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3 MIN LETTURA 03/02/2025

Nuova direttiva europea “case green”: cosa cambia per il patrimonio edilizio e come prepararsi

Sintesi Operativa
La nuova direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici punta a rivoluzionare il settore immobiliare, con obiettivi ambiziosi di sostenibilità e riduzione delle emissioni. Ma cosa comporta realmente per cittadini, imprese e professionisti? Scopriamo insieme tutti i dettagli. La sfida della sostenibilità: un obiettivo comune Il cambiamento climatico è una realtà con cui siamo costretti a fare i conti ogni giorno. L'analisi fornisce un inquadramento sistematico delle disposizioni applicabili, evidenziando le cautele metodologiche e i controlli necessari.
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La nuova direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici punta a rivoluzionare il settore immobiliare, con obiettivi ambiziosi di sostenibilità e riduzione delle emissioni. Ma cosa comporta realmente per cittadini, imprese e professionisti? Scopriamo insieme tutti i dettagli.

La sfida della sostenibilità: un obiettivo comune

Il cambiamento climatico è una realtà con cui siamo costretti a fare i conti ogni giorno. Gli effetti sono sotto i nostri occhi: dall’aumento delle temperature medie alla perdita di biodiversità, passando per disastri naturali sempre più frequenti. In questo contesto, la nuova direttiva europea 2024/1275, approvata nel 2024, si propone di affrontare una delle cause principali delle emissioni di gas serra: il consumo energetico degli edifici.

Secondo i dati ufficiali, il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici rappresentano circa il 40% dell’energia consumata nell’Unione Europea e generano il 36% delle emissioni di gas serra. Per questo motivo, la direttiva mira a rendere il parco immobiliare europeo a “emissioni zero” entro il 2050, attraverso un piano graduale e strutturato.

Cosa prevede la direttiva e le scadenze principali

La direttiva, entrata in vigore il 28 maggio 2024, richiede agli Stati membri di adottare specifiche misure per migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Tuttavia, lascia ai singoli Paesi un certo margine di flessibilità per definire i propri piani di attuazione.

Entro due anni dall’entrata in vigore, ogni Stato dovrà:

  1. Fotografare la situazione energetica del proprio patrimonio edilizio al 2020, creando una sorta di inventario delle prestazioni.
  2. Definire una tabella di marcia, con scadenze e obiettivi intermedi, per raggiungere l’obiettivo “emissioni zero” entro il 2050.

Edifici nuovi e pubblici:

Edifici esistenti:

Gli strumenti per il cambiamento: attestati energetici e passaporti di ristrutturazione

Una delle novità più rilevanti introdotte dalla direttiva è l’utilizzo di strumenti standardizzati per monitorare e migliorare le prestazioni energetiche:

Questi strumenti renderanno più semplice per privati e imprese comprendere le esigenze del proprio immobile e pianificare interventi mirati.

Per esempio, un condominio costruito negli anni ’80 potrà ricevere un passaporto che suggerisce un piano decennale, con miglioramenti progressivi degli impianti di riscaldamento, isolamento termico e utilizzo di fonti rinnovabili.

Come finanziare gli interventi: incentivi e supporto tecnico

Ristrutturare gli edifici per renderli più efficienti costerà, ma la direttiva prevede strumenti di supporto economico e tecnico per agevolare i proprietari.

Gli Stati membri dovranno predisporre:

Inoltre, saranno attivati sportelli unici per la prestazione energetica nell’edilizia, che offriranno assistenza tecnica e finanziaria, accompagnando i cittadini in tutte le fasi del progetto di ammodernamento.

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Nota informativa: Il presente approfondimento ha scopo puramente informativo e divulgativo alla data di redazione (03/02/2025). Per la trattazione di casistiche specifiche si raccomanda il ricorso a una consulenza professionale personalizzata.