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Formazione agevolata PMI Mezzogiorno: guida pratica al bando MIMIT 2026

1 Aprile, 2026

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Il 31 marzo 2026 il MIMIT ha aggiornato le FAQ del bando “Sviluppo competenze specialistiche PMI”, che mette a disposizione 50 milioni di euro a fondo perduto per finanziare la formazione del personale nelle piccole e medie imprese delle sette regioni meno sviluppate del Sud Italia. La misura – nata dal decreto ministeriale del 4 settembre 2025 e attuata dal decreto direttoriale del 26 gennaio 2026, poi modificato il 10 febbraio 2026 – ha sostituito il click day con una graduatoria di merito e ha spostato l’apertura dello sportello al 21 aprile 2026. Le domande vanno presentate su Invitalia entro le ore 12:00 del 23 giugno 2026. Il contributo copre il 50% dei costi ammissibili per le iniziative individuali e sale fino al 70% per i progetti integrati sovraregionali che coinvolgono micro e piccole imprese. La formazione deve svolgersi esclusivamente in presenza, su tematiche digitali, tecnologiche e green, ed essere erogata da soggetti esterni qualificati. Le agevolazioni sono concesse in regime de minimis ai sensi del Reg. (UE) 2023/2831, con un massimale di 300.000 euro nel triennio. Tra i requisiti di ammissibilità spicca l’obbligo – spesso sottovalutato – di essere in possesso di una polizza assicurativa per rischi catastrofali già al momento della presentazione della domanda.

Il quadro normativo di riferimento

La misura nasce dal decreto del Ministro delle imprese e del Made in Italy del 4 settembre 2025 (pubblicato in GU n. 250 del 27 ottobre 2025) e viene attuata tramite il decreto direttoriale del 26 gennaio 2026, successivamente modificato dal D.D. del 10 febbraio 2026. Quest’ultimo provvedimento ha spostato l’apertura dello sportello – originariamente fissata a marzo – e ha sostituito il meccanismo del click day con una graduatoria di merito. Una scelta che cambia sensibilmente le regole del gioco.

Beneficiari e requisiti di accesso

Il bando è rivolto a micro, piccole e medie imprese regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese. Non basta, però, essere una PMI qualsiasi: occorre avere almeno un’unità operativa ubicata in una delle sette regioni meno sviluppate, cioè Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna o Sicilia. Si tratta degli stessi territori della ZES Unica del Mezzogiorno, con la sola esclusione dell’Abruzzo.

Sul fronte dei requisiti economici, serve aver depositato almeno un bilancio approvato presso il Registro delle imprese. Per le ditte individuali e le società di persone vale in alternativa aver presentato almeno una dichiarazione dei redditi. Le imprese estere non sono escluse, ma devono attivare una sede secondaria nelle regioni ammissibili prima di richiedere la prima erogazione. Un adempimento da non trascurare nei tempi di pianificazione.

Ci sono poi alcune cause di esclusione automatica: non possono partecipare le imprese sottoposte a procedure concorsuali o in liquidazione volontaria, quelle che operano nei settori esclusi dall’art. 7 del Regolamento (UE) 2021/1058, e quelle che hanno ricevuto e non rimborsato aiuti dichiarati illegali dalla Commissione europea. La formazione deve riguardare esclusivamente i lavoratori dipendenti impiegati nelle sedi operative del Mezzogiorno.

Risorse disponibili e settori prioritari

Il finanziamento complessivo è di 50 milioni di euro a fondo perduto, a valere sul Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027” (PN RIC 2021-2027), Obiettivo Specifico 1.4, Azione 1.4.1. Una quota pari al 40% delle risorse – cioè 20 milioni – è riservata alle imprese attive nelle filiere automotive e in quelle della moda, del tessile e dell’arredamento.

Le tematiche ammissibili coprono un arco molto ampio: intelligenza artificiale, cybersecurity, Internet of Things, robotica, biotecnologie, tecnologie quantistiche, transizione ecologica, semiconduttori e connettività avanzata. In sostanza, tutto ciò che rientra nelle traiettorie tecnologiche della Strategia nazionale di specializzazione intelligente e nel Regolamento STEP. Ogni progetto deve coprire almeno uno di questi ambiti.

