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Controlli fatture PA professionisti: dal 15 giugno addio alla franchigia dei 5.000 euro

22 Gennaio, 2026

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A partire dal 15 giugno 2026 cambierà in modo sostanziale il rapporto tra professionisti e Pubblica Amministrazione per quanto riguarda i pagamenti. La Legge di Bilancio n. 199/2025, tramite l’articolo 1, comma 725, elimina quel margine che fino ad oggi ha protetto i compensi di importo ridotto: la soglia sotto i 5.000 euro che teneva al riparo dalle verifiche fiscali preventive.

Dal 15 giugno 2026 qualunque importo, anche minimo, sarà soggetto a controllo. E qui viene il bello, o il brutto a seconda dei punti di vista. Chi ha anche un solo euro di debito con l’Erario scoprirà che la PA non verserà l’intero compenso pattuito, ma tratterrà automaticamente quanto dovuto alla Riscossione. Una sorta di compensazione forzata che scarica sugli enti pubblici il compito di recuperare le pendenze fiscali dei professionisti.

Come funzionano oggi i controlli sulle fatture PA

Attualmente il meccanismo è disciplinato dal D.P.R. 602 del 1973, più precisamente dall’articolo 48-bis. Quando un professionista emette una fattura verso la Pubblica Amministrazione superiore a 5.000 euro, scattano le verifiche. L’ente controlla se il beneficiario risulta inadempiente nei confronti del Fisco per somme iscritte a ruolo, e solo se anche queste superano i 5.000 euro interviene il blocco.

Il sistema quindi prevede una doppia soglia: l’importo della fattura e l’entità del debito devono essere entrambi rilevanti. Al di sotto di questi limiti, la transazione passa senza intoppi. Nella prassi quotidiana questo ha significato che molti professionisti con cartelle di importo contenuto riuscivano comunque a ricevere i compensi dalle PA senza conseguenze immediate.

Ma ora la musica cambia, e cambia parecchio. La modifica inserita nella Manovra 2026 introduce il comma 1-ter all’articolo 48-bis del D.Lgs. 602/1972, estendendo la platea delle verifiche a tutti i pagamenti fino a 5.000 euro. Non c’è più uno spazio protetto per le cifre basse.

Trattenute automatiche: cosa succede dal 15 giugno

Dal 15 giugno 2026 le amministrazioni pubbliche e le società a prevalente partecipazione pubblica dovranno verificare la regolarità fiscale del professionista prima di ogni pagamento, indipendentemente dall’importo. Si applica agli esercenti arti e professioni secondo quanto previsto dall’art. 54 del TUIR, quindi avvocati, architetti, ingegneri, commercialisti, consulenti, artisti.

La procedura prevista è chiara: se emerge l’esistenza di cartelle esattoriali, di qualsiasi importo, parte la trattenuta. Le somme dovute al professionista vengono divise: una quota va direttamente all’Agenzia delle Entrate Riscossione, fino a coprire il debito esistente; l’eventuale residuo, se c’è, viene versato al beneficiario. È un meccanismo di compensazione automatica tra credito professionale e debito fiscale.

Facciamo un caso pratico per capire meglio. Un architetto emette fattura per 2.800 euro verso un Comune. Ha però cartelle non pagate per 1.500 euro. Il Comune non pagherà all’architetto l’intero importo, ma verserà 1.500 euro alla Riscossione e 1.300 euro al professionista. Se invece il debito fiscale fosse stato di 3.200 euro, quindi superiore alla fattura, l’intera somma sarebbe stata destinata al Fisco, lasciando il professionista a mani vuote nonostante il lavoro svolto.

Chi viene coinvolto dalle nuove regole

L’ambito applicativo è piuttosto ampio e tocca diverse categorie. Rientrano tutti coloro che operano con partita IVA come esercenti arti e professioni nei rapporti con le amministrazioni pubbliche indicate all’art. 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001. Quindi ministeri, enti locali, università pubbliche, aziende sanitarie, e così via.

Vale anche per le società in cui la partecipazione pubblica è prevalente, il che allarga il perimetro ben oltre la PA in senso stretto. E attenzione, la norma copre pure i rimborsi per il gratuito patrocinio: anche in quel caso, se l’avvocato ha debiti fiscali, può trovarsi con il compenso falcidiato dalle trattenute automatiche.

Occorre notare che per importi superiori a 5.000 euro resta in vigore il vecchio meccanismo: blocco totale del pagamento se il debito iscritto a ruolo supera anch’esso i 5.000 euro, con segnalazione all’agente della riscossione per l’attivazione delle procedure di pignoramento presso terzi.

Le reazioni del mondo professionale

La stretta non è passata inosservata. I rappresentanti delle categorie professionali hanno espresso perplessità e richieste di correzione. Elbano de Nuccio, presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, ha sottolineato come il differimento a metà giugno potrebbe servire per “ripensare all’introduzione di soglie minime che semplificherebbero le procedure a carico della pubblica amministrazione”.

Il punto critico è proprio questo: l’aggravio burocratico per le PA, che dovranno effettuare verifiche anche per pagamenti di importo minimo, diciamo 50 o 100 euro. E dal lato dei professionisti, la concretissima possibilità di vedersi decurtato il compenso per debiti magari risalenti o contestati, con ricadute immediate sulla liquidità.

Nella versione iniziale della Legge di Bilancio era stato addirittura previsto l’obbligo di certificazione di regolarità fiscale e contributiva da allegare alla fattura, una sorta di DURC per i professionisti. Poi la norma è stata modificata in sede parlamentare, sostituendo la certificazione con il sistema di verifica e compensazione automatica, che però risulta ancora più stringente nei suoi effetti pratici.

