Il concordato preventivo biennale per il biennio 2026-2027 si avvicina alla campagna dichiarativa con alcune certezze normative e molte ipotesi ancora in cantiere. La scadenza oggi vigente per l’adesione resta il 30 settembre 2026, ma il viceministro Leo ha annunciato uno spostamento al 31 ottobre che – se tradotto in norma – allineerebbe l’accordo con i termini di trasmissione dei modelli Redditi, IRAP e ISA. Parallelamente, il Governo lavora su un pacchetto premiale per chi rinnova: soglie più alte per compensazioni e rimborsi IVA, stop agli interessi rateali, riduzione dei termini di accertamento. Sul fronte tecnico, il software CPB è atteso dalla seconda metà di maggio 2026, i dati precalcolati ISA seguono il nuovo sistema permanente introdotto dall’Agenzia delle Entrate ad aprile. Per gli studi, la sfida è trattare il concordato come una consulenza autonoma su due esercizi, non come un adempimento dichiarativo. Chi ha aderito nel 2024-2025 deve confrontare reddito concordato, reddito effettivo 2025 e proposta futura prima di decidere il rinnovo.
La scadenza si sposta, ma serve la norma
Il cantiere del concordato preventivo biennale torna aperto proprio mentre gli studi stanno impostando la campagna Redditi 2026. La novità più rilevante riguarda il termine di adesione per il biennio 2026-2027.
La normativa vigente – dopo il D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81, che ha già spostato a regime il termine dal 31 luglio al 30 settembre – colloca l’accettazione della proposta al 30 settembre 2026. La modulistica CPB 2026-2027, approvata dall’Agenzia delle Entrate con provvedimento del 27 febbraio 2026, ribadisce questa scadenza. L’indicazione emersa dal viceministro Leo porta invece il calendario al 31 ottobre, con l’obiettivo di allineare l’adesione alla trasmissione telematica dei modelli Redditi, IRAP e ISA.
Per professionisti e intermediari cambia parecchio. Un conto è valutare il CPB quando la dichiarazione è ancora in lavorazione. Altro conto è decidere quando i dati sono ormai chiusi, o quasi. Nella prassi, questo mese può pesare più di quanto sembri.
Il punto operativo: fino alla modifica normativa, il 30 settembre 2026 è il termine vigente. Il 31 ottobre va trattato come possibile evoluzione in arrivo, non come dato acquisito. Gli studi dovrebbero tenere entrambi gli scenari in agenda.
Concordato preventivo biennale 2026 e calendario
La parola chiave è coordinamento. Il concordato preventivo biennale 2026 non vive da solo. Si innesta su modello Redditi, ISA, IRAP e dati contabili 2025. Per questo il rinvio al 31 ottobre avrebbe una logica molto concreta.
Il D.Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13 disciplina l’istituto dagli articoli 6 a 22. L’articolo 8 riguarda la messa a disposizione dei programmi informatici. L’articolo 9, nell’impianto oggi richiamato dalla modulistica, colloca l’adesione entro il termine previsto per la comunicazione. Il D.Lgs. n. 81/2025 ha introdotto modifiche rilevanti, tra cui la proroga strutturale del termine di adesione, l’abrogazione del CPB per i forfetari e nuovi criteri per la flat tax sul reddito incrementale.
Il software CPB 2026-2027, secondo le ultime indicazioni, sarà disponibile per l’invio a partire dal 20 maggio 2026. Il contribuente potrà inviare il modello a decorrere da tale data e fino alla scadenza applicabile. Anche qui occorre cautela: una disponibilità tardiva dello strumento richiede tempi più larghi. Diversamente, il rischio è scaricare il ritardo sugli studi.
Un elemento tecnico spesso sottovalutato è il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 13 aprile 2026, che ha introdotto un sistema permanente di acquisizione dei dati precalcolati per ISA e CPB. La novità – applicabile già al biennio 2026-2027 – elimina il meccanismo di aggiornamento annuale separato e impone agli studi un confronto preventivo tra dati precalcolati e dati effettivi prima dell’adesione.
Chi resta dentro il perimetro
Il CPB 2026-2027 guarda ai contribuenti ISA. Si tratta di imprese e professionisti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale, non ricadono in cause di esclusione e hanno ricavi o compensi entro i limiti di legge – attualmente fissati a 5,1 milioni di euro. Circolano ipotesi di estensione della soglia fino a 15 milioni, ma al momento non vi è norma in vigore.
Restano fuori i forfetari, definitivamente esclusi dalla disciplina dal D.Lgs. n. 81/2025. Il concordato, dopo la fase di avvio, si concentra quindi su una platea più selezionata. Meno ampia, ma più agganciata ai dati ISA.
Chi ha aderito al biennio 2024-2025 entra in una posizione particolare. Non parte da zero. Deve decidere se rinnovare e misurare la convenienza sulla base dei dati effettivi 2025, rettificati secondo le regole del decreto CPB.
Questo passaggio è delicato. Il reddito concordato per il 2025 non basta, da solo, a guidare la nuova scelta. Serve guardare il risultato reale, i componenti straordinari e la capacità dell’attività di sostenere la proposta futura.
Premi per chi rinnova
La vera partita politica si gioca sui cosiddetti premi fedeltà. Il Governo punta a rendere il rinnovo più appetibile per chi aveva già scelto il concordato nel primo biennio.