Il regime de minimis e la base giuridica europea

La formazione agevolata PMI Mezzogiorno si inserisce in un quadro normativo europeo preciso. Le agevolazioni sono concesse ai sensi del regolamento “de minimis” – oggi disciplinato dal Regolamento (UE) 2023/2831, in vigore dal 1° gennaio 2024 – nella forma del contributo diretto a fondo perduto. Il massimale complessivo che un’impresa unica può ricevere in regime de minimis è pari a 300.000 euro nell’arco di tre anni, soglia elevata rispetto ai precedenti 200.000 euro per tenere conto dell’inflazione. Da gennaio 2026, peraltro, è operativo il registro centrale europeo degli aiuti de minimis, che modifica le modalità di verifica del cumulo da parte degli enti concedenti.

I soggetti formatori: requisiti e limiti

I percorsi formativi devono essere erogati esclusivamente da soggetti esterni all’impresa beneficiaria. Non è ammessa la formazione interna: niente colleghi o responsabili aziendali nei panni di docenti. Non serve un accreditamento formale, ma i fornitori devono dimostrare una comprovata esperienza – almeno negli ultimi 3 anni – negli ambiti oggetto della formazione, in particolare su strategia di specializzazione intelligente, digitalizzazione o transizione ecologica.

Un progetto può coinvolgere più fornitori contemporaneamente, purché ciascuno rispetti i requisiti di indipendenza e competenza. I formatori possono essere italiani o esteri. Ciò che non è consentito, in nessun caso, è ricorrere a personale interno all’impresa richiedente.

La formazione esclusivamente in presenza

Sul fronte delle modalità, la regola è chiara e senza eccezioni: la formazione deve svolgersi esclusivamente in presenza. Niente webinar, niente blended learning, niente training on the job. Docente e partecipanti devono essere fisicamente nello stesso luogo, che sia la sede aziendale o una struttura esterna idonea. Una previsione che in molti casi impone una pianificazione logistica non banale.

Il calcolo del contributo e le spese ammissibili

Il meccanismo di calcolo non lascia spazio a interpretazioni. L’importo rendicontabile si determina applicando l’opzione semplificata di costo (OSC), secondo le tariffe orarie regionali indicate nell’Allegato 3 del decreto direttoriale del 26 gennaio 2026. La formula è: costo rendicontabile = tariffa oraria x ore di formazione x numero di partecipanti. Le tariffe sono già comprensive di tutto: docenza, costi organizzativi e costo del personale in formazione.

Non occorre dimostrare le spese effettivamente sostenute per ottenere l’erogazione. Ciò che conta è documentare con precisione le attività svolte. Le spese ammissibili comprendono i compensi dei formatori, i costi di esercizio direttamente connessi al progetto (viaggi, alloggi, materiali, ammortamento di strumenti e attrezzature), i servizi di consulenza strettamente inerenti alla formazione e il costo del personale partecipante per le ore di formazione seguite. Le spese sono riconosciute ai sensi dell’art. 53, comma 1, del Regolamento (UE) 2021/1060.

Quanto alla quota a carico dell’impresa – cioè il restante 50% non coperto dal contributo nelle iniziative individuali – le FAQ chiariscono che può essere coperta indifferentemente con mezzi propri oppure con altri finanziamenti, pubblici o privati, nel rispetto dei limiti europei sul cumulo degli aiuti.

Intensità del contributo e soglie di progetto

Tipologia di progetto Dimensione impresa Contributo massimo
Iniziativa individuale Tutte le PMI 50%
Progetto integrato sovraregionale Micro e piccole imprese (+20 pp) 70%
Progetto integrato sovraregionale Medie imprese (+10 pp) 60%

Il progetto deve rientrare nella fascia da 10.000 euro a 60.000 euro di costo ammissibile. Nei progetti integrati sovraregionali, questi limiti si riferiscono al singolo beneficiario, non all’importo complessivo del raggruppamento.

Erogazione del contributo e documentazione

Il contributo viene erogato in massimo 2 tranche. È possibile richiedere un anticipo del 50% tramite fideiussione bancaria o assicurativa. Il saldo arriva al completamento del percorso formativo, a condizione di aver presentato tutta la documentazione richiesta: registri delle presenze firmati, descrizione dei moduli, timesheet dei partecipanti, contratti con i fornitori. Le fatture e le prove di pagamento non sono obbligatorie, grazie al meccanismo OSC.

Il contratto con il fornitore deve essere sottoscritto dopo la presentazione della domanda di agevolazione – non prima. Questo dettaglio è fondamentale per non incorrere in inammissibilità. Il progetto deve partire entro 6 mesi dalla concessione e concludersi entro 12 mesi dalla stessa data. È prevista una proroga fino a ulteriori 6 mesi, su richiesta motivata.

