La vicenda della CU INPS errata 2026 riguarda soprattutto chi nel 2025 ha percepito prestazioni a sostegno del reddito, come NASpI, cassa integrazione, maternità o indennità analoghe. Il rischio non è astratto: una classificazione sbagliata nella Certificazione Unica può incidere sul riconoscimento della somma aggiuntiva non imponibile o dell’ulteriore detrazione previste dalla legge di Bilancio 2025. INPS sostiene di aver aggiornato i dati e l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la precompilata recepisce le CU rettificate. Resta però una regola pratica: prima di inviare il 730, la CU va controllata.
Il problema nasce dentro la Certificazione Unica
La questione è tecnica, ma produce effetti molto concreti. Alcune Certificazioni Uniche 2026 avrebbero indicato in modo non corretto la natura di somme percepite nel 2025.
Si parla, in particolare, di prestazioni che sostituiscono il reddito di lavoro dipendente. NASpI, integrazioni salariali, maternità, malattia, disoccupazione agricola. Casi diversi, certo. Ma accomunati da un punto: possono rilevare ai fini dei benefici fiscali collegati al lavoro dipendente.
Il riferimento di base resta l’art. 49, comma 1, del TUIR. Se una somma che ha natura sostitutiva del reddito di lavoro viene letta dal sistema come non rilevante, il beneficio rischia di non emergere correttamente nel modello 730.
Non è un dettaglio da addetti ai lavori. Nella prassi, un codice inserito male può cambiare il risultato finale della dichiarazione.
CU INPS errata 2026: il nodo del punto 718
La parola chiave è punto 718. È lì che, nella sezione dedicata alla “Somma che non concorre alla formazione del reddito”, la CU deve dare un’indicazione utile per il calcolo delle misure introdotte dalla legge n. 207/2024.
Secondo quanto comunicato dall’INPS, le certificazioni corrette riportano al punto 718 il codice “1”. Inoltre, nelle annotazioni compare l’avviso che il modello annulla e sostituisce quello precedente.
Il punto 719 assume poi rilievo nei casi in cui sia presente una prestazione che dà diritto ai benefici. Va letto insieme al punto 449, cioè al reddito di riferimento. Perché il beneficio non dipende solo dalla singola indennità. Dipende dal quadro complessivo del contribuente.
Ed è qui che molti errori diventano difficili da vedere a occhio nudo. La CU può sembrare formalmente completa, ma non essere l’ultima versione disponibile.
Quali benefici fiscali possono saltare
La legge di Bilancio 2025 ha spostato il taglio del cuneo su un terreno fiscale. Non si ragiona più solo come riduzione contributiva. Per il 2025 entrano in gioco due meccanismi distinti.
Il primo riguarda i lavoratori dipendenti con reddito complessivo fino a € 20.000. L’art. 1, comma 4, della legge n. 207/2024 riconosce una somma che non concorre alla formazione del reddito. Le percentuali sono pari al 7,1%, al 5,3% o al 4,8%, in base alla fascia reddituale.
Il secondo riguarda chi supera € 20.000 e arriva fino a € 40.000. In questo caso opera l’ulteriore detrazione prevista dal comma 6 dello stesso articolo. L’importo pieno arriva a € 1.000 per i redditi fino a € 32.000, poi decresce fino ad azzerarsi.
Se la CU non consente alla dichiarazione di leggere correttamente la natura del reddito, il contribuente può non ricevere quanto gli spetta. Oppure può essere costretto a correggere dopo. E correggere dopo, nella stagione dichiarativa, spesso costa tempo e denaro.
Agevolazioni, il rischio va letto bene
Nel dibattito pubblico si parla spesso di “perdita di agevolazioni”. La formula è efficace, ma va maneggiata con cautela. Il rischio immediato riguarda i benefici fiscali collegati al cuneo, non ogni misura collegata al reddito.
Per l’ISEE, ad esempio, il ragionamento è diverso. L’ISEE ordinario 2026 guarda di regola a redditi e patrimoni riferiti al 2024. Una CU 2026, che certifica redditi 2025, non incide in modo automatico sull’ISEE ordinario dello stesso anno.
Questo non rende il problema minore. Lo rende più preciso. Il contribuente deve verificare il 730 per non perdere somme spettanti nel calcolo fiscale, senza trasformare ogni anomalia della CU in un allarme generalizzato.
Chi deve controllare con più attenzione
Il controllo è consigliabile per tutti. Ma alcune categorie devono essere più prudenti, senza aspettare l’ultimo giorno utile.
- percettori di NASpI o disoccupazione agricola nel 2025;
- lavoratori che hanno ricevuto CIGO, CIGS o assegni di integrazione salariale;
- contribuenti con indennità di maternità o malattia erogate dall’INPS;
- dipendenti con più CU, perché hanno avuto più rapporti o più enti erogatori;
- lavoratori del settore edile, della scuola o della pubblica amministrazione, se risultano più certificazioni.
Non significa che tutte queste CU siano sbagliate. Questa sarebbe una semplificazione pericolosa. Significa soltanto che in questi casi il dato precompilato va trattato come dato da verificare, non come verità definitiva.
