Nel piano 2026-2028 delle Entrate c’è un indirizzo molto chiaro, quasi perentorio: ridurre drasticamente i ritardi. Gli avvisi esecutivi devono arrivare nelle mani dei cittadini con una tempistica serrata, e il sistema prevede che almeno il 90% dei crediti venga affidato all’agente della riscossione nei primi 120 giorni dall’ultima scadenza utile. Non è una semplice accelerazione – si potrebbe dire che siamo di fronte a una vera riorganizzazione delle priorità operative all’interno della macchina fiscale.
L’intenzione dichiarata è abbastanza esplicita: smaltire quel magazzino ingente di pratiche inevase che continua ad alimentarsi. Secondo le informazioni più aggiornate, ci troviamo davanti a circa 1.280 miliardi di euro che ancora non sono stati recuperati. Un volume enorme, probabilmente senza precedenti nella storia recente della pubblica amministrazione. E proprio questa massa di crediti rimasti in sospeso ha spinto il legislatore a ripensare radicalmente i tempi della riscossione.
Una strategia che anticipa i tempi degli incassi
La riforma che si inserisce nella Legge di Bilancio 2022, poi concretizzata in una serie di provvedimenti successivi, aveva già fissato un obiettivo abbastanza ambizioso: rivedere il calendario per i nuovi crediti prima di esserci arenati nella routine di procedure farraginose. Il 2026 segna però una svolta più decisa, perché entrano in vigore soglie temporali stringenti e un monitoraggio più capillare dell’efficienza operativa.
Nel dettaglio, i crediti affidati all’agente della riscossione entro 120 giorni dovranno toccare la soglia del 90%, puntuale. Chi segue da vicino questa materia sa bene che si tratta di un obiettivo non banale, se si considera che finora i ritardi medi superavano spesso i 6-8 mesi, con punte anche oltre l’anno per alcune tipologie di tributi. Ridurre i tempi significa anche evitare che i contribuenti si trovino con interessi di mora sempre più pesanti, o che gli importi finiscano nel limbo della prescrizione.
Il principio operativo non è diverso da quello che già regola la materia: si tratta sempre di accertamento, notifica, invito al pagamento spontaneo, poi eventuale affidamento all’agente. Però la velocità cambia radicalmente, e questo porta con sé implicazioni notevoli sulle modalità di scambio tra l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. È necessario, per esempio, che il flusso informativo diventi più fluido – meno carte, più dati digitali, meno attese nei passaggi amministrativi.
La sinergia operativa tra Entrate e Riscossione in fase di rafforzamento
Altro aspetto che emerge dalle indicazioni contenute nel Piano delle Entrate riguarda la collaborazione più stretta tra le due Agenzie. Le modalità di scambio tramite posta elettronica certificata stanno venendo potenziate, e l’obiettivo dichiarato è di armonizzare i processi in modo da ridurre le incomprensioni operative, i disguidi, le mancate trasmissioni. Non si tratta solo di velocizzare, ma anche di rendere più trasparente e controllabile il flusso delle informazioni.
La disponibilità di dati aggiornati sui debitori permette inoltre di attivare con maggiore tempestività le misure cautelari o esecutive, come i fermi amministrativi o i pignoramenti. Questo vale soprattutto quando la somma in questione è alta e il rischio di dispersione patrimoniale risulta concreto. Il nuovo sistema informativo – già parzialmente implementato negli ultimi mesi – consente di incrociare i dati delle fatture elettroniche emesse dai debitori nel semestre precedente, per capire se ci sono flussi finanziari significativi da aggredire con procedure di pignoramento presso terzi.
Si potrebbe obiettare che un’accelerazione così marcata rischia di mettere sotto pressione i contribuenti, magari quelli che stanno attraversando difficoltà economiche reali. Però va detto che la stessa Legge di Bilancio 2026 ha introdotto anche strumenti di pacificazione fiscale, come la cosiddetta “rottamazione-quinquies”, che permette di cancellare sanzioni, interessi e aggio in cambio del pagamento del capitale. La finestra temporale per aderire scade il 30 aprile 2026, con modalità telematiche che verranno pubblicate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro 20 giorni dall’entrata in vigore della norma.
Monitoraggio stretto sull’efficienza dei processi di notifica
Nel piano triennale c’è spazio anche per un’attività di monitoraggio molto più puntuale. La prassi amministrativa prevede che si tengano sotto controllo non solo i volumi dei crediti affidati, ma anche la qualità delle notifiche, la percentuale di successo nelle procedure esecutive, l’andamento dei pignoramenti. Si vuole evitare che le azioni avviate finiscano nel nulla per difetti formali o errori amministrativi.