Il CUP e la firma digitale

Una volta inviata la domanda, viene assegnato un codice CUP che identifica il progetto e deve comparire su tutta la documentazione. La domanda deve essere firmata digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa, anche se la compilazione può essere delegata a un consulente o a un ente di formazione. Ogni impresa può presentare una sola domanda.

I progetti integrati sovraregionali

Le PMI possono aggregarsi in progetti integrati sovraregionali, con una capofila che presenta la domanda per conto di tutte le imprese coinvolte. Il gruppo può comprendere un massimo di 10 imprese appartenenti ad almeno due regioni diverse del Mezzogiorno. Non è richiesta l’appartenenza alla stessa filiera, ma il progetto deve dimostrare vantaggi concreti per ciascuna azienda partecipante.

Questo tipo di iniziativa consente di accedere alle maggiorazioni del contributo già indicate: +20 punti percentuali per micro e piccole, +10 per le medie. In un progetto con imprese di dimensioni miste, la maggiorazione si applica in modo differenziato per ciascuna.

Nella pratica, si tratta di uno strumento utile soprattutto per imprese dello stesso distretto o della stessa supply chain che vogliono formare il personale su tematiche comuni. Un’azienda manifatturiera siciliana e un suo fornitore campano, ad esempio, possono costruire insieme un percorso sulla digitalizzazione dei processi produttivi, con benefici chiari per entrambi.

La graduatoria di merito e le premialità

Le domande vengono valutate secondo una graduatoria decrescente, in base al punteggio attribuito ai singoli progetti. I criteri considerati riguardano il numero di addetti complessivi dell’impresa, la proporzione del personale coinvolto nella formazione rispetto al totale, la coerenza degli ambiti tematici e l’appartenenza a un contratto di rete orientato allo sviluppo della filiera.

Sono previste premialità per chi detiene il rating di legalità o la certificazione di parità di genere (ai sensi delle certificazioni previste dal D.M. 4 settembre 2025, art. 7, comma 2, lett. e). Anche il settore manifatturiero può valere punti aggiuntivi. Il passaggio dallo sportello cronologico alla graduatoria di merito – sancito dal D.D. del 10 febbraio 2026 – rende la qualità del progetto determinante, non la velocità di invio.

Chi può partecipare alla formazione: i lavoratori ammessi

Alla formazione possono partecipare esclusivamente i lavoratori dipendenti delle imprese beneficiarie. Sono inclusi anche i dipendenti in cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO), purché le ore di formazione si collochino nelle ore non sospese. Rimangono invece fuori i lavoratori in CIGS, i collaboratori esterni, i soci non dipendenti e i lavoratori somministrati (i cosiddetti interinali).

È bene chiarire questo punto perché nella pratica molte PMI fanno ampio uso di personale flessibile. Solo il rapporto di lavoro subordinato diretto con l’impresa beneficiaria abilita la partecipazione al percorso formativo agevolato.

L’obbligo di polizza assicurativa catastrofale

Tra i requisiti di ammissibilità figura l’obbligo di essere in regola con le disposizioni previste dall’art. 1 del decreto-legge 31 marzo 2025, n. 39, convertito con modificazioni dalla legge 27 maggio 2025, n. 78, recante misure urgenti in materia di assicurazione dei rischi catastrofali. Le imprese devono cioè aver stipulato una polizza assicurativa a copertura dei danni diretti causati da calamità naturali ed eventi catastrofali, a protezione di beni aziendali come immobili, impianti e macchinari.

La polizza deve essere attiva già al momento della presentazione della domanda. L’assenza di questa copertura comporta l’inammissibilità della candidatura o, nei casi peggiori, la revoca del contributo già concesso. Lo slittamento dell’apertura dello sportello ad aprile ha offerto alle imprese un margine in più per regolarizzare la propria posizione assicurativa, ma non è un dettaglio che si può lasciare all’ultimo momento.

Come presentare la domanda

Le domande si presentano esclusivamente in forma telematica, tramite la piattaforma disponibile sul sito di Invitalia (www.invitalia.it). Lo sportello è aperto dalle ore 12:00 del 21 aprile 2026 fino alle ore 12:00 del 23 giugno 2026. Fuori da questa finestra, non è possibile inviare la domanda.

L’accesso alla piattaforma avviene con SPID, CIE o CNS per le imprese italiane. Per quelle estere è prevista una procedura di registrazione manuale. Per compilare la domanda occorre disporre di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). La domanda può essere compilata da un soggetto delegato – un consulente, uno studio di consulenza, un ente di formazione – ma la firma digitale deve essere apposta dal legale rappresentante.

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