La posizione di INPS e Agenzia delle Entrate
Il quadro istituzionale va letto senza allarmismi. L’INPS ha comunicato che le informazioni aggiornate sono disponibili dal 31 marzo 2026. Ha anche precisato che i dati corretti sono confluiti nella dichiarazione precompilata.
L’Agenzia delle Entrate, a sua volta, ha chiarito che i sostituti che hanno rilevato anomalie hanno trasmesso le CU rettificative. La precompilata 2026 sarebbe quindi già aggiornata con i nuovi flussi ricevuti.
Questo non chiude ogni rischio. Lo riduce, però. Ed evita un errore di prospettiva: non si può scrivere che ogni 730 precompilato collegato a una CU INPS sia necessariamente errato.
La dichiarazione precompilata 2026 è disponibile in consultazione dal 30 aprile. L’invio e le modifiche partono dal 14 maggio. La scadenza ordinaria del 730 resta fissata al 30 settembre 2026.
Cosa fare prima di inviare il 730
La procedura prudente è semplice. Prima si scarica nuovamente la CU 2026 dal portale INPS. Poi si controlla se il documento contiene le annotazioni di sostituzione. Infine si confrontano i dati con quelli presenti nella precompilata.
Se il contribuente opera da solo, non dovrebbe limitarsi ad accettare il quadro RC senza verifiche. Il punto 718, il punto 719 e il punto 449 meritano una lettura congiunta.
Se invece il 730 viene affidato a un CAF o a un professionista, va segnalata subito la possibile presenza di più CU. È una informazione operativa. Non un dettaglio.
Si consideri anche un aspetto pratico. In presenza di CU rettificata, il documento più recente sostituisce quello precedente. Usare la vecchia certificazione significa ricostruire la dichiarazione su una base ormai superata.
Un esempio pratico per capire l’effetto
Si pensi a una lavoratrice che nel 2025 ha avuto sei mesi di lavoro dipendente e, per alcuni mesi, una prestazione INPS sostitutiva del reddito. Il reddito complessivo resta sotto € 20.000.
Se la prestazione viene classificata correttamente, la dichiarazione può considerarla nel perimetro utile per la somma aggiuntiva non imponibile. Se invece viene trattata come somma non compatibile, il beneficio può risultare ridotto o assente.
Il danno non nasce perché il contribuente ha fatto qualcosa di sbagliato. Nasce perché il dato certificato orienta il calcolo automatico. E il 730 precompilato, quando parte da un’informazione incompleta, può restituire un risultato incompleto.
Altro caso. Un lavoratore ha due CU: una del datore di lavoro e una INPS per NASpI. Il datore ha riconosciuto una parte del beneficio. La dichiarazione deve comunque verificare l’importo effettivamente spettante sull’intero reddito di riferimento. Accettare tutto senza controllo può creare scostamenti.
La mappa dei controlli da fare
| Controllo | Perché serve |
|---|---|
| Scaricare di nuovo la CU INPS 2026 | Serve a verificare se esiste una versione aggiornata dopo la prima emissione. |
| Verificare il punto 718 | Il codice presente incide sulla lettura dei benefici legati al cuneo fiscale. |
| Controllare le annotazioni | La CU corretta dovrebbe indicare che annulla e sostituisce il precedente modello. |
| Leggere il punto 719 | Può riportare l’importo della prestazione utile per i benefici fiscali. |
| Confrontare la precompilata | Il quadro RC deve essere coerente con l’ultima CU disponibile. |
Rettifica della CU e responsabilità
Quando l’errore deriva dal sostituto d’imposta o dall’ente che ha trasmesso la certificazione, la soluzione naturale è l’invio di una CU rettificativa. Il contribuente non dovrebbe essere lasciato solo a sistemare un dato che non ha formato.
Qui si apre il tema, molto concreto, delle conseguenze successive. Una dichiarazione costruita su dati errati può generare imposte da integrare, dichiarazioni correttive o integrative, ravvedimenti e costi professionali.
Sul piano amministrativo, sarebbe opportuno un presidio chiaro. Se l’errore dipende dal flusso certificativo, il contribuente dovrebbe poter regolarizzare senza subire sanzioni non coerenti con la propria condotta.
La questione non è soltanto fiscale. È anche di affidamento. Il cittadino riceve un documento da un ente pubblico, trova una dichiarazione precompilata e, nella normalità dei casi, presume che quei dati siano corretti.
Il punto da non sbagliare
Il punto cieco è pensare che la precompilata sia sempre “sicura” perché arriva dall’Agenzia. La precompilata è uno strumento utile, ma vive dei dati trasmessi da soggetti terzi.
Quando la fonte del dato cambia o viene corretta, il contribuente deve verificare che anche la dichiarazione abbia assorbito l’aggiornamento. Basta questo passaggio per evitare molte complicazioni.
La linea più prudente, quindi, è questa: scaricare l’ultima CU, controllare punto 718 e annotazioni, confrontare il quadro RC, poi inviare. Non prima.