Un aspetto poco conosciuto riguarda l’uso delle informazioni ricavabili dalle fatture elettroniche: dal 2026 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà consultare i dati relativi ai corrispettivi fatturati dai debitori iscritti a ruolo nei confronti dei loro committenti. Questo permette di individuare più facilmente i soggetti terzi da coinvolgere in un pignoramento, riducendo i tempi necessari per trovare beni o crediti aggredibili. È una novità che avrà effetti pratici rilevanti, soprattutto per le imprese con flussi di cassa regolari ma con morosità pregresse significative.
Crediti in riscossione e strumenti di definizione agevolata
Parallelamente all’accelerazione degli affidamenti, prosegue la sperimentazione del metodo “accelerato” per il calcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità negli enti locali (comuni, province, città metropolitane e unioni). Anche qui c’è un obiettivo simile: rendere strutturale il miglioramento della capacità di riscossione verificato negli esercizi precedenti, riducendo l’accantonamento obbligatorio quando si dimostri che l’ente ha effettivamente migliorato le proprie performance.
Questo meccanismo, previsto dall’articolo 1, comma 659 della Legge 199/2025, consente di utilizzare un indicatore basato sull’ultimo rendiconto invece che sulla media quinquennale, a patto che si attivi un progetto almeno triennale di efficientamento. La Commissione Arconet ha chiarito che la facoltà si applicherà a partire dall’assestamento del bilancio 2026-2028, proseguendo nei bilanci successivi fino al 2029-2031. Dal bilancio 2031-2033 si tornerà al metodo ordinario.
Si tratta di una disposizione tecnica, ma con ricadute operative importanti: gli enti che riescono a incassare più velocemente possono liberare risorse da destinare a investimenti o servizi, senza essere penalizzati da accantonamenti eccessivi basati su dati storici ormai superati. Naturalmente resta il vincolo della verifica: se il miglioramento non si conferma nel tempo, occorre tornare al calcolo standard.
La rottamazione quinquies come valvola di sfogo per i contribuenti
Tra le misure di pacificazione fiscale introdotte, la rottamazione-quinquies rappresenta probabilmente l’intervento più noto. Riguarda i carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, derivanti da omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali o dai controlli automatici, oppure da contributi previdenziali INPS (con esclusione di quelli da accertamento), o ancora da sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada.
I contribuenti che aderiscono possono estinguere il debito versando solo il capitale e le spese per le procedure esecutive, senza dover corrispondere interessi di mora, sanzioni e aggio. Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026, oppure in massimo 54 rate bimestrali spalmate su 9 anni. Le prime tre rate scadono rispettivamente il 31 luglio, il 30 settembre e il 30 novembre 2026, poi si prosegue con rate bimestrali fino al maggio 2035.
La decadenza dal beneficio avviene se non si paga l’unica rata prevista, oppure se si omettono due rate anche non consecutive nel caso del piano rateale, oppure se non si salda l’ultima rata. Non c’è tolleranza di 5 giorni, a differenza di quanto previsto in alcune precedenti rottamazioni. Questo significa che occorre prestare attenzione massima alle scadenze, perché il mancato pagamento fa riemergere l’intero debito originario con tutti gli accessori.
Nuove soglie per le compensazioni di crediti in presenza di debiti iscritti a ruolo
Un’altra novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda la soglia che limita la possibilità di compensare crediti tributari quando si hanno debiti iscritti a ruolo. La soglia precedente era fissata a 100.000 euro, ora scende a 50.000 euro. Significa che chi ha debiti per imposte erariali superiori a questa cifra non può più utilizzare i crediti in compensazione nelle deleghe di pagamento F24, salvo accordi specifici con l’Agenzia.
L’intento è evitare che contribuenti con morosità significative utilizzino i crediti per dilazionare ulteriormente il saldo dei debiti, aggravando la posizione complessiva. Si vuole invece spingere verso una regolarizzazione rapida, magari attraverso gli strumenti agevolati di definizione delle pendenze. Chi supera la soglia e ha urgenza di compensare dovrà quindi prima sanare almeno in parte i debiti a ruolo, oppure presentare istanza di rateizzazione ordinaria.
Maggiore efficacia nei pignoramenti presso terzi
L’accesso ai dati delle fatture elettroniche rafforza anche la capacità dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione di avviare pignoramenti presso terzi con maggiore successo. Fino a poco tempo fa, individuare i soggetti terzi che devono denaro al debitore iscritto a ruolo richiedeva indagini lunghe e spesso infruttuose. Adesso, incrociando i dati dei corrispettivi fatturati, si può capire abbastanza rapidamente chi sono i committenti principali e quindi su chi conviene concentrare le azioni esecutive.
Questa possibilità si aggiunge agli strumenti già esistenti come il pignoramento dello stipendio o della pensione, il fermo amministrativo dei veicoli, l’ipoteca sugli immobili. Ma il pignoramento presso terzi resta probabilmente quello con il margine di efficienza più alto, perché colpisce flussi di cassa in movimento, anziché beni statici che poi devono essere venduti all’asta con tutte le complicazioni del caso.
