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F24 con PagoPa: il provvedimento dell’Agenzia Entrate in dirittura d’arrivo

16 Febbraio, 2026

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Il sistema tributario italiano si prepara a una svolta che però resta sospesa tra intenzioni normative e ostacoli tecnici. La possibilità di saldare i modelli F24 attraverso la piattaforma PagoPa non trova ancora attuazione concreta, nonostante l’impianto legislativo sia stato definito già da tempo. Nel Piano integrato di attività e organizzazione per il triennio 2026-2028 l’Agenzia delle Entrate conferma l’obiettivo, ma il provvedimento del direttore che dovrebbe rendere operativo il meccanismo tarda ad arrivare.

Le ragioni del ritardo si annidano nelle complessità contabili tra diversi livelli di amministrazione, più che in difficoltà tecnologiche. Quando si parla di tributi comunali, come l’Imu, le somme versate devono distribuirsi con precisione tra Stato ed enti locali – e questo passaggio richiede un coordinamento che va ben oltre la semplice transazione digitale.

Il quadro normativo definito dal decreto legislativo n. 1/2024

Il decreto legislativo n. 1/2024, emanato nell’ambito della riforma fiscale, ha tracciato due percorsi paralleli. Gli articoli 17 e 18 del provvedimento hanno disegnato strategie diverse per modernizzare il sistema dei versamenti tributari. Il primo ha introdotto la programmazione degli addebiti ricorrenti per pagamenti futuri, norma già operativa dallo scorso luglio grazie a un provvedimento specifico del direttore dell’Agenzia. Quest’ultima modalità consente ai contribuenti di autorizzare preventivamente l’addebito in conto per scadenze periodiche come le rate di piani di pagamento o versamenti ripetitivi.

L’articolo 18, invece, si concentra sull’integrazione tra il modello F24 e la piattaforma nazionale dei pagamenti digitali. La disposizione prevede che i contribuenti possano utilizzare gli strumenti offerti da PagoPa anche per le imposte, i contributi previdenziali e le altre somme disciplinate dall’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997. Per dare concretezza a questa previsione servono però uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze. E questi atti mancano ancora all’appello.

Secondo quanto emerge da fonti vicine all’amministrazione finanziaria, il provvedimento sarebbe in fase avanzata di elaborazione. Ma il percorso si dimostra tutt’altro che semplice. Oltre all’Agenzia delle Entrate e al MEF, sono coinvolti la Ragioneria generale dello Stato, il Dipartimento delle Finanze, il Dipartimento per la trasformazione digitale, Sogei e la società PagoPa SpA – quest’ultima recentemente confluita nell’orbita dell’Istituto Poligrafico insieme a Poste Italiane.

Gli ostacoli tecnici nella gestione delle regolazioni contabili

Il problema centrale non sta nel meccanismo di pagamento in sé. PagoPa gestisce già milioni di transazioni verso la pubblica amministrazione, dalle tasse universitarie alle multe, passando per i tributi locali minori. La questione si complica quando occorre replicare il sistema di regolazioni automatiche che caratterizza l’attuale infrastruttura F24.

Oggi i versamenti effettuati tramite modello F24 alimentano immediatamente le casse degli enti beneficiari, senza passaggi intermedi che possano generare ritardi o incertezze contabili. Nel caso dell’Imposta municipale propria la distribuzione avviene in modo simultaneo: le somme di competenza comunale arrivano direttamente ai Comuni, mentre la quota statale confluisce nel bilancio dello Stato.

Per comprendere la delicatezza del meccanismo basti pensare agli immobili classificati nella categoria catastale D – quelli produttivi, come opifici, alberghi, teatri, istituti di credito e centri commerciali. Per questi fabbricati il legislatore ha stabilito una riserva erariale fissa, calcolata applicando l’aliquota dello 0,76%. I Comuni possono poi deliberare un incremento fino allo 0,30%. Il versamento si articola quindi su due codici tributo distinti: il 3925 per la quota statale, il 3930 per l’incremento comunale.

Questo schema richiede che PagoPa replichi con assoluta precisione la tempestività del sistema attuale. Non si tratta solo di registrare pagamenti, ma di garantire che i dati contabili si allineino istantaneamente con i flussi finanziari. Anche un ritardo di poche ore potrebbe compromettere i calcoli del Fondo di solidarietà comunale, strumento perequativo che redistribuisce risorse tra enti con diverse capacità fiscali. I Comuni con maggiore gettito versano contributi a favore di quelli più deboli, ma i criteri di calcolo si basano su rilevazioni aggiornate. Uno sfasamento temporale nelle registrazioni può generare distorsioni nelle assegnazioni.

Fondo di solidarietà e sincronizzazione dei dati tra enti

La questione assume una dimensione non solo tecnica ma anche istituzionale e finanziaria. L’attuale sistema F24 rappresenta il risultato di stratificazioni normative accumulate negli anni, con procedure consolidate che garantiscono affidabilità. Sostituirlo o affiancarlo con un’infrastruttura alternativa comporta necessariamente una fase di verifica approfondita.

Le simulazioni condotte nei mesi scorsi avrebbero individuato soluzioni per gestire le regolazioni automatiche tra enti. Resta però da testare il sistema in condizioni di pieno carico operativo, specialmente nei periodi di massima concentrazione dei versamenti. Le scadenze Imu di giugno e dicembre rappresentano momenti critici in cui milioni di contribuenti effettuano pagamenti che devono essere processati senza margini di errore.