Quando scattano i controlli: le tempistiche

La decorrenza fissata è il 15 giugno 2026. Fino a quella data rimane operativo il sistema attuale con la soglia dei 5.000 euro. Questo lasso di tempo dovrebbe consentire alle amministrazioni pubbliche di adeguare le procedure operative e i sistemi informatici alla nuova modalità di pagamento.

I professionisti hanno quindi alcuni mesi per verificare la propria situazione debitoria e, se possibile, regolarizzare eventuali pendenze con il Fisco. Chi ha cartelle in sospeso potrebbe valutare l’adesione alla cosiddetta rottamazione-quinquies, la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione introdotta dalla stessa Legge di Bilancio 2026 per i debiti dal 2000 al 2023.

Vale la pena ricordare che secondo quanto disposto dal comma 725, il professionista non risulta inadempiente ai fini degli articoli 28-ter e 48-bis del D.P.R. 602/1973 se ha aderito alla definizione agevolata e sta rispettando il piano di pagamento. Questo dettaglio potrebbe fare la differenza per chi ha posizioni pendenti ma sta rientrando gradualmente.

Tabella riepilogativa delle verifiche

Le nuove modalità di controllo prevedono due scenari distinti a seconda dell’importo della fattura. Per compensi fino a 5.000 euro, in presenza di cartelle di qualunque ammontare, si procede al versamento alla Riscossione fino a concorrenza del debito, e solo l’eventuale residuo viene corrisposto al professionista. Oltre i 5.000 euro scatta invece il blocco totale del pagamento se esistono cartelle non saldate, con l’attivazione delle procedure di recupero da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Gli aspetti operativi per le PA

Dal punto di vista amministrativo, gli enti pubblici dovranno integrare nei propri flussi di pagamento una fase di verifica preventiva per ogni transazione verso professionisti. Significa interrogare telematicamente le banche dati della Riscossione, attendere il riscontro, calcolare l’eventuale compensazione, e solo poi procedere al pagamento.

Non è un passaggio banale, specie per quegli enti che gestiscono centinaia o migliaia di fatture professionali ogni anno. L’automazione sarà probabilmente necessaria, ma richiederà investimenti in tecnologia e formazione del personale. E poi c’è il tema delle responsabilità: se la PA paga senza verificare, o verifica male, rischia di trovarsi esposta verso l’Erario per somme che avrebbe dovuto trattenere.

Quali debiti fanno scattare la trattenuta

Non tutte le pendenze con il Fisco attivano il meccanismo. Conta solo ciò che è già iscritto a ruolo tramite cartelle di pagamento notificate. Quindi imposte derivanti da liquidazioni automatiche ex articoli 36-bis e 36-ter del D.P.R. 600/1973 per l’IRPEF, o 54-bis e 54-ter del D.P.R. 633/1972 per l’IVA. Oppure contributi previdenziali INPS non versati, ma solo se non derivano da accertamento.

Restano invece fuori dal radar, almeno per questo specifico meccanismo, i debiti non ancora definiti, le somme oggetto di contenzioso pendente, gli importi per cui è stata ottenuta la sospensione legale della riscossione. Ma attenzione, perché nel momento in cui il contenzioso si chiude con sfavore per il contribuente e si forma la cartella, a quel punto anche quelle cifre entreranno nel calcolo delle trattenute.

Cosa possono fare i professionisti

Verificare la propria posizione è il primo passo. L’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione consente di visualizzare tutte le cartelle attive, con dettaglio degli importi e delle scadenze. Chi scopre di avere pendenze può valutare diverse opzioni: pagamento integrale, rateizzazione ordinaria secondo l’art. 19 del D.P.R. 602/1973, oppure adesione alla definizione agevolata se ne ricorrono i presupposti.

La rottamazione-quinquies permette di estinguere i debiti pagando solo il capitale e le spese, senza interessi di mora e sanzioni. Il versamento può avvenire in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026, oppure in un massimo di 54 rate bimestrali. Un’opportunità che molti professionisti potrebbero cogliere per mettersi in regola prima che scatti il nuovo sistema di trattenute.

E poi c’è la strada della prevenzione: evitare di accumulare nuove pendenze, versare regolarmente imposte e contributi, utilizzare il ravvedimento operoso in caso di ritardi. Perché con le regole che entrano in vigore a giugno, avere debiti con il Fisco significherà vedersi automaticamente decurtati i compensi dalla PA, senza mediazioni né possibilità di dilazione.

Il quadro normativo di riferimento

L’intervento legislativo si inserisce nel D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, che disciplina la riscossione delle imposte. L’articolo 48-bis, introdotto anni fa per contrastare l’evasione fiscale, prevedeva già controlli sui pagamenti della PA, ma con soglie che lasciavano spazio a molte transazioni di importo modesto.

Il comma 725 della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026) aggiunge il comma 1-ter a quell’articolo, eliminando la franchigia per i compensi professionali. È una scelta che si colloca in una strategia più ampia di lotta all’evasione, già presente in altre disposizioni della Manovra come la liquidazione automatica dell’IVA e la riduzione delle soglie per le compensazioni di crediti in presenza di debiti iscritti a ruolo.

L’obiettivo dichiarato è recuperare gettito e spingere i contribuenti alla compliance. Gli effetti pratici si vedranno nei prossimi mesi, quando il meccanismo entrerà a regime e i professionisti inizieranno a confrontarsi con la concreta applicazione delle nuove regole.

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