Resta però un punto critico: se il debitore ha già esaurito la propria attività o non ha più rapporti commerciali significativi, i dati delle fatture elettroniche non portano a nulla. Per questo la rapidità nell’affidamento dei crediti diventa cruciale: prima si agisce, maggiore è la probabilità di trovare ancora dei beni aggredibili.
Il rafforzamento della capacità operativa entro il 2025
Il Piano delle Entrate sottolinea che nel 2025 verrà avviata una sperimentazione sistematica delle nuove procedure, per poi renderle strutturali dal 2026 in poi. Significa che i prossimi mesi saranno decisivi per testare la tenuta del sistema, individuare eventuali colli di bottiglia, mettere a punto le procedure operative e formare il personale.
L’obiettivo dichiarato è arrivare al triennio 2026-2028 con una macchina rodata, capace di gestire volumi molto più alti di affidamenti rispetto al passato, senza sacrificare la qualità del servizio e il rispetto dei diritti dei contribuenti. Non è un passaggio banale, perché presuppone investimenti in tecnologia, in formazione, in coordinamento tra uffici diversi.
Va detto anche che l’accelerazione della riscossione si inserisce in un contesto più ampio di riforma fiscale, che comprende la revisione delle aliquote IRPEF, il potenziamento del credito d’imposta per gli investimenti 4.0, la proroga di vari incentivi per le imprese, compreso il credito ZES per il Mezzogiorno. Sono tutte misure che vanno lette insieme, perché disegnano un quadro di politica economica dove si cerca di bilanciare recupero dell’evasione e sostegno alla crescita.
La tempistica ristretta come leva per ridurre il contenzioso
Uno degli effetti indiretti dell’accelerazione potrebbe essere la riduzione del contenzioso. Quando i tempi si allungano troppo, i contribuenti tendono a impugnare gli atti anche per ritardi formali o vizi procedurali, sperando di guadagnare tempo. Se invece l’affidamento avviene in tempi certi e brevi, diventa più difficile contestare la legittimità dell’azione amministrativa, almeno sotto il profilo dei termini.
Certo, rimane sempre la possibilità di contestare nel merito la fondatezza del credito. Ma una procedura più rapida e trasparente tende a scoraggiare i ricorsi pretestuosi, favorendo invece una composizione bonaria delle controversie, magari attraverso gli istituti deflattivi come l’accertamento con adesione o l’autotutela.
Questo aspetto interessa soprattutto i professionisti che assistono i contribuenti: commercialisti, avvocati tributaristi, consulenti del lavoro. Dovranno adattarsi a un sistema dove i margini temporali per intervenire sono ridotti, e dove diventa essenziale monitorare costantemente la posizione fiscale del cliente per evitare sorprese.
Il superbonus e gli altri bonus casa: impatto sui crediti non riscossi
Un capitolo a parte merita il tema dei crediti d’imposta legati ai bonus edilizi. Si sa che diverse migliaia di pratiche relative al superbonus o al bonus facciate sono ancora in fase di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate, e molte di queste potrebbero sfociare in recuperi coattivi se emergono irregolarità o abusi.
L’accelerazione della riscossione potrebbe quindi riguardare anche questi crediti contestati. Chi ha utilizzato i bonus in modo non conforme alla normativa rischia di vedersi notificare avvisi di recupero con tempi molto più stretti rispetto al passato. E in questi casi gli importi possono essere elevati, perché il superbonus copriva fino al 110% delle spese sostenute, con compensazioni o cessioni di credito che talvolta hanno raggiunto cifre a sei zeri.
Va precisato che la disciplina sui bonus edilizi è stata oggetto di continue modifiche negli ultimi anni, e non sempre le regole erano cristalline. Questo ha generato un numero enorme di contenziosi, con contribuenti che si sono trovati in buona fede a violare norme interpretate in modo diverso da ufficio a ufficio. L’accelerazione della riscossione potrebbe acuire il problema, se non accompagnata da chiarimenti interpretativi più puntuali da parte dell’Amministrazione.
I progetti comunali per rendere strutturale il miglioramento della riscossione
Come accennato, anche gli enti locali sono coinvolti in questo processo di riorganizzazione. I comuni che hanno registrato un miglioramento nella capacità di riscossione possono accedere al metodo accelerato per calcolare il Fondo crediti di dubbia esigibilità. Ma devono dimostrare di aver avviato un progetto almeno triennale, cioè un piano operativo che preveda misure concrete: digitalizzazione degli archivi, potenziamento dell’ufficio tributi, convenzioni con società di recupero crediti, campagne di sollecito preventivo.
