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Fisco & Imposte Dirette/Indirette
IVA
Fisco & Imposte Dirette/Indirette IVA
5 MIN LETTURA 23/10/2026

Forfettario a 100.000 euro: il MEF avvia la consultazione sul regime

Sintesi Operativa
L’aumento a 100.000 euro del limite del forfetario resta un’ipotesi: imprese e professionisti devono programmare le scelte sulla soglia vigente di 85.000 euro. La consultazione MEF, aperta fino al 18 novembre 2026, raccoglie giudizi e proposte sul regime. Il vincolo europeo all’esenzione IVA rende complesso il rialzo; si valuta di separare la soglia IVA da quella delle imposte dirette, senza regole già definite. Per chi ha anche redditi da lavoro o pensione va monitorata la proroga del limite di 35.000 euro, che in sua assenza tornerebbe a 30.000 nel 2027.
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Il Ministero dell’economia e delle finanze ha avviato una consultazione pubblica sul regime forfetario: vi si accede dal portale del Ministero e resta aperta dal 21 ottobre al 18 novembre 2026. Le consultazioni precedenti miravano a raccogliere osservazioni sul testo di una norma; questa, invece, pare finalizzata a capire quanto il regime sia apprezzato e per quali ragioni i contribuenti lo scelgano. Il questionario si colloca nel confronto che anticipa la legge di bilancio, dove guadagna terreno l’idea di portare il limite di ricavi e compensi da 85.000 a 100.000 euro. Un simile aumento si scontra, però, con il vincolo europeo che stabilisce in 85.000 euro la soglia per l’esenzione IVA delle piccole imprese. Per superare l’ostacolo si ragiona di applicare i 100.000 euro soltanto alle imposte dirette, mantenendo gli 85.000 euro come limite per l’IVA: ne uscirebbe un regime ibrido dalla difficile applicazione. C’è poi un ulteriore fronte ancora aperto: in mancanza di proroga, dal 2027 il limite dei redditi da lavoro dipendente o da pensione compatibili con il regime scenderebbe di nuovo da 35.000 a 30.000 euro.

Quanto si sa della consultazione e delle ipotesi allo studio deriva da fonti specializzate e non ha ancora preso la forma di una norma: ogni elemento relativo al tetto di 100.000 euro va dunque letto al condizionale.

Consultazione Pubblica: Sei quesiti sul regime

Il questionario predisposto dal Dipartimento delle Finanze consta di sei quesiti. Nei primi si chiede di illustrare la propria posizione precedente al 2023, così da capire se l’innalzamento del tetto a 85.000 euro abbia deciso l’ingresso nel regime, o se abbia soltanto consentito a chi già ne faceva parte di sviluppare la propria attività.

Un altro quesito verte sulle ragioni della scelta: si aderisce al forfetario per la semplificazione e i minori adempimenti, o per il vantaggio economico dell’imposta sostitutiva? La risposta ha un peso politico, perché mostra se il regime viene considerato uno strumento di semplificazione oppure di risparmio fiscale. Le ultime domande hanno risposta libera: servono a misurare l’effetto complessivo dell’innalzamento della soglia e a raccogliere suggerimenti su semplificazione, efficacia e raccordo con altre agevolazioni.

Evoluzione Normativa: Dalle soglie per attività ai limiti unici

Oggi il regime forfetario trova la sua disciplina nell’art. 1, commi da 54 a 89, della L. n. 190/2014. Stando alla fonte, dal 1° gennaio 2027 verrebbe ricollocato negli artt. 232-243 del D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117, il nuovo testo unico delle imposte sui redditi: non si è però potuto riscontrare questo riferimento in modo indipendente.

Ripercorrere la vicenda dei limiti aiuta a comprendere il dibattito attuale. All’inizio i tetti di ricavi e compensi erano differenti, in funzione dell’attività svolta. Con la L. n. 145/2018 è stato introdotto per tutti un unico limite di 65.000 euro. Successivamente l’art. 1, comma 54, della L. n. 197/2022 lo ha elevato, dal 2023, a 85.000 euro.

Fase Limite di ricavi o compensi
Origine (L. 190/2014) Soglie diverse a seconda del tipo di attività
Dal 2019 (L. 145/2018) 65.000 euro, limite unico
Dal 2023 (L. 197/2022) 85.000 euro
Ipotesi in discussione 100.000 euro

Vincolo Europeo: Il limite IVA di 85.000 euro

Il forfetario italiano comporta anche l’esenzione dall’IVA, e per tale motivo deve rispettare la disciplina dell’Unione sulle piccole imprese. Stando a quanto riferito, la normativa comunitaria stabilisce in 85.000 euro il massimo per l’esenzione, e qualsiasi scostamento oltre tale cifra necessita dell’autorizzazione preventiva della Commissione europea. Portare il tetto a 100.000 euro non sarebbe dunque una scelta soltanto italiana.

