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Concordato preventivo biennale, premi fedeltà per chi rinnova

Concordato preventivo biennale, premi fedeltà per chi rinnova

11 Agosto, 2026

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Chi ha già scelto il concordato preventivo biennale nel primo biennio e decide di rinnovarlo trova ora condizioni più vantaggiose. Il decreto correttivo alla delega fiscale, approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026 e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introduce premi fedeltà: meno obblighi di visto di conformità sulle compensazioni, termini di accertamento più corti e rate senza interessi. Nello stesso provvedimento arrivano anche la proroga a fine anno per la certificazione del tax control framework e sanzioni ridotte per gli errori lievi nel collegamento tra Pos e registratori telematici.

Il decreto correttivo, dall’esame preliminare alla pubblicazione

Il testo, noto come decreto Omnibus correttivo, era stato approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026, come Atto del Governo n. 430, e trasmesso alle Camere il 21 luglio per il parere delle commissioni competenti. Interviene, ai sensi della legge 9 agosto 2023, n. 111 (la delega per la riforma fiscale), su diversi decreti legislativi già in vigore: imposte sui redditi, Iva, accise, adempimento collaborativo e controlli. Dopo le osservazioni parlamentari, il testo è cresciuto da 28 a 37 articoli ed è stato approvato in via definitiva il 4 agosto 2026: con questo provvedimento il Governo esaurisce la delega ricevuta dalla legge 111/2023. Manca ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che segna l’entrata in vigore: fino ad allora il testo approvato non è diritto vigente. Le nuove regole, quando saranno operative, arriverebbero comunque prima della scadenza per l’adesione al concordato, che quest’anno slitta al 2 novembre 2026 (il 31 ottobre cade di sabato).

Gli incentivi per chi rinnova il concordato

Il correttivo modifica il D.Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13, che ha introdotto il concordato preventivo biennale (Cpb) per i contribuenti di minori dimensioni. Chi rinnova il patto per il biennio 2026-2027 dopo averlo già scelto nel primo biennio otterrebbe:

  1. l’esonero dal visto di conformità per le compensazioni di crediti Iva fino a 100.000 euro e di imposte dirette e Irap fino a 70.000 euro (resta comunque necessaria la garanzia per i rimborsi Iva oltre i 100.000 euro);
  2. il taglio di due anni dei termini a disposizione del Fisco per gli accertamenti relativi ai periodi coperti dal concordato;
  3. lo stop agli interessi sulle rate, per chi sceglie di versare le imposte dovute in più tranche anziché in unica soluzione.

La differenza rispetto alle regole ordinarie è concreta. Un artigiano che aderisce al concordato per il secondo biennio consecutivo e matura un credito Iva di 60.000 euro dovrebbe ordinariamente apporre comunque il visto di conformità, dato che la soglia per la compensazione orizzontale senza visto è di soli 5.000 euro annui. Con il premio fedeltà, lo stesso contribuente ne sarebbe esonerato, perché il credito resterebbe sotto il nuovo limite di 100.000 euro.

Il decreto prevede anche il ravvedimento speciale riservato a chi rinnova il concordato per il 2026-2027 dopo averlo scelto già nel primo biennio: permetterebbe di sanare, con un’imposta sostitutiva, le annualità dal 2020 al 2024, con una base imponibile forfettaria che varia in base al punteggio Isa e un abbattimento aggiuntivo del 30% sulle imposte delle annualità 2020 e 2021. Chi ha aderito al concordato solo nel primo biennio, senza rinnovarlo, resterebbe escluso dal beneficio.

Più tempo per certificare il tax control framework

Il decreto potrebbe anche spostare al 31 dicembre 2026 il termine, oggi fissato al 30 settembre e già rinviato una volta lo scorso anno, per la certificazione del tax control framework (Tcf), il sistema di controllo e gestione del rischio fiscale richiesto alle imprese che aderiscono al regime di adempimento collaborativo (cooperative compliance). La richiesta arriva dal Consiglio nazionale dei commercialisti, secondo cui i tre mesi aggiuntivi servirebbero a completare verifiche complesse su organizzazione, procedure interne e processi decisionali delle imprese, così da rendere la certificazione più accurata e coerente con le finalità della riforma.

I numeri spiegano perché il regime interessa sempre più imprese, anche a fronte di soglie di accesso in progressiva riduzione (attualmente 500 milioni di euro di volume d’affari o ricavi, destinata a scendere a 100 milioni dal 2028).

2023 2024 2025
Soggetti che hanno richiesto l’accesso 35 82 57
Soggetti ammessi al regime 19 31 79
Soggetti potenzialmente interessati 463 3.232 3.232

Fonte: Corte dei conti e Agenzia delle entrate, dati ripresi da Il Sole 24 Ore del 28 luglio 2026.

Sanzioni più leggere su Pos e registratori telematici

Il pacchetto contiene anche un tentativo di alleggerire le sanzioni per gli errori più veniali nel collegamento obbligatorio, in vigore dall’inizio del 2026, tra Pos e registratori telematici per l’emissione di scontrini. Il partito della premier Giorgia Meloni ha proposto di ridurre a 20 euro, con un tetto massimo di 500 euro l’anno, la sanzione per ogni errore nella memorizzazione o trasmissione dei pagamenti elettronici; per il mancato collegamento tra Pos e registratore scatterebbe invece una sanzione fissa di 200 euro, con tetto massimo di 2.000 euro. Il presidente della commissione Finanze del Senato ha inoltre proposto una soglia di tolleranza fino al 5% in caso di divergenza tra il numero dei corrispettivi giornalieri e quello dei pagamenti elettronici accettati.

La misura, secondo i dati anticipati da Il Sole 24 Ore, sta già producendo risultati: nel primo semestre 2026 l’obbligo di collegamento avrebbe fatto emergere un maggior imponibile di 9,1 miliardi di euro, con un aumento stimato di 160 milioni di euro nei corrispettivi elettronici registrati.

Cosa manca prima dell’entrata in vigore

Il testo ha esaurito il suo iter politico con l’approvazione definitiva del Consiglio dei ministri, ma non è ancora legge dello Stato: mancano la firma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il passaggio che ne segna l’entrata in vigore. Per i contribuenti che devono decidere se rinnovare il concordato preventivo biennale entro la scadenza, e per i professionisti che li assistono, conviene comunque tenere d’occhio la pubblicazione ufficiale: il testo definitivo potrebbe ancora contenere aggiustamenti tecnici rispetto alla versione approvata dal Consiglio dei ministri.

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