La platea potenziale viene indicata in circa 460.000 partite IVA. Sono contribuenti che hanno accettato il patto 2024-2025 e ora devono valutare se proseguire. Senza vantaggi percepibili, il rinnovo rischia di perdere forza.
Le ipotesi in discussione vanno in tre direzioni. La prima riguarda l’aumento delle soglie per l’esonero dal visto di conformità. La seconda tocca i rimborsi IVA. La terza incide sui controlli futuri e sugli interessi da rateazione.
| Misura in discussione | Possibile effetto pratico | Attenzione professionale |
|---|---|---|
| Compensazione crediti IVA fino a 100.000 euro senza visto | Maggiore liquidità disponibile e minori adempimenti preventivi | La soglia va confermata nel testo definitivo |
| Compensazione imposte dirette e IRAP fino a 70.000 euro | Gestione più fluida dei crediti fiscali in F24 | Serve coordinamento con regole ISA e controlli preventivi |
| Rimborsi IVA fino a 100.000 euro senza visto o garanzia | Recupero più rapido del credito IVA | Restano possibili controlli sostanziali dell’Agenzia |
| Riduzione di due anni dei termini di accertamento | Orizzonte dei controlli più breve per il contribuente fedele | Da verificare il rapporto con decadenza e violazioni gravi |
| Stop agli interessi sui versamenti rateali da dichiarazione | Costo finanziario più basso per chi diluisce il saldo | Misura da leggere con le regole sui pagamenti tardivi |
La logica è evidente. Il contribuente che resta nel patto fiscale dovrebbe ricevere un trattamento più snello. Non una protezione assoluta, però. Il concordato non cancella gli obblighi dichiarativi e non copre dati infedeli.
Flat tax sul reddito incrementale: le aliquote vigenti
Un elemento premiale già operativo – e spesso trascurato nella comunicazione con il cliente – riguarda la tassazione sostitutiva sul maggior reddito derivante dall’adesione. Il D.Lgs. n. 81/2025 ha modificato il regime introdotto dall’articolo 8 del D.Lgs. n. 13/2024, ridefinendo il limite quantitativo per l’applicazione delle aliquote agevolate.
Le aliquote vigenti per i soggetti ISA sono le seguenti:
- 10% se il punteggio ISA è pari o superiore a 8
- 12% se il punteggio ISA è compreso tra 6 e 8
- 15% se il punteggio ISA è inferiore a 6
L’imposta sostitutiva si applica al maggior reddito concordato rispetto a quello dichiarato. Per i concordati sottoscritti prima dell’entrata in vigore del correttivo vale una disciplina transitoria. I riflessi operativi si leggono direttamente nei righi del modello Redditi 2026.
Il nodo delle soglie e dei punteggi ISA
Un ulteriore fronte riguarda il tetto alla proposta del Fisco. L’ipotesi circolata in Parlamento mira ad allargare il meccanismo anche ai contribuenti con punteggi ISA inferiori a 8.
Per i soggetti con affidabilità pari o superiore a 6 ma inferiore a 8, il tetto ipotizzato sarebbe del 30%. Per chi ha un punteggio almeno pari a 1 ma inferiore a 6, si ragiona su un limite del 35%.
Per i rinnovi, il disegno appare ancora più premiale. Le riduzioni automatiche della proposta già previste dalla normativa vigente (10%, 15% o 25% in base al punteggio ISA) verrebbero dimezzate per chi rinnova: il 10% diventerebbe 5%, il 15% scenderebbe al 7,5%, il 25% si fermerebbe al 12,5%.
Qui il tema non è solo tecnico. È anche di equilibrio. Se il concordato diventa troppo generoso, perde credibilità. Se resta troppo oneroso, non viene scelto. Il punto cieco sta tutto lì.
Uscita soft nel 2027
Il Governo studia anche una via di uscita più morbida per il 2027. La ragione dichiarata è il contesto internazionale, con guerre, instabilità energetica e costi difficili da prevedere.
La questione non è secondaria. Il concordato chiede al contribuente di accettare in anticipo redditi e valori della produzione. Se lo scenario cambia in modo brusco, il patto può diventare irrealistico.
Una uscita soft avrebbe senso solo con parametri verificabili. Non basta invocare genericamente la crisi. Occorre misurare il danno, il calo dei margini o l’aumento dei costi. Altrimenti si apre una nuova zona grigia.
Esempi pratici di convenienza
Si consideri una società con punteggio ISA 9 e reddito effettivo 2025 pari a 120.000 euro. Se il rinnovo applicasse il tetto dimezzato al 7,5%, la proposta teorica non dovrebbe superare 129.000 euro. Con il limite ordinario del 15%, il tetto salirebbe a 138.000 euro. Nel primo caso l’incremento massimo è di 9.000 euro, nel secondo arriva a 18.000 euro. Per un contribuente già nel concordato, il rinnovo diventerebbe più difendibile.
Altro caso. Un professionista ISA con voto 7,4 dichiara per il 2025 un reddito di 70.000 euro. Se passasse il tetto del 30% per i punteggi tra 6 e 8, la proposta non dovrebbe andare oltre 91.000 euro. Senza norma definitiva, però, resta solo una simulazione.
Ultimo esempio. Un’impresa che rinnova il CPB matura un credito IVA di 92.000 euro. Se la soglia premiale fosse fissata a 100.000 euro, potrebbe monetizzare il credito con meno vincoli. Questo inciderebbe sulla cassa. E spesso la cassa decide più della teoria.



