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Omocodia codice fiscale: quando due cittadini condividono lo stesso dato

3 Febbraio, 2026

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L’Agenzia delle entrate ha reso disponibile una guida dedicata a spiegare come affrontare una situazione che, pur rara nella prassi quotidiana, può generare complicazioni amministrative non indifferenti: l’omocodia. Si tratta di quei casi in cui due o più soggetti finiscono per avere identico codice fiscale a causa della particolare combinazione dei loro dati anagrafici.

Il codice fiscale rappresenta da sempre lo strumento attraverso cui si garantisce l’identificazione univoca di ciascun cittadino nei rapporti con enti pubblici e soggetti privati. Quando però, per coincidenze nei dati personali, due persone risultano associate allo stesso codice alfanumerico di 16 caratteri, si crea quello che viene tecnicamente definito “omocodia” – una condizione che rende impossibile distinguere con certezza chi sta compiendo una determinata operazione o presentando una dichiarazione.

Quando si verifica l’omocodia del codice fiscale

L’omocodia nasce dall’utilizzo dello stesso codice fiscale da parte di più persone. Nella maggior parte dei casi questo accade perché qualcuno ha generato il proprio codice in autonomia, ricorrendo a software non ufficiali facilmente reperibili online, invece di richiederlo direttamente agli uffici competenti.

Occorre precisare che l’unica autorità legittimata a generare e attribuire codici fiscali validi è l’Agenzia delle entrate, anche attraverso i Comuni e le Questure (o Prefetture) che operano tramite sistemi di collaborazione informatica con l’Agenzia stessa. Proprio per evitare sovrapposizioni, cittadini, banche, assicurazioni e fornitori di servizi (luce, acqua, gas) non dovrebbero mai affidarsi a programmi di calcolo autonomo del codice.

Un esempio concreto aiuta a capire: se un cittadino di nome Oderisi Teodorico nasce a Roma il 25 dicembre 2024 e un altro di nome Oderiso Teodorico nasce sempre a Roma ma il 25 dicembre 1924, i due genereranno lo stesso codice fiscale base. Una differenza minima nel nome o nella data può quindi produrre un’identità fiscale condivisa.

Cosa comporta avere un codice fiscale duplicato

Quando due contribuenti utilizzano il medesimo codice fiscale si innesca una serie di problemi operativi. L’Amministrazione pubblica e gli enti privati non riescono più a stabilire con certezza a quale soggetto riferire atti, dichiarazioni, versamenti o altre operazioni. Può capitare che documenti finiscano associati alla persona sbagliata, con il rischio concreto di generare equivoci su dichiarazioni dei redditi, atti di registro, aperture di partite IVA, storico dei domicili fiscali.

Per questo motivo è fondamentale rivolgersi tempestivamente agli uffici dell’Agenzia delle entrate non appena si sospetti la presenza di dati errati nel proprio cassetto fiscale. L’ufficio, dopo aver effettuato le necessarie verifiche, procede alla risoluzione dell’anomalia assegnando a ciascun interessato un nuovo codice univoco.

Come l’Agenzia risolve i casi di duplicazione

Appena accertata l’esistenza di un’omocodia, l’Agenzia convoca i cittadini coinvolti per consegnare loro il nuovo codice fiscale e fornire tutte le istruzioni del caso. Durante l’incontro viene anche verificata la correttezza delle informazioni registrate in Anagrafe Tributaria, che potrebbero essersi confuse proprio a causa dell’uso prolungato dello stesso identificativo: si controllano dichiarazioni, atti registrati, partite IVA, storici dei domicili, versamenti e altro ancora.

Successivamente l’ufficio provvede a ricollegare ciascuna dichiarazione e ogni atto fiscale al nuovo codice assegnato al rispettivo titolare, così da permettere a ognuno di consultare nel cassetto fiscale esclusivamente i documenti che lo riguardano direttamente.

Il ruolo del codice fiscale provvisorio

Quando un cittadino richiede l’attribuzione del codice e l’ufficio dell’Agenzia (oppure il Comune o la Questura/Prefettura) rileva il rischio di omocodia, viene rilasciato un codice provvisorio formato da sole cifre numeriche. Questo codice può essere impiegato per qualsiasi tipo di operazione fino all’emissione del codice alfanumerico definitivo.

Il codice provvisorio, pur essendo temporaneo, è pienamente valido e deve essere accettato da tutte le Amministrazioni, gli Enti, le Banche e i soggetti che lo richiedono. L’Agenzia delle entrate è in grado di certificarne la validità in ogni momento. Dopo le opportune verifiche, l’ufficio rilascia il codice fiscale alfanumerico definitivo, evitando così che più soggetti utilizzino lo stesso identificativo.

Verificare la correttezza del proprio codice

L’Agenzia delle entrate mette a disposizione sul proprio sito un servizio di verifica del codice fiscale, accessibile liberamente, che consente di controllare se il codice in proprio possesso è corretto. Si tratta di uno strumento utile per prevenire errori e assicurarsi che i propri dati anagrafici siano stati elaborati correttamente dal sistema dell’Anagrafe Tributaria.

La guida pubblicata dall’Agenzia sottolinea l’importanza di rivolgersi sempre agli uffici competenti per l’attribuzione del codice, evitando il ricorso a software privati che, per quanto diffusi in rete, non sono autorizzati per legge a svolgere questa funzione. I casi di omocodia sono rari ma possono verificarsi proprio quando i cittadini calcolano autonomamente il codice senza passare per i canali ufficiali.

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