L’infrastruttura tecnologica di PagoPa ha dimostrato di reggere volumi elevati di transazioni, ma il contesto dei versamenti tributari presenta caratteristiche peculiari. La necessità di incrociare i dati dei pagamenti con le banche dati catastali, con le delibere comunali sulle aliquote e con i sistemi contabili di diversi livelli di governo introduce complessità che vanno oltre la pura capacità computazionale.

Nelle interlocuzioni tra i soggetti coinvolti sembrano emergere progressi sul piano operativo. Tuttavia le verifiche procedono con cautela, proprio per evitare che eventuali disfunzioni possano compromettere l’equilibrio dei rapporti finanziari tra Stato ed enti territoriali. Si consideri che ogni errore nella distribuzione del gettito Imu non genera solo problemi contabili, ma può incidere sulla capacità dei Comuni di programmare la spesa corrente e gli investimenti.

Ampliamento del servizio e.bollo nel Piano 2026-2028

Parallelamente al dossier F24-PagoPa, il Piano integrato di attività e organizzazione dell’Agenzia delle Entrate delinea un altro intervento di semplificazione: l’estensione del servizio @e.bollo. Attualmente questo strumento consente il pagamento telematico dell’imposta di bollo dovuta sulle istanze presentate alla pubblica amministrazione. L’intenzione è di ampliarne l’ambito applicativo includendo altre tipologie di atti soggetti alla tariffa allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 642 del 1972.

L’obiettivo dichiarato è ridurre gli adempimenti a carico di cittadini e imprese, consentendo di assolvere l’imposta di bollo direttamente online al momento della presentazione dell’atto. Si tratta di un percorso coerente con la digitalizzazione dei rapporti tra contribuenti e amministrazione finanziaria, che però procede con tempi e modalità diverse rispetto all’integrazione tra F24 e PagoPa.

Coordinamento tra soggetti istituzionali e tempistiche operative

La complessità del progetto F24-PagoPa deriva anche dalla molteplicità dei soggetti coinvolti. L’Agenzia delle Entrate deve coordinarsi con il Ministero dell’Economia, con il Dipartimento per la trasformazione digitale (che supervisiona le politiche di innovazione nella pubblica amministrazione), con Sogei (società che gestisce i sistemi informativi del MEF) e con PagoPa SpA. Quest’ultima è la società pubblica che opera la piattaforma nazionale dei pagamenti digitali verso la PA.

La recente riorganizzazione che ha ricondotto PagoPa e Poste Italiane nell’alveo dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato potrebbe influire sui tempi di attuazione, richiedendo nuovi assestamenti organizzativi. Ogni modifica agli assetti societari comporta infatti necessità di ridefinire ruoli, responsabilità e linee di coordinamento.

Nel frattempo l’Agenzia continua a lavorare sull’attuazione dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 1/2024, quello relativo agli addebiti ricorrenti tramite modalità I24. Questa funzionalità è già operativa e consente ai contribuenti di programmare versamenti futuri mediante autorizzazione preventiva all’addebito su conto corrente. Si tratta di una semplificazione che evita di dover ricordare ogni singola scadenza, affidando al sistema la gestione automatica dei pagamenti periodici.

Prospettive per l’operatività del sistema integrato

L’integrazione tra F24 e PagoPa rappresenta un tassello significativo nel processo di modernizzazione del sistema tributario italiano. Consentirà ai contribuenti di utilizzare tutti gli strumenti di pagamento già disponibili sulla piattaforma nazionale – dalle app bancarie alle carte prepagate, passando per i servizi di home banking – anche per assolvere gli obblighi fiscali. La razionalizzazione dei canali di pagamento dovrebbe semplificare la vita a cittadini e imprese, riducendo la frammentazione degli strumenti attualmente necessari per gestire i rapporti con il fisco e con gli altri enti pubblici.

Tuttavia la fase di implementazione richiede prudenza. Non si tratta di sostituire un sistema obsoleto, ma di affiancare a un’infrastruttura collaudata e affidabile una nuova modalità che deve garantire gli stessi livelli di sicurezza, tempestività e precisione. La posta in gioco è alta: eventuali malfunzionamenti potrebbero generare contenziosi, ritardi nei riversamenti e difficoltà nella gestione dei bilanci pubblici.

L’attesa per il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate si protrae ormai da mesi. Le dichiarazioni contenute nel Piano 2026-2028 confermano che l’obiettivo resta prioritario, ma non forniscono indicazioni temporali precise. Nella prassi amministrativa questo tipo di atti richiede iter complessi che includono consultazioni tra diverse amministrazioni, verifiche tecniche, eventuali pareri di organi consultivi e infine la pubblicazione con efficacia giuridica.

Le esperienze maturate con l’introduzione di altre innovazioni nel sistema tributario suggeriscono che i tempi di attuazione possono dilatarsi quando sono coinvolti meccanismi che incidono sui rapporti finanziari tra livelli di governo. Ogni novità che tocca la distribuzione del gettito tra Stato, Regioni e Comuni deve essere vagliata con particolare attenzione, proprio per evitare che modifiche procedurali generino conseguenze non previste sugli equilibri di bilancio.

La sfida non è solo tecnologica ma anche giuridica e contabile. Occorre garantire che l’introduzione di F24 pagabili con PagoPa non alteri i meccanismi di attribuzione delle entrate fiscali, che in molti casi sono governati da norme complesse stratificate nel tempo. Il sistema deve funzionare in modo trasparente e verificabile, consentendo ai diversi enti beneficiari di monitorare in tempo reale l’affluenza delle somme di propria competenza.

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