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Fisco & Aggiornamenti
Riforma fiscale
Fisco & Aggiornamenti Riforma fiscale
12 MIN LETTURA 21/06/2024

Le novità del decreto correttivo della riforma fiscale

Sintesi Operativa
Il 20 giugno 2024, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare una bozza di decreto correttivo della riforma fiscale, introducendo significative modifiche in tre aree chiave: il regime di cooperative compliance, gli adempimenti tributari e il concordato preventivo biennale. Queste novità mirano a rivoluzionare il rapporto tra il fisco e i contribuenti, introducendo nuove regole, sanzioni e opportunità.

Il 20 giugno 2024, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare una bozza di decreto correttivo della riforma fiscale, introducendo significative modifiche in tre aree chiave: il regime di cooperative compliance, gli adempimenti tributari e il concordato preventivo biennale. Queste novità mirano a rivoluzionare il rapporto tra il fisco e i contribuenti, introducendo nuove regole, sanzioni e opportunità. In questo articolo, esamineremo in dettaglio ogni aspetto di queste modifiche, spiegandone il significato, l’impatto pratico e le potenziali implicazioni per imprese, professionisti e cittadini.

Cooperative Compliance: verso un nuovo paradigma di gestione del rischio fiscale

Il regime di cooperative compliance, introdotto con il D.Lgs. n. 128/2015, rappresenta un approccio innovativo alla gestione del rischio fiscale, basato sulla collaborazione tra l’Agenzia delle Entrate e i grandi contribuenti. Le novità introdotte dal decreto correttivo mirano a rafforzare questo sistema, introducendo nuove regole e sanzioni.

Certificazione del sistema di rilevazione del rischio fiscale

Una delle novità più significative riguarda l’introduzione di sanzioni specifiche per i professionisti che rilasciano certificazioni infedeli del sistema di rilevazione del rischio fiscale, noto anche come Tax Control Framework (TCF).

Il TCF è un sistema interno adottato dalle aziende per identificare, misurare, gestire e controllare il rischio fiscale. Questo sistema è fondamentale per garantire la compliance fiscale e prevenire errori o irregolarità.

La certificazione di questo sistema deve essere effettuata da professionisti qualificati. Il decreto introduce sanzioni severe per le certificazioni infedeli, che si verificano quando:

In questi casi, il professionista può incorrere in:

PUNTO CHIAVE

Esempio pratico: La società Alfa S.p.A., con un fatturato di 1 miliardo di euro, aderisce al regime di cooperative compliance. Il commercialista Dott. Rossi certifica il TCF della società, ma omette di verificare l’effettiva implementazione di alcune procedure di controllo. L’Agenzia delle Entrate, durante un controllo, scopre questa mancanza. Il Dott. Rossi potrebbe essere sanzionato con una multa di 4.000 euro e la sospensione dall’attività di certificazione per 2 anni.

Inoltre, il decreto stabilisce che l’Agenzia delle Entrate terrà conto di eventuali certificazioni infedeli ai fini dell’ammissione o della permanenza del contribuente nel regime di adempimento collaborativo.

Accesso al regime di cooperative compliance

Il decreto amplia significativamente la platea dei potenziali aderenti al regime di cooperative compliance:

Gruppi di imprese: Possono ora accedere al regime i gruppi di imprese, definiti come l’insieme delle società, imprese ed enti sottoposti a controllo comune ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, numeri 1) e 2) e comma 2 del codice civile. La condizione è che almeno un soggetto del gruppo possieda i requisiti dimensionali richiesti (volume d’affari o ricavi superiori a 750 milioni di euro per il 2024) e che il gruppo adotti un sistema integrato di controllo del rischio fiscale certificato.

Accesso facoltativo per imprese più piccole: Le imprese che non raggiungono la soglia dei 750 milioni di euro possono optare per l’adozione di un sistema di controllo del rischio fiscale per due anni, comunicandolo all’Agenzia delle Entrate. Questa opzione:

NOTA OPERATIVA & ATTENZIONE

Esempio pratico: Il Gruppo Beta, composto da 5 società, ha un fatturato complessivo di 900 milioni di euro. La società capogruppo, Beta S.p.A., ha un fatturato di 500 milioni. Anche se nessuna singola società raggiunge la soglia dei 750 milioni, il Gruppo Beta può accedere al regime di cooperative compliance, a condizione che adotti un sistema integrato di controllo del rischio fiscale per tutte le società del gruppo.

Effetti premiali dell’adesione al regime

Il decreto correttivo modifica anche gli effetti premiali per i contribuenti che aderiscono al regime di cooperative compliance:

NOTA OPERATIVA & ATTENZIONE

Esempio pratico: La società Gamma S.r.l. aderisce al regime di cooperative compliance nel 2024. Durante la fase di ingresso, identifica un rischio fiscale relativo a una transazione effettuata nel 2023. Gamma comunica questo rischio all’Agenzia delle Entrate entro i 120 giorni previsti, fornendo tutti i dettagli richiesti. L’Agenzia, dopo aver valutato la situazione, decide di non applicare sanzioni per questa violazione, riconoscendo la buona fede della società nel comunicare proattivamente il problema.

Adempimenti tributari: semplificazioni e nuove scadenze

Il decreto introduce diverse modifiche agli adempimenti tributari, con l’obiettivo di semplificare e razionalizzare il calendario fiscale.

Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale (ISA)

Gli ISA sono strumenti statistici utilizzati per valutare l’affidabilità fiscale dei contribuenti, sostituendo i precedenti studi di settore. Il decreto stabilisce che:

Queste disposizioni mirano a garantire che i contribuenti abbiano tempo sufficiente per utilizzare correttamente questi strumenti nella preparazione delle loro dichiarazioni fiscali.

NOTA OPERATIVA & ATTENZIONE

Esempio pratico: Un commerciante al dettaglio, soggetto agli ISA, avrà a disposizione i programmi informatici aggiornati entro il 15 aprile 2025 per valutare la sua posizione fiscale relativa all’anno 2024. Questo gli consentirà di avere circa due mesi e mezzo per preparare accuratamente la sua dichiarazione dei redditi prima della scadenza del 30 giugno.

Versamenti minimi e dichiarazione precompilata

Il decreto introduce importanti novità per semplificare gli adempimenti dei contribuenti:

PUNTO CHIAVE

Esempio pratico: Un consulente freelance con partita IVA che normalmente dovrebbe versare 80 euro di IVA a marzo, potrà rimandare questo versamento e cumularlo con quello del mese di aprile. Se ad aprile l’importo da versare è di 150 euro, effettuerà un unico versamento di 230 euro, semplificando così i propri adempimenti.

Nuove scadenze per le dichiarazioni fiscali

Il decreto modifica in modo significativo le scadenze per la presentazione delle dichiarazioni fiscali:

NOTA OPERATIVA & ATTENZIONE

Esempio pratico: Una S.r.l. con esercizio sociale che chiude il 30 giugno 2024 avrà tempo fino al 30 aprile 2025 per presentare la dichiarazione dei redditi relativa a quell’esercizio, invece del precedente termine del 31 marzo.

Modifica dei termini di versamento

Il decreto interviene anche sui termini di versamento delle imposte:

Queste modifiche offrono ai contribuenti e ai professionisti più tempo per effettuare i calcoli necessari e pianificare i versamenti.

PUNTO CHIAVE

Esempio pratico: Un libero professionista che normalmente avrebbe dovuto versare il saldo IRPEF 2023 e il primo acconto 2024 entro il 30 giugno 2024, avrà ora tempo fino al 31 luglio 2024 per effettuare il versamento senza maggiorazioni. Se decidesse di usufruire della proroga con maggiorazione, potrà versare entro il 30 agosto 2024 con un’aggiunta dello 0,4% sull’importo dovuto.

Concordato preventivo biennale: un nuovo approccio alla tassazione

Il concordato preventivo biennale è un nuovo istituto introdotto dalla riforma fiscale che permette ai contribuenti di accordarsi preventivamente con il fisco sul reddito da dichiarare per i due anni successivi. Il decreto correttivo apporta alcune modifiche significative a questo regime.

Cause di esclusione

Vengono introdotte nuove cause di esclusione dal concordato preventivo biennale, tra cui:

Queste esclusioni mirano a garantire che solo i contribuenti con una storia fiscale solida possano accedere al regime del concordato preventivo biennale.

Determinazione degli acconti

Per i soggetti che aderiscono al concordato preventivo biennale, gli acconti delle imposte sui redditi e dell’IRAP sono calcolati sulla base dell’imposta concordata, anziché su quella dell’anno precedente. Questo cambiamento ha diverse implicazioni:

PUNTO CHIAVE

Esempio pratico: Un’impresa aderisce al concordato preventivo biennale per gli anni 2025 e 2026, concordando un reddito di 100.000 euro per ciascun anno. Nel 2024, l’impresa aveva realizzato un reddito di 120.000 euro. Gli acconti per il 2025 saranno calcolati sul reddito concordato di 100.000 euro, risultando più bassi rispetto a quelli che sarebbero stati dovuti basandosi sul reddito 2024.

Termini di adesione

Il decreto modifica anche i termini per l’adesione al concordato preventivo biennale:

Questa estensione dei termini offre ai contribuenti più tempo per valutare attentamente la proposta dell’Agenzia delle Entrate e decidere se aderire o proporre alternative.

Effetti dell’adesione al concordato

L’adesione al concordato preventivo biennale comporta diversi effetti significativi:

NOTA OPERATIVA & ATTENZIONE

Esempio pratico: Un architetto aderisce al concordato preventivo biennale per gli anni 2025 e 2026, concordando un reddito di 80.000 euro all’anno. Nel 2026, l’Agenzia delle Entrate scopre che l’architetto ha ricevuto un importante incarico non dichiarato che avrebbe aumentato il suo reddito a 120.000 euro. In questo caso, l’Agenzia potrà effettuare un accertamento, ma le eventuali sanzioni saranno ridotte del 50%.

Conclusioni e implicazioni per i contribuenti

Le modifiche introdotte dal decreto correttivo della riforma fiscale rappresentano un significativo passo avanti nella modernizzazione del sistema tributario italiano. Ecco le principali implicazioni per i contribuenti:

Per trarre il massimo vantaggio da queste novità, i contribuenti dovrebbero:

In conclusione, la riforma fiscale 2024 rappresenta un importante tentativo di modernizzare il sistema tributario italiano, bilanciando le esigenze di semplificazione e certezza dei contribuenti con quelle di controllo e riscossione dell’amministrazione finanziaria. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà in larga misura dalla capacità dei contribuenti di adattarsi alle nuove regole e dall’abilità dell’amministrazione finanziaria di implementare efficacemente i nuovi strumenti.

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Nota informativa: Il presente approfondimento ha scopo puramente informativo e divulgativo alla data di redazione (21/06/2024). Per la trattazione di casistiche specifiche si raccomanda il ricorso a una consulenza professionale personalizzata.