info@studiopizzano.it

Esclusione prima casa ISEE

ISEE 2026: nuove regole sui parametri per le prestazioni familiari

15 Gennaio, 2026

[print_posts pdf="yes" word="no" print="yes"]

La manovra finanziaria del 2026 rimescola le carte per il calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente destinato ad alcune specifiche misure di sostegno alle famiglie. Le modifiche riguardano la franchigia sulla casa e le maggiorazioni previste quando ci sono più figli. Con il messaggio numero 102 del 12 gennaio scorso, l’Inps ha diffuso le prime linee guida operative su come applicare queste novità, specificando che si tratta di un adeguamento provvisorio in attesa che il Ministero del Lavoro approvi definitivamente i nuovi modelli della DSU.

Un indicatore dedicato per le misure di welfare

Il comma 208 dell’articolo 1 della legge di Bilancio appena entrata in vigore introduce quello che viene chiamato “ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione”. Non si tratta di un nuovo tipo di certificazione che va a sommarsi agli altri, ma di un parametro di calcolo diverso che vale esclusivamente per cinque misure ben identificate: l’assegno di inclusione, il supporto per la formazione e il lavoro, l’assegno unico e universale per i figli, il bonus asili nido (con le relative forme di sostegno domiciliare) e il bonus per i nuovi nati. Per tutte le altre prestazioni che richiedono l’ISEE resta in piedi il sistema tradizionale, quello disciplinato dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 159 del 2013.

La logica dietro questa distinzione è abbastanza chiara: il legislatore ha voluto rendere più accessibili determinate prestazioni destinate a chi ha figli o si trova in condizioni di particolare fragilità economica. In pratica, applicando criteri più favorevoli nel calcolo dell’indicatore, più nuclei familiari potrebbero rientrare nelle soglie che danno diritto a questi aiuti o potrebbero vedersi riconoscere importi maggiori.

Franchigie sulla casa più generose

Uno dei punti centrali della riforma riguarda il trattamento dell’abitazione principale. La franchigia – cioè la quota di valore dell’immobile che non viene conteggiata nel calcolo dell’ISEE – passa da 52.500 euro a 91.500 euro. Non è tutto: per ogni figlio convivente oltre il primo si aggiungono altri 2.500 euro. Facciamo un esempio concreto: una famiglia con tre figli che vive in una casa di proprietà potrà “scaricare” dal calcolo dell’ISEE ben 96.500 euro (91.500 + 2.500 + 2.500), contro i 57.500 euro che avrebbe potuto dedurre secondo le regole precedenti.

C’è però un distinguo importante per chi abita nei capoluoghi delle città metropolitane. Per i residenti a Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Venezia, Messina, Reggio Calabria, Sassari e Cagliari la franchigia base sale direttamente a 120.000 euro, proprio perché in questi territori il costo degli immobili è strutturalmente più elevato. Anche in questo caso vale la maggiorazione di 2.500 euro per ogni figlio dopo il primo.

Scale di equivalenza riviste al rialzo

L’altro intervento tocca i coefficienti che servono a rapportare il reddito e il patrimonio del nucleo familiare alla sua composizione. In sostanza, si tratta di quei numeri che moltiplicano la situazione economica per tener conto del fatto che mantenere quattro persone costa proporzionalmente meno che mantenere quattro single. Le nuove maggiorazioni per le famiglie con figli diventano: 0,10 quando ci sono due figli (prima era 0,05); 0,25 con tre figli (contro lo 0,15 precedente); 0,40 con quattro figli (era 0,20); 0,55 quando i figli sono almeno cinque (partendo da 0,35).

La progressione è evidente e non lascia troppo spazio a dubbi: più numerosa è la famiglia, più il nuovo sistema risulta vantaggioso rispetto al passato. Una famiglia con cinque o più figli si ritrova con una maggiorazione che è cresciuta del 57% circa, il che vuol dire un ISEE finale sensibilmente più basso e quindi una maggiore probabilità di accedere o di veder aumentare le prestazioni.

Come funzionano le procedure transitorie

L’Inps ha dovuto muoversi rapidamente per adattare i propri sistemi informatici alle nuove disposizioni. Dal primo gennaio scorso le procedure di calcolo sono state modificate per integrare i nuovi parametri, anche se i modelli ufficiali della Dichiarazione sostitutiva unica non sono ancora stati formalmente aggiornati dal Ministero. In particolare sono stati ritoccati il quadro A del modulo MB.1 (sia nella versione Mini che in quella Integrale della DSU) nella sezione dedicata ai nuclei con almeno tre figli, e il modulo aggiuntivo FC.4 dove ora è possibile indicare anche il valore 2 nel campo relativo ai figli conviventi.

La situazione operativa presenta qualche particolarità. L’Istituto ha deciso di sospendere temporaneamente le lavorazioni delle domande di assegno di inclusione, supporto formazione e lavoro, e bonus nuovi nati che, sulla base dell’ISEE 2026 “vecchio tipo”, avrebbero avuto esito negativo. L’idea è quella di aspettare di avere a disposizione l’ISEE calcolato con i nuovi criteri, che potrebbe invece risultare sotto la soglia e quindi far scattare il diritto alla prestazione. Una volta completati gli aggiornamenti, l’Inps procederà a ricalcolare in automatico tutte le DSU presentate dal primo gennaio 2026 e a rivedere anche le prestazioni già liquidate qualora il nuovo indicatore determini importi più favorevoli.

Attenzione ai tempi per l’assegno unico

C’è un aspetto particolare che riguarda l’assegno unico e universale. Per le mensilità di gennaio e febbraio 2026 gli importi vengono determinati utilizzando l’ISEE che era valido al 31 dicembre 2025. Solo successivamente, una volta che il sistema avrà elaborato il nuovo ISEE con i parametri più favorevoli, si procederà eventualmente a conguagliare le differenze. Non è una dimenticanza, ma una scelta tecnica legata ai tempi di elaborazione delle dichiarazioni e alla necessità di garantire comunque la continuità dei pagamenti.

In pratica chi presenta la DSU a gennaio potrebbe vedere l’importo dell’assegno unico “aggiustato” soltanto a partire da marzo, quando il nuovo ISEE per specifiche prestazioni familiari sarà finalmente disponibile e consultabile anche dai cittadini attraverso i canali telematici dell’Istituto.

Uno sguardo al futuro normativo

Questa riforma dell’ISEE segna un passaggio abbastanza significativo nella direzione di una maggiore selettività e personalizzazione degli strumenti di welfare. Concentrare le agevolazioni su chi ha figli risponde evidentemente a una logica di sostegno alla natalità e alla genitorialità, ma crea anche una differenziazione tra nuclei familiari che potrebbero trovarsi in condizioni economiche simili pur avendo composizioni diverse.

Resta da vedere come si svilupperà il quadro normativo una volta che sarà completato l’aggiornamento del regolamento del 2013. Al momento si naviga in una fase transitoria che potrebbe durare ancora qualche settimana, ma la direzione appare tracciata con una certa chiarezza. Per professionisti e Caf che assistono le famiglie nella compilazione delle DSU sarà fondamentale tenere presente questa doppia velocità dell’ISEE: da un lato quello standard che continua a valere per la maggior parte delle prestazioni, dall’altro questo indicatore “potenziato” riservato alle misure di sostegno al reddito e alla famiglia.

Articoli correlati per Categoria