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Bonus mobili seconde case: detrazione confermata al 50% senza cumulo

21 Gennaio, 2026

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Le agevolazioni fiscali per l’arredamento delle abitazioni continuano a rappresentare un tema delicato, specie quando si tratta di immobili diversi dalla prima casa. L’Agenzia delle Entrate ha recentemente chiarito la questione attraverso una guida dedicata agli arredi, confermando che il beneficio del 50% resta utilizzabile anche per le seconde case, però con un vincolo particolare da tenere bene a mente.

La detrazione vale anche per gli immobili non principali

Partiamo dal dato concreto: chi acquista mobili destinati a una seconda abitazione può tranquillamente accedere allo sconto fiscale nella stessa misura prevista per la residenza principale. Non c’è distinzione, almeno sulla carta. La percentuale rimane al 50% e si applica su una spesa massima di 5.000 euro per il 2026 – cifra che l’anno prossimo potrebbe cambiare ancora, visto che negli anni precedenti si era arrivati anche a 8.000 euro.

Però c’è un però. E riguarda il rapporto con il bonus elettrodomestici, quello introdotto dal Mef con una dotazione complessiva di 50 milioni di euro per sostenere l’acquisto di apparecchi di classe energetica elevata. I due incentivi non possono sovrapporsi per lo stesso bene. Bisogna scegliere.

Il vincolo con il bonus elettrodomestici crea una scelta obbligata

Mettiamo che qualcuno stia ristrutturando la seconda casa al mare – operazione che tra l’altro consente l’accesso al bonus mobili proprio perché legato a interventi edilizi – e decida di comprare un frigorifero nuovo di zecca, magari in classe A. Quel frigorifero può beneficiare del bonus elettrodomestici oppure rientrare nel bonus mobili, ma non in entrambi contemporaneamente.

La cosa vale anche al contrario: se si opta per il beneficio sugli elettrodomestici, quella spesa esce dal calcolo del bonus arredi. Niente cumulo, insomma. La norma parla chiaro su questo punto, anche se nella prassi quotidiana capita spesso che i contribuenti si trovino spiazzati davanti a questa alternativa.

Come si struttura l’agevolazione per i mobili

Il meccanismo della detrazione si spalma su dieci anni, con rate annuali di pari importo. Quindi, prendendo il tetto di 5.000 euro, lo sconto massimo ammonta a 2.500 euro complessivi, da recuperare con 250 euro l’anno. Non è un rimborso diretto ma una riduzione dell’Irpef dovuta, il che significa che chi ha un’imposta lorda insufficiente perde la quota residua – non viene rimborsata né riportata.

Per accedere serve un presupposto fondamentale: aver avviato lavori di ristrutturazione edilizia sull’immobile in questione. Non basta comprare i mobili, occorre che ci sia stato un intervento edilizio che giustifichi la sostituzione o l’acquisto di nuovi arredi. E qui la legge di Bilancio ha già stabilito che dal 1° gennaio 2025 gli interventi devono riguardare l’unità abitativa oggetto di ristrutturazione, non più l’intero edificio come in passato.

Elettrodomestici: incentivo limitato ma con carte vincenti

Il bonus elettrodomestici invece si muove su binari diversi. Prevede uno sconto fino al 30% del prezzo (con un massimo di 100 euro per unità, che sale a 200 euro per nuclei con Isee sotto i 25.000 euro e almeno tre figli a carico). È vincolato alla sostituzione di un vecchio apparecchio, che va rottamato secondo le regole ambientali.

L’incentivo si applica a frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie e forni – ma solo se di classe energetica B o superiore, prodotti nell’Unione europea. Questo bonus non richiede interventi edilizi pregressi, però esige che il vecchio elettrodomestico venga smaltito correttamente. Anche qui, niente cumulabilità con altri benefici fiscali sulla stessa spesa.

Quando conviene una scelta rispetto all’altra

Nella pratica, la decisione dipende da diversi fattori. Se l’importo speso per gli elettrodomestici è contenuto e si resta sotto il tetto dei 5.000 euro complessivi per l’arredo, potrebbe risultare più vantaggioso includerli nel bonus mobili, che garantisce comunque il 50% di detrazione. Il bonus elettrodomestici specifico diventa interessante quando si tratta di sostituire apparecchi obsoleti e si vuole massimizzare il risparmio su quella singola voce, soprattutto per famiglie numerose con Isee basso.

Bisogna considerare anche i tempi. La detrazione per i mobili si recupera in dieci anni, quindi presuppone una capienza fiscale costante per un decennio. Il bonus elettrodomestici invece opera come sconto immediato – o quasi – sul prezzo di acquisto, ma ha una dotazione limitata a 50 milioni di euro e funziona fino ad esaurimento fondi.

Pagamenti tracciabili e documenti da conservare

Per entrambe le agevolazioni valgono regole stringenti sulla documentazione. I pagamenti devono avvenire con strumenti tracciabili: bonifico parlante per il bonus mobili (lo stesso usato per le ristrutturazioni), carte di credito o debito. No al contante, regola ormai consolidata per qualsiasi detrazione fiscale di questo tipo.

Vanno conservati tutti i documenti: fatture d’acquisto, ricevute dei bonifici, dichiarazioni di conformità degli interventi edilizi quando richieste. Per gli elettrodomestici serve anche la certificazione dello smaltimento del vecchio apparecchio. Senza questa documentazione completa, in caso di controllo da parte dell’Agenzia, il beneficio viene revocato con sanzioni e interessi.

Prospettive e modifiche attese

Il quadro normativo potrebbe subire variazioni nei prossimi mesi. La legge di Bilancio interviene spesso su queste materie, modificando percentuali, massimali o requisiti di accesso. Il tetto di 5.000 euro per il bonus mobili è già sceso rispetto agli 8.000 euro di qualche anno fa, e non è escluso che possa cambiare ancora.

Sul fronte del bonus elettrodomestici, trattandosi di una misura sperimentale con fondi limitati, resta da vedere se verrà rifinanziato e con quale dotazione. Alcuni operatori del settore segnalano che i fondi potrebbero esaurirsi rapidamente, lasciando scoperti gli acquisti effettuati nella seconda parte dell’anno.

La compatibilità con altri bonus edilizi

Un aspetto da non sottovalutare riguarda la relazione con le altre agevolazioni edilizie. Il bonus mobili si lega necessariamente a interventi di recupero del patrimonio edilizio che danno diritto alla detrazione del 50% (o a percentuali diverse in casi particolari). Se sulla stessa abitazione si stanno utilizzando il Superbonus o altri incentivi maggiorati, occorre verificare con attenzione quali spese possano rientrare in quale agevolazione, perché le sovrapposizioni non sono sempre ammesse.

La data di inizio dei lavori di ristrutturazione fa fede: gli acquisti di mobili ed elettrodomestici devono essere successivi a quella data, e l’intervento edilizio deve risultare ancora in corso o concluso da poco. Questo vincolo temporale crea qualche problema interpretativo quando i lavori si protraggono per anni o vengono eseguiti a lotti separati.

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