Il metodo accelerato non è quindi un regalo automatico: richiede un impegno documentato e verificabile. La Commissione Arconet ha stabilito criteri abbastanza rigidi per l’ammissione, proprio per evitare che si tratti di un espediente contabile senza una vera efficienza sottostante.
Gli enti che riescono a soddisfare i requisiti possono beneficiare di un accantonamento ridotto al Fondo, liberando risorse da destinare alla spesa corrente o agli investimenti. È un incentivo forte, che dovrebbe spingere anche le amministrazioni più piccole a dotarsi di strumenti gestionali più moderni.
Sanzioni e interessi: quando si applicano e quando si cancellano
Un punto delicato riguarda sempre la distinzione tra sanzioni amministrative, interessi di mora e capitale. La rottamazione-quinquies elimina tutti gli accessori, ma solo se si aderisce entro i termini previsti. Chi resta fuori, o decade dal beneficio per mancato pagamento, si trova a dover pagare l’importo pieno con tutte le maggiorazioni previste dalla legge.
Gli interessi di mora si calcolano secondo l’articolo 30 del DPR 602/1973, e possono diventare significativi se il debito è vecchio di molti anni. Le sanzioni amministrative seguono invece le regole del decreto legislativo 472/1997, con percentuali che variano a seconda della violazione. In alcuni casi si arriva a raddoppiare o triplicare l’importo originario.
Proprio per questo la definizione agevolata può rappresentare un risparmio notevole, soprattutto per chi ha debiti risalenti. Ma va valutata con attenzione, perché se non si riesce a rispettare il piano di pagamento si perde ogni beneficio e ci si ritrova nella condizione di partenza, anzi peggio, perché nel frattempo sono maturati ulteriori interessi.
Il rischio di sovraccarico per i contribuenti con più debiti pendenti
Chi ha debiti con più enti creditori (Agenzia delle Entrate, INPS, enti locali, camere di commercio) potrebbe trovarsi in difficoltà a gestire contemporaneamente diverse procedure di riscossione accelerata. Ogni ente segue le proprie tempistiche, e non sempre c’è coordinamento. Il rischio è che il contribuente venga sommerso da notifiche, solleciti, atti esecutivi, senza riuscire a costruire una strategia unitaria di gestione del debito.
In teoria esistono strumenti come la rateizzazione ordinaria, che consente di dilazionare i pagamenti fino a 72 rate mensili (e anche oltre in casi di particolare difficoltà economica). Ma non tutti ne sono a conoscenza, e spesso si finisce per lasciare che le procedure seguano il loro corso, con conseguenze pesanti sul piano patrimoniale e anche psicologico.
Sarebbe opportuno che le Agenzie prevedessero meccanismi di supporto per i contribuenti in difficoltà, magari attraverso sportelli dedicati o convenzioni con associazioni di categoria. Un sistema più veloce deve essere anche più comprensibile, altrimenti rischia di generare ingiustizie.
Le misure premiali per chi paga in tempi rapidi
Al momento non sono previste misure premiali esplicite per chi paga spontaneamente entro tempi brevissimi. Si potrebbe però ipotizzare, in futuro, l’introduzione di sconti sugli interessi o sulle sanzioni per chi regolarizza la propria posizione prima ancora dell’affidamento all’agente della riscossione. Sarebbe un modo per incentivare la compliance volontaria, riducendo il carico di lavoro dell’amministrazione.
Alcuni modelli esteri prevedono meccanismi del genere, con risultati abbastanza incoraggianti. In Italia si è sempre preferito puntare sulla repressione piuttosto che sul premio, ma forse varrebbe la pena sperimentare approcci diversi, soprattutto in un contesto dove la velocità della riscossione diventa un obiettivo prioritario.
La questione della notifica degli atti e delle difficoltà operative
Un ultimo aspetto da non sottovalutare riguarda la notifica degli atti. L’accelerazione dei tempi presuppone che le notifiche vengano effettuate in modo rapido e certo. Ma sappiamo che questo non è sempre scontato: indirizzi errati, irreperibilità del destinatario, rifiuto di ricevere la raccomandata, sono tutti problemi che si incontrano quotidianamente nella pratica.
L’uso della posta elettronica certificata dovrebbe alleviare il problema, ma solo per le imprese e i professionisti che hanno l’obbligo di dotarsene. Per i privati cittadini restano le modalità tradizionali, con tutti i limiti del caso. E quando una notifica non va a buon fine, bisogna ricorrere alle forme pubbliche (albo pretorio, affissioni), con ulteriori ritardi.
Anche qui servirebbe un investimento in tecnologia: banche dati aggiornate degli indirizzi, integrazione con l’anagrafe nazionale, sistemi di verifica automatica della corrispondenza tra residenza anagrafica e domicilio effettivo. Senza questi strumenti, la velocità promessa rischia di restare sulla carta.



