La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1274 del 19 gennaio 2025, ha ribadito che le nuove disposizioni sanzionatorie introdotte dal DLgs. 14 giugno 2024 n. 87 non sono applicabili retroattivamente. Questo orientamento conferma che, in presenza di specifiche esigenze di gettito erariale, il legislatore può limitare gli effetti del cosiddetto favor rei e stabilire un momento preciso a partire dal quale operano sanzioni più favorevoli.
Il quadro normativo della riforma delle sanzioni tributarie
Il DLgs. 87/2024 rappresenta un tentativo di semplificare e ridurre il carico sanzionatorio per le violazioni amministrative tributarie. Lāart. 5 del decreto, però, delimita temporalmente lāapplicazione delle nuove regole: solo le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 beneficiano delle sanzioni più miti.
Questa scelta ha generato un conflitto con lāart. 3 del DLgs. 472/1997, che impone lāapplicazione retroattiva della legge più favorevole (favor rei). La norma del 1997 prevede due casi: lāabolitio criminis (quando un fatto non ĆØ più illecito) e la riduzione della sanzione. Mentre il primo caso ammette deroghe esplicite, il secondo non le contempla, lasciando spazio a interpretazioni contrastanti.
La decisione della Cassazione
La Suprema Corte, per valutare la legittimità di tale deroga, ha richiamato i precedenti della Corte Costituzionale (sentenze n. 68/2021 e n. 63/2019), dai quali emerge che la sanzione più favorevole di regola va applicata retroattivamente a meno che non vi siano motivi costituzionalmente rilevanti che giustifichino la non operatività del favor rei.
I giudici di legittimitĆ hanno ritenuto che, nel caso del DLgs. 87/2024, ricorrano interessi di particolare importanza che rendono ammissibile la scelta del legislatore di ancorare le nuove disposizioni a un preciso termine a partire dal quale le violazioni possono beneficiare di sanzioni ridotte.
Rilevanza costituzionale e interessi erariali
Il principio di equilibrio di bilancio e la sostenibilitĆ del debito pubblico rientrano tra gli interessi di rango costituzionale in grado di giustificare limitazioni alla retroattivitĆ in mitius.
La Cassazione ha evidenziato che la riduzione delle sanzioni influisce sulle entrate previste e, di conseguenza, anche su aspetti essenziali dellāazione pubblica. La scelta di far valere le nuove sanzioni solo per le condotte poste in essere a partire dal 1° settembre 2024 ĆØ stata considerata coerente con la gradualitĆ della riforma e con la pianificazione dei conti pubblici.
Il ruolo della giurisprudenza costituzionale ed europea
La sentenza si allinea a precedenti della Corte Costituzionale, come le sentenze nn. 68/2021 e 63/2019, che ammettono deroghe al favor rei per ācontrointeressiā di pari rango costituzionale.
Inoltre, la Cassazione ha richiamato la sentenza C-107/23 della Corte di Giustizia UE, la quale riconosce che gli Stati membri possono limitare la retroattivitĆ delle norme più favorevoli per tutelare obiettivi di interesse generale, come lāequilibrio di bilancio.
Questo approccio bilancia il diritto del contribuente con le esigenze collettive, evitando che la retroattivitĆ diventi uno strumento di elusione fiscale.
Implicazioni per il ravvedimento operoso
Il ravvedimento operoso, istituto che consente di ridurre le sanzioni pagando volontariamente quanto dovuto, è stato influenzato dalla riforma. Le nuove agevolazioni si applicano solo alle violazioni successive al 1° settembre 2024, creando un divario tra chi ha regolarizzato prima e dopo quella data.
Ad esempio, un professionista che nel 2024 ravveda unāomissione del 2023 beneficerĆ delle vecchie regole, mentre chi commette la stessa violazione dopo il 1° settembre avrĆ trattamenti più favorevoli. Ciò solleva questioni di equitĆ , ma la Cassazione ha ribadito cheĀ la certezza del diritto prevale sullāuniformitĆ di trattamentoĀ in contesti di transizione normativa.
In pillole
In pillole… | |
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Sentenza e Data | La Corte di Cassazione, con sentenza n. 1274 del 19 gennaio 2025, ha stabilito che le nuove sanzioni del DLgs. 87/2024 non si applicano retroattivamente. |
Contesto Normativo |
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Principio di RetroattivitĆ in Mitius | Normalmente, la sanzione più favorevole si applica retroattivamente, come previsto dai commi 2 e 3 dellāart. 3 del DLgs. 472/97, salvo deroghe espresse del legislatore. |
Decisione della Corte di Cassazione | La Corte ha ritenuto legittima la deroga al favor rei del DLgs. 87/2024, considerando giustificata la scelta del legislatore di limitare lāapplicazione retroattiva per esigenze costituzionalmente rilevanti, come il bilancio dello Stato. |
Motivazioni Costituzionali | La Corte ha richiamato interessi di rango costituzionale, come lāequilibrio di bilancio e la sostenibilitĆ del debito pubblico, per giustificare la deroga al principio di retroattivitĆ della norma più favorevole. |
Riferimenti a Sentenze Precedenti | La Cassazione ha richiamato le sentenze della Corte Costituzionale n. 68/2021 e n. 63/2019, che permettono limitazioni al favor rei in presenza di motivi costituzionalmente rilevanti. |
Orientamento Europeo | La sentenza della Corte di Giustizia del 24 luglio 2023 (C-107/23) ha confermato che il principio di retroattività della norma più favorevole può essere bilanciato con esigenze di interesse generale, lasciando spazio a deroghe come quelle del DLgs. 87/2024. |