La questione era già emersa in passato: nelle dichiarazioni in Parlamento del 2025 il Governo aveva spiegato che le nuove regole europee frenavano un ulteriore aumento, e proprio questa difficoltà è il nodo che l’attuale proposta tenta di risolvere.

Regime Ibrido: Due soglie per due imposte

La soluzione allo studio punta a separare le due discipline. Il tetto di 100.000 euro avrebbe effetto solo per le imposte dirette (imposta sostitutiva sul reddito), mentre per l’IVA rimarrebbe il limite attuale di 85.000 euro.

Ne risulterebbe un regime ibrido, che al momento non esiste e che, se mai diventasse legge, sarebbe difficile da immaginare nella pratica. Per i ricavi superiori a 85.000 euro potrebbe sorgere la questione di un’IVA da applicare con le regole ordinarie, con fatture, detrazioni e liquidazioni periodiche dalle quali il forfetario oggi dispensa: si tratta di un’inferenza, non di una soluzione definita. Nelle prossime settimane l’aspetto da seguire è se la proposta confluirà nel testo della legge di bilancio e in che forma.

Soglia dei 35.000 Euro: La scadenza di fine 2026

Al di là delle ipotesi, c’è un tema molto concreto che riguarda i redditi da lavoro dipendente o da pensione. Attualmente il regime è compatibile con redditi di questa natura fino a 35.000 euro. Tale soglia termina alla fine del 2026. Se non intervenisse una proroga espressa, si tornerebbe al limite ordinario di 30.000 euro, e un numero considerevole di contribuenti lascerebbe il forfetario.

Chi esercita una piccola attività insieme a un lavoro dipendente o riceve una pensione deve effettuare subito la verifica: va stimato il reddito dell’anno precedente per controllare se oltrepassa i 30.000 euro. L’eventuale rinnovo della soglia di 35.000 euro andrà cercato nella prossima legge di bilancio.

Cosa Fare: Partecipare e prepararsi

La consultazione rimane aperta fino al 18 novembre 2026 e consente a operatori e professionisti di far sentire la propria voce. Per i commercialisti che seguono clienti forfetari è un’opportunità per evidenziare i temi pratici: i rischi di un regime ibrido, l’effetto sulle cause di esclusione e il raccordo con le agevolazioni legate al reddito.

Sul piano operativo, fino alla pubblicazione della legge di bilancio il limite rimane quello vigente di 85.000 euro, e le decisioni dei clienti vanno programmate su quella base. Chi è prossimo al tetto non dovrebbe fare affidamento sull’aumento come se fosse già stabilito.

Domande frequenti

Fino a quando è aperta la consultazione del MEF sul regime forfetario?

La consultazione pubblica è aperta dal 21 ottobre al 18 novembre 2026 e si accede dal portale del Ministero. Il questionario del Dipartimento delle Finanze ha sei quesiti e serve a capire quanto il regime sia apprezzato e perché lo si scelga.

Il limite del forfettario sale davvero a 100.000 euro?

Non ancora. L'ipotesi di portare il limite da 85.000 a 100.000 euro circola nel confronto sulla legge di bilancio ma non è una norma: va letta al condizionale. Fino alla pubblicazione della legge di bilancio resta il limite vigente di 85.000 euro.

Perché il tetto di 100.000 euro si scontra con il vincolo europeo sull'IVA?

Il forfettario comporta l'esenzione IVA e la disciplina dell'Unione fissa in 85.000 euro la soglia per le piccole imprese. Si ragiona perciò di applicare i 100.000 euro solo alle imposte dirette, mantenendo 85.000 euro per l'IVA, con un regime ibrido di difficile applicazione.

Che cosa succede dal 2027 al limite dei redditi da lavoro dipendente o pensione?

La soglia di 35.000 euro termina alla fine del 2026. Senza una proroga espressa si tornerebbe al limite ordinario di 30.000 euro e molti contribuenti uscirebbero dal forfettario. L'eventuale rinnovo andrà cercato nella prossima legge di bilancio.

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Nota informativa: Il presente approfondimento ha scopo puramente informativo e divulgativo alla data di redazione (23/10/2026). Per la trattazione di casistiche specifiche si raccomanda il ricorso a una consulenza professionale personalizzata.