platea ampia, l’operazione diventa sostenibile e leggibile.

Per questo il MEF guarda al livello di adesione atteso. La scelta non è solo tecnica. È politica, finanziaria e organizzativa.

Il nodo dei costi tra 2 e 4 euro a contribuente

La rottamazione locale gestita da Ader non sarebbe gratuita. Qualcuno deve coprire i costi di allestimento, lavorazione, assistenza e gestione informatica.

ANCI ha proposto un contributo di 2 euro per contribuente, calcolato in ciascun ambito provinciale di riscossione. La cifra funzionerebbe come sostegno ai costi della procedura e come sostituzione dell’aggio ordinario. Ader, secondo le ricostruzioni emerse, ragiona su un valore più alto, vicino a 4 euro per contribuente. La differenza può sembrare modesta. Non lo è.

Se la platea fosse molto ampia, ogni euro aggiuntivo produrrebbe un impatto rilevante sugli enti o sulla copertura pubblica. Da qui la cautela del MEF, che potrebbe farsi carico dell’infrastruttura tecnologica, ma chiede ai Comuni un ruolo attivo.

Non basta aprire la procedura. Occorre spiegarla ai cittadini. Gli enti dovrebbero comunicare quali tributi locali rientrano, quali restano fuori e quali effetti produce l’adesione. Senza questo passaggio, il rischio è noto: molte posizioni rottamabili restano ferme per mancanza di informazioni chiare.

Cosa cambia per il contribuente

Per il contribuente, il vantaggio principale sarebbe la leggibilità. Oggi chi ha debiti locali deve capire prima chi gestisce il carico. Comune? Concessionario privato? Ader? Poi deve leggere il regolamento dell’ente, verificare le scadenze e interpretare il perimetro della sanatoria. Non è un percorso intuitivo.

Con la procedura centralizzata, almeno per i carichi affidati ad Ader, il contribuente avrebbe un unico interlocutore operativo. Potrebbe consultare la propria posizione, ricevere un conteggio e decidere se aderire.

Attenzione, però. Non va confusa questa misura con la rottamazione-quinquies statale. La rottamazione nazionale riguarda i carichi erariali affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, con finestra di adesione in scadenza il 30 aprile 2026. I carichi affidati da enti locali e regioni, pur transitanti per Ader, restano espressamente esclusi dalla rottamazione-quinquies statale.

La rottamazione locale centralizzata sarebbe un’altra operazione. Collegata, certo. Ma diversa per base giuridica, perimetro e ruolo degli enti territoriali.

Il raccordo con AMCO e la riscossione degli enti fragili

Sullo sfondo resta anche il dossier AMCO. La legge di bilancio 2026, all’art. 1, comma 662, ha introdotto la possibilità per gli enti locali di affidare ad AMCO – Asset Management Company S.p.A., partecipata del MEF specializzata nella gestione di crediti deteriorati – la riscossione coattiva delle proprie entrate tributarie e patrimoniali.

La disciplina può riguardare anche carichi già affidati ad Ader. E, per gli enti con bassa capacità di riscossione, il ricorso ad AMCO può diventare obbligatorio al termine dei contratti in essere, se la percentuale di incasso sui residui resta sotto la soglia fissata dal decreto attuativo.

Nelle bozze, la soglia indicata è il 17,5%. Ma il dato potrebbe essere rivisto. Anche le modalità di calcolo dei residui e le regole di selezione degli operatori privati restano oggetto di confronto.

Il legame con la rottamazione locale è indiretto, ma concreto. Da un lato si prova a svuotare una parte del magazzino crediti con una definizione agevolata. Dall’altro si ridisegna la riscossione coattiva per gli enti che incassano poco.

Sono due binari diversi. Però viaggiano sullo stesso problema: la difficoltà strutturale degli enti locali nel trasformare accertamenti e ruoli in incassi reali.

Un esempio pratico per capire il perimetro

Si immagini un contribuente con tre posizioni aperte:

  • una TARI 2019 ancora gestita dal Comune;
  • una sanzione per violazione del Codice della strada affidata a un concessionario locale (le multe della Polizia municipale non rientrano nella rottamazione-quinquies statale e possono essere incluse solo nella definizione agevolata locale ex commi 102-110);
  • una vecchia cartella IMU già affidata ad Ader.
  • Con la sola disciplina attuale, il Comune può disciplinare la definizione agevolata delle prime due posizioni, nei limiti del proprio regolamento. La terza posizione, già in Ader, resta il punto critico.

Con l’emendamento ANCI, se approvato, l’ente potrebbe attivare la procedura unica Ader per i propri carichi affidati alla riscossione nazionale. Il contribuente non avrebbe tre percorsi diversi, almeno per quella parte di debito già gestita da Ader.

Naturalmente serve il passaggio decisivo: l’adesione dell’ente. Senza quella scelta, nessuna procedura centralizzata può partire.

Schema operativo della misura

Profilo Disciplina attuale Modello ANCI-Ader (proposta)
Soggetto che decide Singolo ente territoriale Singolo ente, con procedura standard Ader
Carichi interessati Entrate locali gestite direttamente o tramite concessionari locali Carichi locali già affidati ad Ader, se l’ente aderisce
Regole operative Regolamento locale, con forte autonomia Regole uniformi e tempistiche comuni
Termine per l’ente Non c’è una scadenza unica nazionale Richiesta telematica ipotizzata entro il 31.07.2026 (non ancora normativa)
Costo procedura A carico della gestione locale Ipotesi 2 euro (ANCI) – controvalore Ader vicino a 4 euro
Rischio principale Frammentazione in migliaia di sanatorie diverse Bassa adesione degli enti o costi non sostenibili

 

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